“Io dunque, proruppe Agnesina con uno slancio di devoto affetto, io
pregherò il mio santo protettore, che m'ottenga il perdono del passato,
e vegli su me per l'avvenire. Farò ciecamente quanto esso mi inspira;
nulla mi sembrerà grave, quando mi venga consigliato da lui. In lui
troverò i mezzi a raggiungere il più difficile intento.... E quando
pure mi si chiedesse d'obliare.... ciò che ora vive ed arde nel mio
cuore, io saprò farlo, se egli mi ajuta....„
“Voi parlate di perdono, chiese meravigliata Canziana, ma perdono di
che?... Che mai avete voi a fervi perdonare?„
“M'amerai tu ancora e sempre?„ ripigliò Agnese con un accento, ancor
più del solito, amorevole.
“Voi mi fate paura... Dubitate forse del mio affetto?„
“No, Canziana, no.... questo è impossibile.„
“Ma in nome di Dio...„
Uno scoppio di pianto aperse il cuore ed il labro di Agnesina ad una
schietta rivelazione di tutto ciò che aveva nell'animo. E quanto ella
era stata timida nel tentare la prima confidenza, altretanto divenne
poi sicura e fiduciosa nel procedere in esse. Il suo cuore non avrebbe
mai adottato una mezza misura. — O inghiottir tutta e tacere; o far
partecipe di tutto l'amica e parlar schiettamente. Raccontò, come noi
e meglio di noi, tutta la storia de' suoi affetti. Dall'istante in cui
richiamò i sensi smarriti del conte e ne udì la prima volta la voce,
scendendo mano mano a quello in cui ricevette il suo addio, tutto
disse, tutto svelò con una purezza di linguaggio, ed un abbandono di
cuore, che invano avremmo noi tentato d'infundere nelle nostre parole.
Canziana, nel disporsi ad ascoltarla, provò quel vago terrore, quella
penosa incertezza, che risentiamo nell'aprire una lettera suggellata a
lutto. L'alta stima che ella nutriva della mente e del cuore d'Agnesina
era una valida ragione per consolarsi: ma quell'esordio l'aveva mal
disposta. Teneva quindi dietro al racconto col desiderio d'essere
presto alla fine, quasi fosse trascinata sur una via malsicura, dove ad
ogni piè sospinto temesse agguati ed insidie. E intanto ascoltava; e ad
ogni fatto riposto nel novero delle cose innocenti, metteva un respiro
più libero. Così, fra il timore e l'incertezza, giunse alla fine,
senza incontrarvi alcuno dei sospettati scioglimenti; e come prima
aveva moderato le apprensioni, frenò poscia la contentezza; perocchè il
mostrarsi troppo lieta del suo inganno era quanto dire: io pensava meno
bene di te, figliuola mia.
Il male (se pure v'era male) non si palesava dunque dalla natura dei
fatti per sè innocentissimi, ma dal modo di narrarli; poichè le parole
d'Agnese tradivano la passione. Canziana il comprese; e nel mentre si
rallegrò al veder ridotta in salvo la virtù della fanciulla, dovette
deplorare la pace di lei conturbata, e quella consapevolezza del male,
che è un primo e lieve offuscamento dell'innocenza. — Ma tenne anche
questo pensiero dentro di sè; concludendo che male proprio non c'era;
o che se ci fosse, abbondavano i mezzi per guarirlo. E l'unico sovrano
rimedio anche per ciò doveva essere, secondo lei, il tempo.
“Comprendi ora la mia situazione, — ripigliò poco dopo Agnesina, — e mi
compiangi. Colui che io amo e posso amare mi abbandona; rimane quegli
che io debbo cancellar dal mio cuore. Non ho io ragione di pregar il
Signore che mi faccia tener dietro a mio padre?„
Canziana ebbe il buon senso di non procedere con zelo soverchio nel
suo officio di consolatrice, propinando alla desolata, malgrado suo,
il balsamo indigesto delle frasi ordinarie, che si usano in simili
occasioni. Il primo, il più gradito conforto che possiam dare a chi
soffre, è l'assicurarlo che comprendiamo i suoi mali, e ci associamo a
lui nel dolore. Solo quando l'animo è più riposato, riesce opportuno
il dar mano a quei rimedj che lo rassodano nella toleranza, e gli
crescono forza per lottare contro l'avversità. — Era notte avanzata, e
le due donne discutevano ancora su tale argomento. La fanciulla provava
un senso di dolore non scevro da qualche diletto. E quel diletto,
diciamolo, non nasceva soltanto dallo spontaneo obedire all'impero del
cuore, i cui sentimenti per una forza espansiva loro propria cercano
l'equilibrio nei cuori omogenei, ma veniva cresciuto dalla necessità di
ripetere un nome caro, e di richiamare su di esso il rispetto e l'amore
della compagna. Questa, nel concederle tale sfogo, aveva di mira di
procurarle un sensibile alleviamento; e più ancora di accaparrare per
sè e per l'avvenire l'intera sua fiducia.
La buona donna non rassomigliava a coloro che, nello scorrere un libro,
succhiano la sapienza da quel foglio soltanto, che hanno dinanzi agli
occhi. Canziana tornava indietro sovente nel leggere quel libro che
si chiama la vita; ed evocava la sua stessa gioventù, per ricordarne
i piccoli travagli, e con essi le gradite consolazioni delle amiche, e
sopratutto l'indulgente pietà della madre. — Nell'amare Agnesina, ella
non rinunciava al vanto di meritare questo nome dolcissimo.