XXV.

Una volta Agnesina, per rallegrare la mesta solitudine del

convalescente, dava mano ad un volume, ed apertolo a caso leggeva

una ballata provenzale. Raccontavasi in essa la storia di un grande

e generoso principe, che reggendo i suoi vassalli con mitezza e

liberalità, aveva guadagnato l'amore di tutti, e s'era meritato il

nome di padre de' suoi soggetti. Pure egli era sempre mesto, e dentro

sè invidiava la serenità dell'ultimo di essi. E d'onde ciò? Egli amava

una donzella ricca d'ogni virtù e bellissima; ma umile per natali e

per fortuna. — Quell'amore era inoltre consentito dalla rispettosa

vassalla. — Due cuori battevano di un sol palpito; ma un abisso

s'apriva fra quelle due esistenze, nè umana sapienza trovava modo di

colmarlo. — Che fece il principe?

“Un momento, disse il conte interrompendo la leggitrice, qual consiglio

dareste voi a quello sventurato?„

Agnesina, che infervorata nel racconto non aveva conosciuto quanto

fosse pericoloso, avvezza alle poetiche fole de' tempi, e a quel

perpetuo inneggiare d'amore, che, a forza d'abuso, pareva rendersi

innocuo, proruppe con insolita franchezza:

“Io direi al principe: — fra quel trono, che vi circonda di splendore,

e quell'affetto, che vi promette felicità, scegliete.... Fortunato chi

ha la scelta libera fra due tesori.„

“Ma ben più fortunato colui, ripigliò il conte con accento ancor più

vivo, che può posseder l'uno senza perder l'altro: non è vero?...

Continuate la vostra lettura, essa è molto interessante: vediamo come

il vostro poeta scioglie la questione.„

Agnesina, che aveva pigliato a caso quel libro, che a caso lo aveva

aperto, sentì dentro di sè una dolorosa incertezza nell'affidarsi

alla decisione di esso. Il che vuol dire che, nella sorte di quella

vassalla, ella forse già travedeva la sua. — Ma il chiudere il libro le

pareva cosa troppo ardita; un tal atto l'avrebbe accusata assai più che

non il proseguire in essa. — Ella dunque continuò; ma la sua voce era

tremante, il suo volto rassomigliava ad un amico di buon cuore, che,

per soverchia schiettezza, tradisce il secreto.

“Il principe, proseguì ella, non ebbe il coraggio di abbandonare la

famiglia de' suoi soggetti. Visse lontano dall'amica sua, fu infelice:

ma non mancò ai proprii doveri...„

“Egli era un eroe, colui, soggiunse con qualche amarezza il conte. —

Credete però che esempii di sì prodigiosa virtù non li udrete mai che

dal labro dei menestrelli. — Se il fatto fosse vero, ogni uomo esperto

del mondo vi direbbe, che la virtù di quel principe nasce soltanto da

freddezza di cuore — Ai poeti è permessa qualche licenza; il vostro

autore se ne pigliò una, chiamando amore ciò che era soltanto una

velleità passaggera.„

“Eppure, quel principe a me pare grande; ed io l'amo e l'ammiro.„

“La schiettezza avrà pure il suo merito ai vostri occhi. Ed io,

confessandovi tutto che penso, guadagnerò su voi quello che una diversa

opinione forse mi toglie. — Io non mi sentirei da tanto; e se amassi

come colui, vorrei collocare la donna de' miei pensieri al di sopra di

me; felice di sedere sui gradini del suo trono.„

Il conte rimbeccava colle stesse armi le eroiche spavalderie del

provenzale. E la fanciulla ne era commossa; ma non si diede ancora per

vinta.

“Io, ripigliò per ultimo Agnese, stendendo inavvertitamente la mano,

che il conte raccolse nella sua, e baciò con rispettosa cortesia: io

non accetterei quel seggio. — Udite le ultime parole della ballata=La

donna regna nella sua soggezione quando possiede il cuore di colui, a

cui donò il suo.=„

In quel momento entrò l'affaccendata Canziana. Essa non raccolse che il

suono di quelle ultime parole; non vide che un libro, il libro consueto

ed innocente, su cui erano rivolti gli occhi della leggitrice — Suppose

qual che era infatti; che Agnesina tentasse con quella lettura di

rallegrare le noje del malato. — Contenta quindi della fanciulla e di

sè, si sentiva tôrre giù dal cuore un gran peso. — Povera donna!

Il Conte di Virtù vol. 1/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 39 / 111 题