Il conte ebbe altre occasioni di parlare da solo a sola ad Agnesina.
Egli si valse di tali colloquii per ringraziarla dell'ospitalità
ricevuta, per benedire la sorte che lo aveva condotto presso di lei,
per esporle nel modo il più schietto qualche episodio della sua vita.
— Ma in ogni parola stava l'anima sua. Lodasse la calma presente, o
rimpiangesse il funesto passato, Agnese era sempre la mistica eroina
de' suoi concetti.
“La più bella virtù di una donna, le diceva un giorno, è la pietà;
il più bel pregio della virtù è l'ignorare sè stessa. — Perdonate, o
fanciulla, se parlando io oso distruggere questa incantevole inscienza
de' vostri meriti; perdonatemi, perchè io non ho il coraggio di tacere
e di sembrare un ingrato.„
Un'altra volta, rammentandole il modo un po' brusco col quale aveva
interrotte le sue parole a proposito de' cortigiani, — “Agnesina, le
diceva, vi parrà strano che, in mezzo a tanta dovizia, io sia solo ed
abbandonato come il più misero de' mortali. — Eppure la cosa è così. —
Non prestate fede al commovente cerimoniale, con cui fu festeggiata la
mia salvezza.„
Agnesina commossa non dissimulava un amaro cruccio nell'udire tali
parole. La comprese il conte, e ripigliò:
“Non crediate già, che io metta tutto in un fascio. Il porre in
evidenza il male è rendere omaggio al bene — Dei buoni parleremo
poscia; ma per trovarli bisognerà escire dalla cerchia di coloro, che
mi strisciano intorno.„
“Ma perchè vi circondate di tali persone, quando altre ve ne sono, che
vi amano davvero?„, soggiunse la donzella con calore.
“Chiedetelo a vostro padre, all'integerrimo Maffiolo. Egli fu sulla
soglia della casa Visconti, ma se ne ritrasse; e perchè il fece a
tempo, portò seco quanto aveva di più prezioso: la sua onestà.„
“Allora permettetemi che io dica che voi siete bene a compiangere.„
“Fatelo che ne avete donde. Ogni mia arte è riposta nel saper trarre
partito da quella greggia, perchè non sia del tutto improduttiva.
Coloro possono diventare le nostre armi, i fili arcani de' nostri
negozj; amici non mai. — Ad essi confidiamo un secreto quando ne
torna conto che tutto il mondo lo conosca. Accarezziamo con affettata
parzialità colui sul quale si vuol far cadere la sfiducia de' compagni.
Siamo lieti o mesti in faccia a loro non come lo richiede lo stato
dell'animo, ma come c'importa che il mondo ne giudichi. Accogliamo i
tristi senza esame e senza paura; ma se ci si presenta un uomo onesto,
diciamo tosto fra noi: questo non è il suo posto.„
Agnesina ascoltava con grande interesse e con pari accoramento le
parole del conte: ma non ne indovinava la cagione e lo scopo. Lungi
dal riconoscere il sentimento che ella aveva destato nel cuore di lui,
appena s'accorgeva di ciò che passava nel suo. Era grandemente commossa
nel vedere un uomo sì potente e sì mal giudicato, invocare con umile
parola la pietà di un'umile fanciulla. — E poichè di pietà il cuor suo
non era povero, ella ne era larga fino alla prodigalità; senza pensare,
l'incauta, che questo affetto faceva velo ad altro meno innocuo
sentimento.
Canziana vedeva, sorvegliava, dirigeva ogni cosa senza giungere a
colpire nel segno. Quando in ossequio ai doveri, che le erano imposti
dalla sua età e dalla fiducia di messer Maffiolo, seguiva più da vicino
i passi della fanciulla, e ne sindacava con feminile sottigliezza ogni
atto, ogni sguardo, ogni parola, rinveniva dei dubii (se pur v'era
dubio), e si consolava dentro di se ripetendo, che Agnesina era un
angelo. Avrebbe però voluto che il padre affrettasse il suo ritorno, e
si meravigliava della troppo lunga assenza. Al cadere d'ogni giorno,
si pentiva di non avere inviato a Milano un messo per informarlo di
ciò che era avvenuto al castello; ed ogni mattina si destava nella
certezza che quel dì non sarebbe passato senza rivederlo. Anzi, come
talvolta Agnesina erasi mostrata inquieta sul conto di suo padre, ella
s'affrettava a consolarla, numerando i molti casi di un'assenza eguale
o più lunga; e le parlava de' molti suoi negozj, della sollecitudine,
con cui soleva mettersi a discrezione degli amici; e cercava di
sollevarla dalla molestia del sospetto.