Da Adua a Axum.--Panorama della città.--L'obelisco.--Avanzi
antichi.--La chiesa.--Ritorno in Adua.--Costumi degli
Abissinesi.--Rito religioso.--Caste sociali.--Carattere della
popolazione.--Clima.--Visite noiose.--Un ordine
reale.--Amministrazione.--Tradizioni.--Agricultura.--Carovana
dello Scioa.--Una refezione all'abissinese.
Per riprendere il filo del nostro itinerario montiamo a cavallo la
mattina di mercoledì 19, e seguiti da poche provvigioni ci interniamo in
direzione ovest in un labirinto di alture aride e quasi spopolate, delle
quali alla vetta delle più alte sorge quasi sempre una chiesa. Avanti a
noi, un po' a sud, nella poco limpida atmosfera si distingue a quando a
quando il profilo dell'imponente gruppo del Semien. Facciamo breve sosta
presso un pozzo naturale, scendiamo in un vasto piano che alcuni
miserabili stanno preparando alla coltivazione, lo attraversiamo, e una
colonna rettangolare che scorgiamo ai piedi delle estreme falde di una
altura che fronteggiamo, ci indica vicina la meta. Girando infatti sulla
destra e oltrepassando un'incassatura fra rocce, ci si presenta distesa
ai piedi di un catena di alture, Axum, le cui capanne riposano all'ombra
di gruppi di tamarindi e tuje pendule.
Nel mezzo, nascosto dalle fronde, appare come l'avanzo di un castello
merlato, a nord-ovest l'obelisco fiancheggiato da un enorme sicomoro.
A mezzogiorno mettiamo piede a terra in un ricinto in cui è una capanna
che ci è destinata, desiderosi di rassicurarci della impressione
simpatica che abbiamo dell'insieme di questa città, e ravvivati dal
desiderio di rivedere che cosa l'arte e la civiltà hanno potuto in altri
tempi.
Siamo subito pregati di una visita, e percorsa poca strada entriamo nel
recinto sacro del tempio e per una viuzza giungiamo ad una capanna che
dalle altre si distingue per capacità e proprietà. È l'abitazione del
_Cighié_, titolo che si conviene al capo religioso e civile di questa
provincia, e che fa le parti dell'_Abuna_, quando, come ora, questi
manca in Abissinia. Il personaggio è assente, trovandosi al campo del
re, ma i suoi figli, nipoti e servi ne fanno gli onori. Tutti sono
accovacciati al suolo e ci accolgono cortesemente; noi pure sediamo come
loro su tappeti e stuoie. Poco dopo recano un gran vaso di tecc coperto
da stoffa rossa, come usano i grandi, lo posano su uno sgabello e ne
versano il liquido in grandi bicchieri di corno, per poi riversarlo
nelle solite bottiglie a cipolla col primitivo imbuto di due dita, e
offrircelo. Recano poi un paniere con pane di teff e un vaso di
_berberi_ o peperoni rossi essicati poi impastati con cipolle, e
adottando gli usi e le posate del paese dovemmo ingoiarne e assaporarne.
Consumato questo sacrificio e risposto ad una vera tempesta di domande,
si accommiatammo.
[Illustrazione: Obelisco d'Axum