NORA _e_ GIOVANNI.
_Giovanni_
_(dopo un silenzio)_ Ziegler è innamorato.
_Nora_
Non credo.
_Giovanni_
È innamorato di voi.
_Nora_
No.
_Giovanni_
Una volta, prima che vi conoscessi, lo ha confessato a me. Oggi, forse,
non lo confesserebbe neppure a sè stesso.
_Nora_
Dice sempre che gli uomini brutti come lui non devono innamorarsi.
_Giovanni_
E questo che significa? Significa che c'è capitato.
_Nora_
Me ne sarei accorta.
_Giovanni_
Non vedete ch'egli stenta a dissimulare la sua sofferenza? Non vedete
che è geloso?
_Nora_
Di chi?
_Giovanni_
Ah, non di Lucio, beninteso! Di me.
_Nora_
Giudicate assai male! Ziegler è d'una delicatezza singolare, e, se è
geloso, come voi dite, non lo è che per conto di Lucio.
_Giovanni_
Questo soddisfa la sua coscienza d'uomo buono e modesto, ma in fondo
egli non può esser geloso per conto di un uomo che vuole esservi
fratello....
_Nora_
Fratello?... Ziegler comprende bene che il povero Lucio è vittima d'un
equivoco creato dalle sue fisime spirituali,... dalla sua mente
malata....
_Giovanni_
Avete voi la convinzione che quello di Lucio non sia un affetto
fraterno?
_Nora_
Ne ho la convinzione.
_Giovanni_
Ah no! Siete voi che, per farmi indietreggiare, mi minacciate il
rimorso. E siete voi che a forza volete persuadermi che il mio amore è
una perfida insidia.
_Nora_
Una perfida insidia non è, o, almeno, non è una insidia premeditata. Di
ciò io sono sicura, Giovanni. Ma è certamente un errore. Un errore che
colpisce un'esistenza cara a voi ed a me....
_Giovanni_
Ed ecco la minaccia del rimorso!
_Nora_
A prescindere dal vostro rimorso, c'è un'altra circostanza che dovete
ben valutare, ed è questa: _(energicamente)_ io non voglio che mi
amiate.
_Giovanni_
Non è vero!
_Nora_
Io non vi amo.
_Giovanni_
Non è vero!
_Nora_
Io amo Lucio.
_Giovanni_
Non è vero!
_Nora_
_(con un impeto di esasperazione)_ Ma perchè non è vero?
_Giovanni_
_(dopo un breve silenzio)_ Se lo amaste veramente, voi, senza
avvedervene, lo sottrarreste all'equivoco, ammesso che in lui l'equivoco
ci sia. Che sappiate essere un'eroina non ne dubito....
_Nora_
Parlate piano....
_Giovanni_
Non dubito che sappiate sacrificarvi a un'Idea, che sappiate
sacrificarvi a qualche cosa che voi medesima non potete determinare e
che è, secondo me, l'illusione indefinibile con cui le creature migliori
vorrebbero ribellarsi alle necessità della vita reale. Egli, oh!, è più
illuso di voi. Voi non fate che seguirlo, che secondarlo docilmente; e
voi confondete la docilità vostra con l'amore.... Ah! Nora!... volete
che ve lo dimostri?... Datemi la mano... _(Le prende una mano.)_
Così!... Lo sentite quello che c'è qui dentro, in questo sangue, in
queste fibre?... Lo sentite voi questo _contatto_?... Lo sentite? Sì.
Sì. Ebbene, ciò che provo io mentre la mia mano stringe la vostra, è lo
stesso di ciò che provate voi. E questa è la Realtà, Nora, questa è la
Realtà unica, ineluttabile. Non ce n'è un'altra. Fuori di essa non c'è
che il sogno, non c'è che l'inganno della fantasia. Sognando, voi
potrete ancora ripetermi: «non voglio che mi amiate»; ma io, io che non
saprò mai sognare, vi ripeterò mille volte: non è vero, non è vero!
_Nora_
_(umilmente)_.... E basta, adesso!... Basta! _(Con un intimo sforzo
energico libera la sua mano da quella di Giovanni.)_
_Giovanni_
Sì, basta.
_Nora_
_(scossa, perplessa, timida, e simulando disinvoltura, va a guardare
all'uscio della camera di Lucio.)_
_Giovanni_
Dorme?
_Nora_
Pare. _(Pausa)_ Ed ora, andatevene, ve ne prego.
_Giovanni_