SCENA IV.

NORA _e_ GIOVANNI.

_Giovanni_

_(dopo un silenzio)_ Ziegler è innamorato.

_Nora_

Non credo.

_Giovanni_

È innamorato di voi.

_Nora_

No.

_Giovanni_

Una volta, prima che vi conoscessi, lo ha confessato a me. Oggi, forse,

non lo confesserebbe neppure a sè stesso.

_Nora_

Dice sempre che gli uomini brutti come lui non devono innamorarsi.

_Giovanni_

E questo che significa? Significa che c'è capitato.

_Nora_

Me ne sarei accorta.

_Giovanni_

Non vedete ch'egli stenta a dissimulare la sua sofferenza? Non vedete

che è geloso?

_Nora_

Di chi?

_Giovanni_

Ah, non di Lucio, beninteso! Di me.

_Nora_

Giudicate assai male! Ziegler è d'una delicatezza singolare, e, se è

geloso, come voi dite, non lo è che per conto di Lucio.

_Giovanni_

Questo soddisfa la sua coscienza d'uomo buono e modesto, ma in fondo

egli non può esser geloso per conto di un uomo che vuole esservi

fratello....

_Nora_

Fratello?... Ziegler comprende bene che il povero Lucio è vittima d'un

equivoco creato dalle sue fisime spirituali,... dalla sua mente

malata....

_Giovanni_

Avete voi la convinzione che quello di Lucio non sia un affetto

fraterno?

_Nora_

Ne ho la convinzione.

_Giovanni_

Ah no! Siete voi che, per farmi indietreggiare, mi minacciate il

rimorso. E siete voi che a forza volete persuadermi che il mio amore è

una perfida insidia.

_Nora_

Una perfida insidia non è, o, almeno, non è una insidia premeditata. Di

ciò io sono sicura, Giovanni. Ma è certamente un errore. Un errore che

colpisce un'esistenza cara a voi ed a me....

_Giovanni_

Ed ecco la minaccia del rimorso!

_Nora_

A prescindere dal vostro rimorso, c'è un'altra circostanza che dovete

ben valutare, ed è questa: _(energicamente)_ io non voglio che mi

amiate.

_Giovanni_

Non è vero!

_Nora_

Io non vi amo.

_Giovanni_

Non è vero!

_Nora_

Io amo Lucio.

_Giovanni_

Non è vero!

_Nora_

_(con un impeto di esasperazione)_ Ma perchè non è vero?

_Giovanni_

_(dopo un breve silenzio)_ Se lo amaste veramente, voi, senza

avvedervene, lo sottrarreste all'equivoco, ammesso che in lui l'equivoco

ci sia. Che sappiate essere un'eroina non ne dubito....

_Nora_

Parlate piano....

_Giovanni_

Non dubito che sappiate sacrificarvi a un'Idea, che sappiate

sacrificarvi a qualche cosa che voi medesima non potete determinare e

che è, secondo me, l'illusione indefinibile con cui le creature migliori

vorrebbero ribellarsi alle necessità della vita reale. Egli, oh!, è più

illuso di voi. Voi non fate che seguirlo, che secondarlo docilmente; e

voi confondete la docilità vostra con l'amore.... Ah! Nora!... volete

che ve lo dimostri?... Datemi la mano... _(Le prende una mano.)_

Così!... Lo sentite quello che c'è qui dentro, in questo sangue, in

queste fibre?... Lo sentite voi questo _contatto_?... Lo sentite? Sì.

Sì. Ebbene, ciò che provo io mentre la mia mano stringe la vostra, è lo

stesso di ciò che provate voi. E questa è la Realtà, Nora, questa è la

Realtà unica, ineluttabile. Non ce n'è un'altra. Fuori di essa non c'è

che il sogno, non c'è che l'inganno della fantasia. Sognando, voi

potrete ancora ripetermi: «non voglio che mi amiate»; ma io, io che non

saprò mai sognare, vi ripeterò mille volte: non è vero, non è vero!

_Nora_

_(umilmente)_.... E basta, adesso!... Basta! _(Con un intimo sforzo

energico libera la sua mano da quella di Giovanni.)_

_Giovanni_

Sì, basta.

_Nora_

_(scossa, perplessa, timida, e simulando disinvoltura, va a guardare

all'uscio della camera di Lucio.)_

_Giovanni_

Dorme?

_Nora_

Pare. _(Pausa)_ Ed ora, andatevene, ve ne prego.

_Giovanni_

Il trionfo: Dramma in quattro atti · 第 32 / 63 题