Con la scienza? _(Tentenna un poco il capo.)_

_Felsani_

_(parlandogli assai dappresso)_ Con la _nostra_ Scienza, collega.

_Lucio_

Nostra, no. Io non saprei che farmene.

_Felsani_

Ottimamente. Nondimeno, veda, lei è un medico come me.

_Lucio_

Ho una laurea come lei.

_Felsani_

Ottenuta, io lo ricordo, con esami onorevoli.

_Lucio_

Ma non sono medico, e non potrò esserlo mai. Oh!... La scienza!... Io

l'ho studiata con passione, anzi con avidità.... Me ne sono abbeverato

avidamente, come... come un viaggiatore del deserto si abbevera alla

prima sorgente che trova; ma poi!... Ma poi!....

_Felsani_

Ma poi... io la prego di parlare poco e di pensare meno. Mi fa questa

grazia?

_Lucio_

_(continuando senza badargli)_... Più bevevo, e più avevo sete. Sicuro!

Quando mi si disse: «ohè, ohè, sei dottore!», io ebbi la coscienza di

essere un ignorante...

_Felsani_

Mi fa la grazia di chetarsi?

_Lucio_

_(animandosi)_ ...E tutte le ricerche febbrili tendenti a scoprire il

segreto dell'esistenza, non lasciarono in me che un gran disprezzo per

l'inanità della scienza, dei cui simboli grotteschi -- guardi dottore,

guardi -- ho voluto ornare i muri in segno di scherno, e un gran

desiderio, anche, mi rimase, un gran bisogno di cercare... di cercare...

di cercare altrove! _(Si abbatte.)_

_Felsani_

_(dopo una lunga pausa, si accosta a Lucio)_ Ecco, lo vede? È stanco.

Avrà tanto tempo -- glielo prometto io -- per dire alla scienza ed agli

scienziati tutto il male che ne pensa; ma per ora, signor Lucio, _(con

severità paterna)_ io non la prego più, bensì le ordino di fare a modo

mio. _(Pausa. Poi, andando verso Giovanni e abbassando la voce)_ Senta.

Sino alle due della notte, desidero che lo si lasci tranquillo. Alle

due, o un po' più tardi, l'infermo ricomincerà a prendere la cartina

consueta. E durante la notte, se avrà sete, potrà bere abbondantemente

la sua aranciata. Ha niente da obiettare il signor pittore?

_Giovanni_

Si figuri! Niente.

_Lucio_

Non mi riesce di udire nemmeno una parola. Le sue droghe, dottore, mi

hanno fatto diventar sordo.

_Felsani_

Benissimo! Potremo così sparlare di lei senza domandargliene il

permesso.

_Giovanni_

_(a Felsani:)_ Appunto, dottore, volevo dirle....

_Lucio_

_(socchiude gli occhi in una specie di dormiveglia.)_

_Felsani_

_(a Giovanni:)_ Dica.

_Giovanni_

Egli si lamenta della residenza precaria in questa stanza, e non sogna

che di ritornarsene lì, nella sua cameruccia abituale.

_Felsani_

Quella cameruccia sembra una tomba, e noi gliene vieteremo l'ingresso,

perchè, suo malgrado, lo vogliamo vivo. Qui, caro signor Giovanni, c'è

un poco più di luce.

_Giovanni_

Ed egli odia la luce.

_Felsani_

Una stravaganza che nasconde Dio sa quale dei suoi attorcigliamenti

d'idee.

_Giovanni_

Lo so, ma, purtroppo!... guai a contraddirlo.

_Felsani_

Contraddirlo no; secondarlo sempre, neppure. È necessario distoglierlo,

distrarlo dai suoi sofismi, dai suoi cavilli, da quel ragionare

eccessivo in cui il suo pensiero si contorce. Ahimè! Ragionar troppo

significa correre il pericolo di non ragionar più. Con la febbre a

quarantuno, delirava. Questo era naturalissimo. Ma il male è che,

passato delirio, egli ricorda la visione e i fantasmi del delirio e

qualche volta ne parla come d'un fatto veramente accaduto, come di una

persona veramente vista. Proclive a crearsi un altro mondo, determina,

in sè stesso, una specie di sovrapposizione. Da che cosa è prodotto

tutto questo? Io credo da una sproporzione, da uno squilibrio. Egli

consuma, cioè, del suo cervello più di quanto possa consumare. Non ha

notato lei che dopo uno dei suoi sforzi riflessivi egli, accasciato, si

assopisce nel riposo? La natura medesima, dunque, gli chiede un

risarcimento. Ed ecco perchè bisogna evitargli l'eccesso della

riflessione. È del mio parere il signor pittore?

_Giovanni_

Ma... naturale!...

_Felsani_

E sarà utile che del mio parere siano gli altri amici che assistono

l'infermo.

_Giovanni_

Avvertirò Ziegler.

_Felsani_

Avverta, prima d'ogni altro, la signorina Nora....

_Lucio_

_(a questo nome si desta.)_

_Felsani_

Quella donna, se non vado errato, ha un certo ascendente su lui....

_Giovanni_

In verità, non lo conosce che da quando è venuta ad abitare qui accanto;

ma, senza dubbio, per lui, è una vicina eccellente.

_Felsani_

Una vicina eccellente! Ben detto! Ben detto! Ed è ciò che si può

desiderare di meglio.

_Lucio_

Giovanni, è illuminata la sua finestra?

_Felsani_

Ah! Lei ascoltava? Cosicchè l'effetto delle mie malefiche droghe non è

completo?

_Lucio_

M'è parso dì udir pronunziare il nome di Nora. Mi sono, forse,

ingannato?

_Felsani_

Ingannato? Punto. E solamente questo nome ha udito?...

_Lucio_

Questo nome, dottore.

_Felsani_

Benissimo.... Benissimo....

_Lucio_

È illuminata la sua finestra, Giovanni?

_Giovanni_

_(guardando la finestra)_ No. Ella non deve essere ancora tornata dal

concerto. Già, sarebbe venuta direttamente qui. Ma non potrà tardare. I

pezzi che doveva suonare con Ziegler erano segnati al principio della

seconda parte del programma.

_Felsani_

_(a Lucio, fissandogli addosso gli occhietti scrutatori:)_ È una

pianista valorosa?

_Lucio_

È una incomparabile infermiera.

_Felsani_

Simpatica, anche....

_Lucio_

Assai mite.

_Felsani_

Quasi bella....

_Lucio_

_(breve pausa)_ Peccato!

_Felsani_

_(ha un lieve moto di stupore. Indi, rivolgendosi pianissimo a

Giovanni:)_ Che ne dice lei, signor pittore, di tutto ciò?

_Giovanni_

Non è un innamorato.

_Felsani_

Molto ben detto. Senonchè, io non sono della sua opinione.

_Lucio_

_(chiamando:)_ Giovanni! Giovanni! Va, ti prego, va ad aprire la porta.

La signorina Nora è su per le scale. Non ne hai udita la risatina?

_Giovanni_

Il trionfo: Dramma in quattro atti · 第 14 / 63 题