_Lucio_
_(è adagiato sul basso letto tutto bianco, ma dalla cintola in su è
quasi ritto, con le spalle e il capo sorretti da una catasta di
guanciali. Ha gli occhi infossati, lo sguardo debole e vagante, il volto
pallidissimo e smunto, la barbettina incolta. Ha un braccio serrato al
petto, tenendo sotto l'ascella un piccolo termometro.)_
_Felsani_
_(è seduto sulla poltrona.)_
_Giovanni_
_(in piedi, presso la candela, ha in mano una lettera.)_
_Lucio_
_(parlerà con voce fioca; ma quando, a poco a poco, o ad un tratto, egli
si animerà, il suo accento avrà vibrazioni affannosamente vivaci.)_
_Giovanni_
_(guardando la lettera)_ Qui c'è una cancellatura. Si vede che gli era
sfuggita qualche parola eccessivamente efficace....
_Lucio_
Dottore, sono passati i dieci minuti?
_Giovanni_
_(consultando il suo orologio)_ Non ancora.
_Lucio_
Questi termometri! Che noia! _(A Giovanni:)_ Continua, Giovanni. Vedi
che bel tipo!
_Giovanni_
Lei permette, dottore? Tanto per ammazzare il tempo....
_Felsani_
Ammazzi pure.
_Lucio_
_(a Giovanni:)_ Ma grida un po'....
_Giovanni_
Non l'avevi letta?
_Lucio_
Me l'aveva appena leggiucchiata la signorina Nora.
_Giovanni_
_(leggendo:)_... «Sicchè, Sua Eminenza, che, standomi ad ascoltare,
s'era grattata, con rispetto parlando, un poco dappertutto -- segno
evidente che non avevo saputo grattarla io --, all'ultimo, alquanto
impacciata, così mi parlò: «Voi don Paolo, non ne dubito, di qui a cento
anni sarete anche beatificato, visto che nel villaggio tutti dicono, ed
io lo credo, che siete un curato esemplare e miracoloso; ma io sostengo
che lassù sarete un santo come non ve ne sono stati mai». E il giorno
dopo, nipote mio, Sua Eminenza se n'è partita, salutata, acclamata da
tutto il paese, ma giurando in cuor suo, -- te lo dico io -- di non
metterci mai più il piede.» _(A Lucio:)_ Egli però non se ne mostra
troppo afflitto. _(Legge:)_ «Insomma, non le piacqui. Anzi, la
infastidii, specie con le mie risate. Santa pazienza!... Come si fa a
fingere sempre? E poi, mascherare la faccia forse è possibile, ma la
voce come si maschera? È quella che è. La mia ride; e a Sua Eminenza
piacciono le voci che piangono. _De gustibus_, caro nipote! La
vaccherella neonata sta come un pesce. Rosina fa all'amore con un
giovinetto lavoratore e ricco. La semina del grano è terminata. E io me
la godo. -- Sperando di ricevere finalmente tue nuove, ti abbraccia e
benedice il tuo affezionatissimo zio Paolo.»... Bel tipo davvero! _(A
Lucio:)_ Non sa che sei malato?
_Lucio_
Non sa?... Che cosa?
_Giovanni_
_(alzando la voce)_ Dico: tuo zio non lo sa che sei malato?
_Lucio_
No, no. -- Dottore, sono passati i dieci minuti?
_Felsani_
_(dopo aver consultato il suo orologio)_ Ora sì. _(Si alza lentamente,
prende il termometro, si avvicina alla candela.)_
_Lucio_
Per conto mio, abolirei i termometri.
_Felsani_
Benissimo, collega. In qualità di medico, lei può abolire anche la
medicina. Ma in qualità di ammalato, non deve che subirla.
_Giovanni_
_(a Lucio:)_ Hai capito?
_Lucio_
_(a Felsani, che osserva il termometro:)_ Quanti gradi, dottore?
_Felsani_
Ah?... Non così abolizionista come dice di essere! Trentanove meno
qualche decimo.
_Giovanni_
Siamo in porto, perbacco!
_Felsani_
E anche senza questa importante diminuzione non ci sarebbe più niente da
temere. Il superare la crisi dell'altra notte, fu vittoria decisiva.
Sono quarantotto ore che Lucio Saffi ha concluso e sottoscritto il suo
trattato di pace con la Vita. Questa volta _(si avvicina a Lucio)_
possiamo congratularci con la scienza.
_Lucio_