ed ha alla Corte potenti protettori, che lo han tratto d’impaccio più
d’una volta. Quanto a mio nipote....... vi dissi già l’animo mio. E se
due bricconi hanno rinovato lega, non vorrei che fosse a vostro costo,
mio rispettabile ospite. Michele ha fatto una specie di processo col
mozzo di stalla per sapere l’ora della vostra partenza, e la via che
sarete per prendere. Mi piacerebbe dunque che pensaste, se avete detto
o fatto nessuna cosa da mettervi in riguardo contro d’un tradimento.»
«Voi siete un onest’uomo, Gosling (disse Tressiliano dopo avere
meditato un istante), e quindi vi parlerò con franchezza. Se questi
due malvagi han fatto cattivi disegni sopra di me, e non vi nego che
sia ciò possibile, egli è perchè sono i commessi subalterni d’altro
malvagio assai più potente di loro.»
«Voi intendete dire del sig. Riccardo Varney, non è vero? Egli venne
ieri a Cumnor-Place, e ad onta delle cautele che ha prese costui, v’è
chi lo ha veduto e me lo ha raccontato.»
«Sì, io parlava di lui, o mio ospite.»
«Ebbene. Per l’amor del Cielo, signor Tressiliano, pigliate bene i
vostri passi innanzi. Questo Varney è il protettore, il signore del
Foster. L’usufrutto di Cumnor-Place e del parco che costui gode,
lo tiene dal sig. Varney, il quale poi ha avuti dal suo padrone,
Conte di Leicester, i beni dell’Abbazia d’Abingdon, che comprendono
i fondi usufruttuali del Foster. Si dice che lo stesso Varney possa
tutto sull’animo del Conte. Io stimo troppo questo ultimo signore per
non persuadermi che egli si valga del suo favorito nel modo, come
pretendono certe persone. Ma è sempre vero, che lo ama, ed è inoltre
indubitabile che il Conte può altrettanto sulla mente della Regina,
intendo nelle cose convenevoli e giuste. Ora vedete quali nemici vi
siete tirati alle spalle.»
«Su questo poi, la cosa è fatta. Non vedo un modo di rimediarvi.»
«Per Bacco! è ben necessario che vi rimediate o d’una maniera o
dell’altra. Riccardo Varney... appunto per questo predominio ch’egli ha
sullo spirito del Conte, e attese le moleste pretensioni che per essere
succeduto nei diritti dell’Abbazia, fa valere in questi luoghi.... si
ardisce appena pronunziare il suo nome fra noi. Voi vedeste di fatto
che ieri sera non se ne disse una parola, mentre poi niuno si ristava
dal gridar croce addosso a Tony Foster; e nella mia osteria non v’era
al certo una sola persona non convinta, che Tony Foster eseguisce
unicamente gli ordini del Varney, e che per conto del secondo la bella
signora misteriosa viene custodita in Cumnor-Place. Ma a tale proposito
voi ne sapete più di me, e benchè le signore non portino sciabola, ne
hanno fatto uscire più d’una dal suo fodero.»
«Sì, onesto Gosling, intorno a questa infelice so molte particolarità,
che non vi possono esser note. Anzi sento che ora abbisogno di
suggerimenti, e ne prenderò volentieri da voi. Quindi vi narrerò per
intero la storia che si riferisce ad un tale avvenimento, e tanto più
volentieri il farò, che terminato il mio racconto, mi sarà d’uopo di
raccomandarmi all’opera vostra.»
«Io non sono che un povero albergatore, sig. Tressiliano, e poco
quindi capace di dar consigli ad un pari vostro. Ma, quanto è sicuro
che ho tenuto sempre la strada dell’onestà in questo mondo, e che ho
dato a tutti buona misura non mi facendo pagare prezzo maggiore del
ragionevole, altrettanto potete star certo che se non mi riuscisse
d’aiutarvi, non tradirei per un regno le confidenze che mi farete.
Parlatemi adunque a cuore aperto, come se raccontaste le cose a vostro
padre, ed assicuratevi, che se ho anche un poco di curiosità, perchè la
curiosità entra fra le virtù della mia professione, questa va sempre
accompagnata da una dose ragionevole di prudenza.»
«Non ne dubito punto, o Gosling, Tressiliano rispose (e intanto che
il suo uditore preparavasi a dargli intera attenzione, meditò un
istante donde incominciar doveva il racconto). Per rendermi adunque
intelligibile, mi farà di mestieri il rimontare ad una data più antica.
Voi avete senza dubbio udito far parola della battaglia di Stoke, e
fors’anche di Sir Ruggiero Robsart, che valorosamente sostenne le parti
di Enrico VII avo della Regina, e che mise in rotta, e il conte di
Lincoln, e il lord Geraldin co’ suoi Irlandesi, ed i Fiamminghi che la
duchessa di Borgogna aveva inviati in soccorso di Lambert Simnel.»
«Mi ricordo di tutto ciò, disse Gosling. Nella mia sala se ne canterà
dodici volte per settimana la ballata. Ed è in onore di Sir Ruggero
Robsart di Devon, l’aria, che intuonano per le strade i nostri
canterini:
»Fior de’ prodi oppone il petto
»Alla mischia orrenda e fiera,
»Come sfida onde e bufera
»Fermo scoglio in mezzo al mar».
»Oh! sì; e mi ricordo ben anche di Martino Swart e de’ bravi Alemanni
da lui condotti, di quei loro giustacuori tagliati a festoni, e di
quelle loro stravaganti brache tutte increspate colle fettucce. V’è
un’aria anche in onore di questo Martino, e dovrei ricordarmela.
»Allestite, o soldati, i corsieri,
»È Martin che vi chiama alla pugna.
»La sua voce.....»
«Se cantate così, caro ostiere, sveglierete tutti quei della casa, e
avremo più uditori di quello ch’io non vorrei aver confidenti.»
«Perdonatemi, sig. Tressiliano, io andava via colla mente. Ma quando
una vecchia canzone torna in memoria a noi altri cavalieri dello
spiede, par che a forza ci voglia uscire di bocca. Ora vi ascolto.»
«Il mio avo grandemente affezionato alla casa di York, come lo erano
molti fra gli abitanti di Cornovaglia, si mise dalla parte di questo
Simnel, che assunse il titolo di conte di Warwick, perchè tutta questa
contea stette a favore di Perkin Warbeck, che s’intitolava duca d’York.
Il detto mio avo raggiunse gli stendardi di Simnel; ma dopo avere
combattuto con prodigioso valore, fu fatto prigioniero nella giornata
di Stoke, ove i capi di questo sfortunato esercito perirono per la
maggior parte coll’armi alla mano. Il prode cavaliere cui questo mio
antenato si arrendè, fu Sir Ruggero Robsart, che postolo al sicuro
della regale vendetta, il rimandò libero senza riscatto; ma non potè
sottrarlo agli altri effetti della sua prima imprudenza, alle grosse
ammende cioè pronunziate contr’esso, espediente favorito di Enrico,
che infievoliva per tal modo i proprii nemici. Il buon Robsart ciò
nonostante fece quanto potè per alleviare l’infortunio dell’avo mio, e
sì intrinseca divenne la loro amicizia, che mio padre fu allevato come
fratello e compagno di Sir Ugo Robsart figlio unico di Sir Ruggero, nè
inferiore al padre in indole generosa, benefica, ospitale, benchè nella
sapienza militare nol pareggiasse.»
«Ho inteso parlare, e ben più d’una volta di quest’ottimo Sir Robsart,
disse l’ostiere. Il suo primo bracchiere, William Badger, servo, più di
quanti mai ve ne sieno, affezionato al padrone, ne ha detto bene più di
cento volte in mia casa. È un cavaliere che ama l’allegria, passionato
ad usar atti d’ospitalità, ed avvezzo a tener tavola aperta più di
quello che s’usa ai nostri giorni; perchè ora in soli galloni d’oro si
mette sulle spalle d’un servo quanto basterebbe per regalare, tutto un
anno, di manzo e birra una dozzina di galantuomini, ed anche per fornir
loro il modo di andare una sera d’ogni settimana a ricrearsi alla
taverna, a fine di non dimenticare i poveri ostieri.»
«Quando dunque conoscete il Badger, mio caro Gosling, è certo che
avete inteso a parlar molto di Sir Ugo Robsart; laonde mi limiterò
a dirvi che ha spinto l’ospitalità, di cui lo lodate, al punto di
vederne sconcertate le proprie sostanze. Ma ciò non sarebbe il massimo
de’ mali, non avendo egli altra erede fuorchè una figlia. Ed è qui
che comincio io a comparire nella tessitura di tale storia. Morto mio
padre, son già parecchi anni, il buon Sir Ugo non avrebbe mai voluto
che mi dipartissi da lui. E la passione della caccia, passione in
me ardente quant’era in Sir Ugo, mi scemava il merito di secondare
le brame di un uomo cui mi stringevano vincoli di gratitudine e di
amicizia ereditaria. Pur talvolta io provava rimorso, perchè tale
inclinazione m’impediva di darmi a studii che mi sarebbero stati
assai più giovevoli. Ma questo istesso rimorso cessò affatto in me
per ben altra cagione. La rara bellezza di Amy figlia di questo uomo
rispettabile, cresceva in essa al pari dell’età, nè potea non fare
impressione in un giovane che stava di continuo al suo fianco.»
«E il padre non approvò il vostro amore. La cosa va co’ suoi piedi; e
in tali circostanze è sempre l’uso così. Il sospiro che vi è sfuggito
in questo istante prova che il padre della vostra Amy non si dipartì da
tal uso.»
«La cosa è affatto all’opposto. Il generoso sir Ugo approvò il mio
amore, ma fu il cuor della figlia che ricusò di dividerlo. Ella mi
concedè nondimeno la propria stima, permettendomi di sperare che a
questa stima un sentimento più tenero sarebbe succeduto. Il nostro
contratto di nozze fu stipulato e sottoscritto, perchè così volle il
padre, ma venne differito ad un anno il celebrarle, tale essendo il
desiderio che la giovane ne dimostrò. In questo intervallo, Riccardo
Varney comparve in quelle vicinanze. Prevalendosi d’una lontana
parentela, ch’egli avea con sir Ugo, gli fece frequenti visite, ed
infine passava pressochè tutti i giorni in sua compagnia.»
«Cattivo augurio per la casa ch’egli onorava di sua presenza!» disse
Giles Gosling.
«Ah! voi non dite che troppo vero, e non ne derivarono che disgrazie.
Ed in un modo sì strano ch’io non so ancora unire insieme le successive
combinazioni onde piombarono su d’una famiglia, infino a quel giorno
tanto felice. Per qualche tempo, la giovane Amy sembrò accogliere le
premure dimostratele dal Varney con quella indifferente urbanità, con
cui generalmente si sogliono contraccambiare cortesie che non abbiano
un serio scopo. Non andò guari che sembrò lo vedesse con rincrescimento
e fino con ripugnanza. D’improvviso, strinsero insieme una lega di
natura affatto straordinaria. Varney rinunziò ai modi di pretendente e
di amante, che sulle prime aveva assunti presso di lei. Amy, in vece,
non gli dimostrò più quella agghiacciata freddezza che aveva opposta
per lo innanzi alle prime sue cortesie. Sembrò regnasse fra essi una
segreta intelligenza fondata sulla confidenza scambievole. Ne fui
oltremodo scontento, e sospettai perfino che avessero segreti convegni
per intendersi l’un l’altro senza essere impacciati dalla presenza mia
o del padre d’Amy. Nondimeno io credeva ancora il cuore di lei franco
ed aperto, come lo annunziavano quegli angelici lineamenti; benchè
una folla di circostanze offertesi dopo quel tempo alla mia memoria,
avrebbero dovuto convincermi delle segrete loro corrispondenze. Ma che
giova ora il descrivere particolarità? Il fatto parla da se medesimo.
Ella scomparve dalla casa paterna, Varney se ne allontanò in quel
medesimo giorno; e ieri ho trovata Amy Robsart nella casa del vilissimo
Foster, ove ho veduto Varney, quando giugneva da una porta di dietro,
avvolto in grande mantello.»
«E questa è la cagione per cui vi siete cimentato? Mi pare, sig.
Tressiliano, che prima di farvi campione di questa signora, avreste
potuto informarvi s’ella lo desiderava, o lo meritava?»
«E che? Non sapete voi che mio padre, e come tale io riguarderò
sempre sir Ugo Robsart, stassi fra le domestiche mura immerso nel più
disperato dolore, o cerca invano, dandosi alla caccia, ricreazione
sua prediletta, di sbandir dal cuore una immagine che vi si presenta
soltanto per lacerarlo? Poteva io sopportare l’idea di veder vivere
questo padre nell’affanno, e la figlia sua nell’infamia? Io mi posi
dunque in traccia di Amy, mosso da speranza d’indurla a tornare
nel seno di sua famiglia. Trovai questa giovane sciagurata, e
quando, o sarò riuscito nel concetto disegno, o ne avrò ravvisata
l’impossibilità, la mia risoluzione è presa. I miei giorni si
termineranno nell’isola della Virginia.»
«Non vi abbandonate a sì violento partito, sig. Tressiliano, nè
vogliate rinunziare alla patria vostra, perchè una donna è una donna,
che cambia cioè amanti siccome nastri, senz’altro motivo che la sua
fantasia. Ma prima di esaminare più addentro la cosa, permettetemi
chiedervi come avete saputo sì bene mettervi sulla via di trovare il
soggiorno di questa giovane signora, o per meglio dire il luogo ove si
tiene nascosta?»
«Non ignorava io che Varney aveva ottenuti i dominii dell’Abbazia
d’Abingdon, e tal circostanza mi trasse a credere che Amy fosse in
questi dintorni. Si raddoppiarono i miei sospetti, allorchè l’altro
ieri intesi parlare d’una signora, che vivea sotto velo di tanto
mistero a Cumnor-Place. La visita che feci colà con vostro nipote, mi
provò poi quanto fossero essi fondati.»
«E quali sono al presente i vostri divisamenti? Scusate la libertà
ch’io mi prendo d’interrogarvi.»
«È mia mente tornare in questo giorno medesimo alla casa del Foster, e
procurarmi con Amy un intertenimento più concludente dell’ultimo. Sarà
forza dire che quell’animo è cambiato sotto ogni aspetto, se non arrivo
a farvi impressione.»
«Con vostra buona grazia, sig. Tressiliano, voi non vi cimenterete, io
spero, a tal passo. Se non vi ho male inteso, la giovane ricusò già
d’ascoltarvi.»
«Non è che troppo vero. Non posso negarlo.»
«E in qual modo adunque sperate poter costringerla a far cosa contro
la propria inclinazione, comunque disonorante ne sia la condotta e
per conto di lei e per quello della sua famiglia? Quand’anche le
foste padre, o fratello, la genìa fra le cui mani ell’è capitata,
non esiterebbe un istante a chiudervi la porta in faccia. Ma essendo
inoltre un amante da lei ributtato, correte di più rischio, che
coloro vi facciano un mal partito. E allora a qual magistrato volete
volgervi per ottenerne protezione ed assistenza? Perdonatemi la troppa
franchezza, ma voi siete in procinto di gettarvi nell’acqua per
afferrare un’ombra, nè potete uscirne che ben bagnato, se pure avete la
fortuna di non annegarvi.»
«Porterò querela al Leicester contro l’infamia del suo favorito. Il
Conte cerca di farsi forte colla sponda dei severi e rigidi Puritani.
Egli dunque non ardirebbe negarmi giustizia per un riguardo a se
medesimo, quand’anche non fossero in lui i principii d’onore e di
nobiltà, che gli vengono generalmente attribuiti. Poi, ad ogni evento,
spingerò la mia appellazione al trono della stessa Regina.»
«Quanto al Leicester, non mi maraviglierei se lo trovaste propenso
a difendere il suo favorito, perchè Varney si vanta di poter tutto
sopra di lui. Ma, dite bene; un’appellazione alla Regina li metterebbe
e l’uno e l’altro alle cose ragionevoli, perchè Sua Maestà cammina
stretto in questo genere di negozi, e a quel che in oltre si vocifera,
perdonerebbe più volentieri a dodici cortigiani l’essere innamorati
di lei, che ad un solo di questi il dar a comprendere che trova
un’altra donna più bella. Fatevi dunque coraggio, ed anzi tenetevi
solamente all’ultima idea. Portate a’ piedi del trono una supplica di
sir Ugo colla descrizione dell’insulto, che vi è stato fatto, e il
Conte, oh! lo vedrete, getterebbe piuttosto la sua testa nel Tamigi,
che compromettersi a sostenere il favorito in cosa di tal natura. Ma
per compir tutto questo, e poter sperar buon successo, è mestieri il
mettersi all’opera seriamente. In vece di perdervi qui a tirar botte
col primo scudiere del Leicester, o d’esporvi ai pugnali de’ suoi
colleghi, correte subito nella contea di Devon, fate sottoscrivere una
supplica a sir Ugo, e cercatevi amici che vi possano proteggere alla
Corte.»
«Il vostro raziocinio è giusto, o Gosling, e voglio ad esso
uniformarmi. Partirò dimani allo schiarire del giorno.»
«Fate meglio, sig. Tressiliano. Partite in questa notte medesima.
Non ho mai desiderato tanto di veder giungere un viaggiatore al mio
albergo, come ora desidero di vederne voi andar via. Mio nipote verrà,
un dì o l’altro, appiccato. Lo sia, poichè questo è il suo destino;
ma non vorrei che ciò gli accadesse per avere scannato uno tra’ miei
più rispettabili ospiti. Il proverbio dice: È meglio viaggiar da solo
la notte, che in pieno mezzogiorno a fianco d’un assassino. Partite,
signore, partite tosto per la sicurezza di voi medesimo. Il vostro
cavallo è lesto, perchè gli ho messo io briglia e sella; e qui è il
vostro conto.»
«Non ascende ad un _nobile_ (disse Tressiliano, mettendogli fra le mani
una piastra d’oro). Piacciavi passare il restante alla gentile vostra
figlia Cicily, e ai famigli dell’albergo.»
«Essi faranno onore alla vostra generosità, mio signore, e voi
ricevereste dalla propria bocca di mia figlia i suoi ringraziamenti, se
non si opponesse a ciò l’ora che è.»
«Non permettete, che i viaggiatori si prendano troppa libertà con
vostra figlia, mio caro Gosling.»
«Oh! avrò cura di starci attento. Ma, dopo quello che mi raccontaste,
non mi fa maraviglia che da voi vengano avvertimenti di tal natura.
Narratemi dunque. La bella signora, con qual occhio vi guardava ieri?»
«Sembrava più indispettita che confusa, e temo assai ch’ella si trovi
avvolta tuttavia nel delirio di una funesta illusione.»
«Ma se ciò è, caro signore, perchè farvi il campione di una donna, che
non si cura di voi? Perchè affrontare per essa il risentimento del
favorito di un favorito? Ah! l’amore è il mostro più pericoloso, in cui
possa scontrarsi un cavaliere che vada rintracciando avventure.»
«Voi v’ingannate, Gosling, e vedo che non mi avete inteso. Io non
desidero più, che Amy mi conceda un solo de’ suoi pensieri. Ch’io la
veda un’altra volta fra le braccia del padre, e quanto mi rimane a fare
in Europa, e forse su questa terra, è terminato del tutto.»
«E non sarebbe migliore risoluzione bere un bicchier di vino, e
dimenticare ogni malinconia? Ma capisco bene che venticinque anni e
cinquanta non vedono questi affari coi medesimi occhi, soprattutto
quando questi occhi si trovano lì sulla testa d’un giovane nobile,
e qui sulla testa d’un vecchio ostiere. Io vi compiango, sig.
Tressiliano..... Ma mi diceste, che potrei esservi utile! Non vedo
ancora in qual cosa.»
«Vel dico subito, Tressiliano rispose. Vorrei che steste coll’occhio
aperto su quanto accade a Cumnor-Place; cosa che potete fare
senza timore di dar sospetto a nessuno, attese le molte persone
che frequentano il vostro albergo; poi, che me ne informaste per
iscritto, valendovi di quel qualunque, che vi presenterà per parte mia
quest’anello. Osservatelo attentamente per riconoscerlo, ed in allora
vi pregherò conservarlo come una mia memoria.»
«Io non bramo ricompensa di sorte alcuna, o signore, ma mi sembra
sarebbe cattivo partito per un uomo posto, com’io, in una condizione
dipendente affatto dal Pubblico, il frammettermi in un affare di tal
natura, ed in cui non posso nemmen dire a mia giustificazione d’avere
verun interesse.»
«Verun interesse, dite? E che? non siete voi padre? Qual altro è lo
scopo del servigio chiestovi che di far rientrare sul cammino della
virtù una giovane traviata fra i sentieri del disonore e del vizio?
Avvi in tutto il mondo interesse più rilevante?»
«È per altro vero, e compiango con tutto il cuore questo vecchio
rispettabile e sfortunato, che ha malmesso il suo patrimonio a furia
di liberalità e facendo onore al suo paese, ed or si vede rapire
barbaramente da uno sparviero, come Varney, una figlia, che dovea
essere la sua consolazione. L’impresa cui vi accingete è veramente
arrischievole, ma non importa. Imparerò ad urlare coi lupi, e vi
assisterò nel nobile disegno di restituire la sua figlia ad un misero
vecchio, finchè però non mi diate altra incumbenza che di farvi
giungere con fedeltà le notizie di quanto saprò. Voi potete adunque far
conto sulla mia persona. Ma voi dal canto vostro abbiate prudenza, ed
anche riguardo per me, nel custodire gelosamente il mio segreto, perchè
se venisse a sapersi, che l’ostiere dell’_Orso nero_ si prende brighe
di questa natura, addio miei avventori. Varney avrebbe abbastanza
credito presso i Magistrati per farmi atterrare l’insegna[11], e
togliermi la patente, e rovinarmi in somma, incominciando dalla
cantina, e andando fino al granaio.»
«Non temete ch’io non usi circospezione, o Gosling, nè ch’io dimentichi
mai quanta gratitudine è dovuta e ai servigi che siete per prestarmi,
ed ai rischi cui potreste esporvi per me. Ricordatevi bene di
quest’anello, nè vi fidate ad altri che a chi ne sarà apportatore, per
farmi giugnere le notizie che avrete a trasmettermi. Ora profittando
del savio vostro suggerimento, non penso più che ad andarmene.»
«Seguitemi, sig. Tressiliano, e abbiate cura di marciare con tanta
leggerezza, come se invece di camminare sopra un tavolato d’assi, foste
coi piedi sulle uova. Rileva assai che nessuno sappia nè il come, nè
quando siete partito.»
Tostochè Tressiliano fu vestito, l’ostiere lo scortò colla sua lanterna
sino ad un picciolo cortile contiguo ad una scuderia, che per solito
non veniva posta in uso, che quando erano piene tutte l’altre. Il
cavallo di Tressiliano stava lì, mercè alle cautele prese da Gosling,
il quale dopo avere aiutato il cavaliere ad attaccare la valigia alla
sella, aperse la porta di dietro, gli strinse la mano, e rinnovatagli
la promessa d’istruirlo d’ogni cosa che accadrebbe a Cumnor-Place, gli
lasciò intraprendere la sua solitaria peregrinazione.
_Fine del primo volume._
A S. E. REVERENDISSIMA
MONSIGNOR COLANGELO
PRESIDENTE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
ECC. REV.
_Marotta_ e _Vanspandoch_ librai tipografi desiderano di ristampare
la _Collezione de’ romanzi storici di Walter Scott_. All’oggetto la
pregano di accordarne loro il permesso.
R. MAROTTA e VANSPANDOCH.
_A dì 19 dicembre 1824._
PRESIDENZA DELLA GIUNTA PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE.
Il Regio Revisore signor D. Girolamo Parroco Pirozzi avrà la
compiacenza di rivedere la soprascritta Collezione, e di osservare se
vi sia cosa contro la Religione, ed i dritti della Sovranità.
_Il deputato per la revisione de’ libri_
_Canonico_ FRANCESCO ROSSI.
ECCELL. E REVER. SIGNORE
Ho con attenzione osservata la _Collezione de’ romanzi storici di
Walter Scott_. In essa niente si oppone alla Religione, od al Re (D.
G.). Può quindi, previa licenza dell’E. V., darsi alla stampa; anche
per fomentare il buon gusto delle amene lettere.
Dalla parrocchia di S. Gio. in Corte
li 24 dicembre 1824.
_Il Regio Revisore_
GIROLAMO M.RE PIROZZI PARROCO.
_Napoli 28 Dicembre 1824._
PRESIDENZA DELLA GIUNTA PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE.
Veduta la dimanda de’ librai tipografi R. Marotta e Vanspandoch, con
la quale chiedono di ristampare la _Collezione de’ romanzi storici di
Walter Scott_;
Veduto il favorevole rapporto del R.º Revisore D. Girolamo Parroco
Pirozzi;
Si permette che l’indicata Collezione si stampi, però non si pubblichi
senza un secondo permesso, che non si darà se prima lo stesso Regio
Revisore non avrà attestato di aver riconosciuto nel confronto uniforme
la impressione all’originale approvato.
_Il Presidente_
M. COLANGELO.
_Pel Segretario Generale e Membro
della Giunta_
_L’Aggiunto_ ANTONIO COPPOLA.
NOTE:
[1] Vedi le Antichità della contea di Berk scritte dall’_Ashmole_.
[2] _Vostro Onore, Vostra Grazia_ sono predicati di rispetto, che si
usano anche oggidì nell’Inghilterra, massimamente dagl’inferiori verso
i superiori; come fra noi _Vostra Signoria, Vostra Eccellenza_ ec.
[3] Contrada di Londra, abitata pressochè interamente da ricchi
banchieri.
[4] Nome di una setta di Calvinisti.
[5] Una specie di moneta.
[6] Denominazione, con cui i giocatori di vantaggio s’intendeano fra
loro nell’indicare i giocatori novizzi, che faceano proprie vittime.
[7] Se qualche leggitore facesse le maraviglie nell’udire parlare
in tal guisa la figlia di Foster, rammenti che avea par madre una
_Precisiana_, e doveva essere quindi grandemente istrutta nello studio
della Sacra Scrittura.
[8] Quest’ultima interrogazione è intesa a ferire i cambiamenti di
religione fatti dal Foster.