Adesso di casa in casa, d'uscio in uscio, la voce correva. Era un
piccolo serpentello, nero viscido rapido, ch'entrava di soppiatto per le
fessure, faceva il giro delle camere, saltava inafferrabile, spariva.
Aveva cominciato a muoversi nell'ombra, con un tortuoso e lento camminar
di vermiciattolo, ed ora non aveva più paura nemmeno del sole; fischiava
con la sua lingua biforcuta, lasciando per dov'era passato una
lumacatura brillante. Non potevan trovarsi due persone a discorrere
insieme, che non capitasse loro fra piedi; non rispettava nè i focolari
nè i talami, nè il municipio nè la chiesa; ogni giorno cresceva
d'insolenza e fischiava con maggiore implacabilità.
La gente dapprima se n'era impaurita; ma ormai lo lasciavan entrare
liberamente per le lor case, e, stupefatti della sua straordinaria
vitalità, nessuno cercava nemmeno di schiacciargli il capo sotto il
piede, come si usa fare con le vipere.