XVI.

Il primo sguardo di Silvio ricercò tutto intorno pella camera; il

signor Verni era solo.

— Che sarà di Carlotta? — pensò.

Il signor Verni si disse lieto di veder Silvio; lo riceveva nelle sue

camere, senza cerimonie, perchè fra amici non si doveva badar tanto

all'etichetta; del resto la sua salute era floridissima, e in quella

notte avea dormito saporitamente; tutte belle cose che empievano di

giubilo il cuore di Silvio, il quale per non essere da meno assicurava

alla sua volta il signor Verni che la sua vita era un bocciuolo di

rosa.

— Che sarà di Carlotta? — domandò a sè stesso un'altra volta.

Per quanto egli continuasse ad interrogarne le pareti di quella camera,

non gli veniva fatto di veder chiaro in quell'enigma.

Il volto del signor Verni non ne diceva di più; anzi la sua stessa

serenità era un'enigma. Ma Silvio non era uomo da lasciarsi prendere

alla prima apparenza, e volle andare più in fondo.

— La vostra signora moglie? — domandò Silvio.

— Ottimamente; è uscita.

Questa risposta era stata fatta con molta franchezza; Silvio

riputandosi avveduto compiangeva in cuore i meschini artifizii di

una inutile dissimulazione; del resto conveniva che quel signor Verni

dissimulava assai bene.

— L'ho vista ieri, dopo il mezzodì — soggiunse lentamente, e guardava

in volto il signor Verni.

Aggiuntavi una certa titubanza e un po' d'angoscia, il suo sguardo

pareva volesse dire: _ti ci colgo_. Ma il signor Verni non si sgominò

punto, e rispose semplicemente:

— Lo so.

— Se lo sa, sillogizzò Silvio fra sè e sè, qualcuno devo averglielo

detto; e se questo qualcuno è Carlotta, assai probabilmente non è

avvenuto nulla di quanto io ho immaginato.

Allora si ricordò dello scopo principale della sua visita, e senza

attendere interrogazioni, disse mutando tuono:

— Io sono qui per salutarvi.

— Che dite?

— Io parto.

— Voi?

— Non lo sapevate?

E Silvio sillogizzò ancora, e conchiuse che se il signor Verni non

sapeva nulla della sua partenza, non poteva neppure aver saputo da

Carlotta della sua visita del giorno prima.

— E dove intendete andare?

— In Spagna.

— Il paese degli amori.

— E degli occhi neri.

— Che ci andate a fare?

— In cerca d'impressioni.

— Ne incontrerete molte, non avrete che a raccogliere.

E qui il signor Verni assicurava Silvio che egli lo avrebbe

accompagnalo volontieri in quel viaggio se non avesse avuto la moglie.

— Peccato — disse Silvio.

— Ch'io abbia moglie?

— Che non possiate accompagnarmi.

Il signor Verni era imperturbabile; interrogava e rispondeva con una

serenità che faceva rovinare ad ogni tratto gli edifizii della mente di

Silvio.

— Non vi è dubbio, è avvenuto qualche cosa, pensava quest'ultimo,

parendogli d'aver colto al volo una contrazione amara delle labbra,

o un corrugare di sopracciglia, indizii poco lusinghieri sulla faccia

d'un marito. Ma il signor Verni sorrideva con tanta bonomia, che era

assolutamente impossibile durare in quel pensiero.

— Non è avvenuto nulla, concludeva Silvio. E così da capo più d'una

volta.

Dopo aver parlato di viaggi d'ogni specie, e aver passato in rassegna

i costumi spagnuoli, incominciando dalla _Donna_ e dal _Caballero_

fino ai _guitarreros_ e ai suonatori di _mandolino_, il signor Verni,

che era mostruosamente erudito, trasportò Silvio sulle vette della

_Sierra Nevada_, e naturalizzò con lui, indicandogli la vegetazione

sottostante, e cento altre cose così belle, che se Silvio non avesse

avuto in animo d'andare in Spagna, se ne sarebbe sentito struggere

di voglia; e a starsene in Italia più oltre, si sarebbe ammalato di

nostalgia. Ed io giuro che mai marito fu più eloquente e più fortunato

nello sbarazzarsi d'un pericolo pella castità del suo talamo.

Silvio stava per accommiatarsi.

— Saluterete per me la vostra signora.

— Non mancherò di farlo.

E qui una stretta di mano. D'improvviso il signor Verni si battè la

fronte. S'era dimenticato di un piccolo affare, in cui forse la bontà

del signor Silvio avrebbe potuto tornargli utile.

«Silvio, pensate! non domandava di meglio che di favorire la bontà del

signor Verni».

— Voi non partite che domani?

— Così conto di fare. Le mie valigie sono già all'ordine.

— A che ora contate di partire?

— Alle due pomeridiane.

— È inutile, non posso farvi perdere la mattina; non ne parliamo più.

— Vi pare? La mia partenza non è che allo stato di progetto, posso

differire.

— Non mette il conto.

— Del resto le mie ore del mattino sono perfettamente libere; un paio

di visite, ed è l'affar di mezz'ora.

— Il mio sarebbe per l'appunto l'affar di mezz'ora.

— Vedete! Dite dunque, in che posso servirvi?

— Un'inezia; domani mattina ho uno scontro...

— Un duello?

— Un'inezia; e siccome non è gran tempo che io sono a Milano, ed avrei

caro che le mie parti fossero trattate da _amici_, così...

— Sarò vostro padrino, disse Silvio agitato, e guardava il viso del

signor Verni. E chi è il vostro avversario?

— Non so se voi lo conosciate, il cavalier Salvani.

Silvio impallidì.

— Lo conoscete?

— Lo conosco.

— Un gentiluomo.

— E la ragione?....

— Un'inezia, ve l'ho detto. Il cavalier Saivani si ostinava a credere

che l'attuale ministro salverebbe il paese; ed io mi ostinava a dire

che lo perderebbe. La politica è sempre perniciosa per le teste

vulcaniche. Ne ho fatto esperimento, e dico che è meglio l'amore.

Ci siamo scaldati un poco, egli mi ha detto con un giro di parole

graziosissimo qualche cosa che è sinonimo di _cretino_, ed io

altrettanto; per rincarire la dose ho fatto vedere che io l'avevo in

conto d'uomo _illiberale_; ho parlato dell'_altezza dei tempi_.... Il

cavaliere ha spiegazzato fremendo un paio di guanti, ho indovinato di

che si trattava, e l'ho trattenuto dicendogli che gli avrei mandato i

miei padrini... Ecco il fatto.

E il signor Verni rideva delle sue parole, gaio e spensierato come un

fringuello. Silvio non rideva più.

— Ho avuto in mente, soggiungeva il signor Verni, di rappattumarmi con

quell'uomo, per non dare al pubblico questo spettacolo insipido di due

galantuomini che si tagliano le braccia per porre in salvo l'onore. Ma

non ho saputo essere così forte da lottare contro il pregiudizio. Si

direbbe di me che sono un vigliacco; non è egli vero?

Tutto questo dialogo era avvenuto sul limitare della porta. Silvio

domandò dell'abitazione del Salvani; si tolse il carico di pensare a

tutto, ed uscì col cuore angosciato.

Un segreto, vol. 1 · 第 23 / 42 题