Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a questo punto, non v'ha più
dubbio ch'egli sia innamorato. S. Tommaso stesso non ne vorrebbe di
più. Però di solito avviene che dopo le prime titubanze puerili, un
po' per vergogna, un po' per una certa audacia che a tempo opportuno
Amore non trascura mai di concedere, si finisce sempre per svelare la
passione nascosta, ed offerire un cuore ricolmo fino all'orlo del più
puro affetto che amante possa nutrire.
Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace di certe gherminelle,
ed è raro che si tenga sul sentiero battuto e non rasenti invece
gli eccessi, così è che spesso i più timidi diventano a un tratto
arrischiati, e dove da prima si tenevano morti per una parola e per un
sorriso, si gettano a corpo perduto nella via delle audacie.
Le faccende di Silvio non dovevano andare altrimenti.
Una bella sera — le sere degli innamorati sono sempre belle — Silvio
si vestì con una ricercata trascuranza, e andò in casa del signor
Antonio Verni con animo di dire a Carlotta, «che i suoi occhi erano due
soli, e il cuore che egli le offeriva una sterile landa da fecondare
coi suoi raggi,» o qualche altra squisitezza di questo genere. Questa
volta aveva avuto l'attenzione di consultare il suo orologio, ed era
riuscito, a furia di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè degli
ultimi. Secondo i suoi calcoli questo ritardo doveva chiudere gli occhi
del marito, e guadagnargli qualche pollice di terreno sulla via della
sua conquista.
La brutta parola è scritta. Egli non lo diceva a sè stesso, non voleva
pensarlo, quasi non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli sorrideva
in un cantuccio della mente; e dica chi conosce il cuore dell'uomo se
poteva essere altrimenti.
In generale si comincia sempre allo stesso modo, e si corrono
successivamente le stesse fasi — si ammira, si sospira, si desidera. La
prima fase offre pochi pericoli, però i mariti possono dormire placidi
sonni. Dalla seconda alla terza non v'ha che un passo, se pure non si
confondono in una. Questo però resta fermo, e farà bene chi ne porrà
in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio del sacro fuoco
coniugale.
Silvio aveva sospirato più d'una volta; senza accorgersene si
travagliava da un pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si andava
ripetendo che le sue intenzioni erano oneste, e che quando avrebbe
fatto palesi i suoi sentimenti, non sarebbe andato più in là.
Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto la nobiltà dell'animo
suo disinteressato, e l'avrebbe forse stimato — era più che egli non
desiderasse.
Forse queste sue fantasie avevano un lato vero — la vanità è l'unico
rimedio dell'amore, e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima sull'ara
della virtù può lottare, con qualche speranza di vittoria, colla
frenesia dei desiderii.
In quella sera le sale del signor Verni erano più affollate del
solito. Silvio, che sul limitare della porta avea deposto gran parte
dell'audacia che lo aveva sorretto per via nei suoi propositi, entrò
alquanto imbarazzato, parendogli che gli occhi di tutti si fissassero
sul suo volto e vi leggessero i suoi pensieri. In fondo, benchè egli
facesse mestiere di letterato, non era dei più avveduti, e se aveva una
macchia sulla coscienza, bisognava che gli salisse alle guancie.
Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse la mano, lo chiamò: _mio
caro signore_, e lo fece sedere al suo fianco.
Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta. Ne domandò a _lui_,
e _lui_ rispose che _ella_ sarebbe venuta a momenti; poi riprese il suo
ragionare brioso.
Assolutamente in quella sera il signor Verni era di buon umore. Silvio
lo pensò, e per un momento si sentì venir meno. Amareggiare così le
gioie d'un uomo onesto! colpirlo nei suoi affetti, nella sua pace!...
Ma Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno a sè, ricercandola
cogli occhi.
— Che cercate? gli domandò il signor Verni.
— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e per rassicurarsi, guardò la
faccia di quell'uomo.
Era bello, assolutamente bello.
— È una cosa orribile — un marito! e da quale stampo è dunque uscito
costui? pensò dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che io mi sento
attratto verso di lui, chè egli mi è simpatico, e mi pare quasi
d'amarlo.
L'esame fu brevissimo, ma completo. E riconobbe per la prima volta
sotto le linee di quel volto sorridente, una impronta di virile
severità che non disarmonizzava tuttavia coll'abituale dolcezza con cui
era uso trattare.
Da quel punto Silvio fu sulle spine; si contorceva sulla sua seggiola
come un uomo annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella compita
persona ch'egli era, gli offerì di fare una partita agli scacchi.
— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse.
— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto guardava sott'occhio una
porta, da cui parevagli dovesse uscire Carlotta.
— Dunque accettate? replicò l'altro.
— Accetto — stava per dire Silvio senza badare — ma in quella l'uscio
si aprì, e Carlotta entrò nella sala.