Per aprire il cancello cigolante, egli approfittò del fragore d'un
treno che scivolava nell'ombra notturna.
Il vento taceva; le cime degli alberi stavano tutte immote; tra i
filari degli aranci, le lucciole non trescavano più. Risonava di tempo
in tempo la caduta d'un frutto delle palme, o il gracidar già fievole
dei ranocchi, su in alto nel serbatoio delle acque irrigue.
Il giardino grigiastro susurrava con un brivido ignoto alla vita
diurna, e qualche cosa placidamente singolare era fra le lucide
frasche delle magnolie, fra le chiome dei palmizii, fra i cespi dei
fiori....
Cesare entrò.
Il passo cauto sulla ghiaia aveva risvegliato l'attenzione del cane di
guardia, che accorreva latrando. Si udiva il galoppo della bestia; e
quando gli fu vicina, Cesare la chiamò sottovoce:
--_Nero_, silenzio! Qui, _Nero!_
Il cane, un bastardo, di grandezza mediocre, nero col petto bianco,
fiutò l'uomo e tacque; si scrollò e ripartì di galoppo, mandando
ancòra qualche latrato, lontano, per chiasso.
Cesare aveva anticipato di pochi istanti l'ora del convegno. Temeva
d'incontrarsi coi figli del massaio, che lavoravan di notte al torchio
in una piccola casa rustica, dietro la villa. La villa, dal chiosco
ove il Lascaris era giunto, aveva contorni indefiniti, nell'ombra, e,
davanti, i due palmizii immobili sembravano proteggerne il riposo.
L'uomo si sentiva inquietamente felice; pregustava le delizie
dell'amore che comincia, e non possedendo ricordi d'avventure
consimili, non aveva preparato nè una frase nè un gesto; egli sapeva
che la sua passione sarebbe bastata a trascinare lui e la donna
nell'ampio cerchio di luce, in cui tutte le parole sfavillano e sono
grandi.
A mezzanotte precisa, Emilia gli andò incontro e gli tese la mano.
Teneva dall'altra la catena di _Nero_, che s'era imbattuto in lei, e
ch'ella aveva posto al guinzaglio, perchè non disturbasse oltre.
--Accenda!--disse brevemente.
Cesare s'avvide allora che sulla tavola di pietra nel mezzo del
chiosco era preparata una piccola lampada.
--Non tema,--aggiunse la donna.--Il giardino è deserto, questa notte:
gli ulivi ci nascondono interamente.
Al debole raggio della lucerna, sì guardarono.
Emilia indossava un abito bruno; per effetto della luce scialba, o per
la commozione violenta, appariva di una pallidezza mortale. Seduta
sopra un rozzo sgabello di legno, il cane sdraiato a' suoi piedi, era
una figura tragica, davanti alla quale i desiderii arditi dovevano
svanire.
Cesare ostentava una calma, che di momento in momento poteva
mancargli. Il corrugare delle sopracciglia avevagli solcato la fronte
d'una linea scura. Stava in piedi; guardava la donna con un senso di
nuova inquietudine. La sola vista di lei gli richiamava anco una volta
la tristezza, che mai non era giunto a dominare, avvicinando le due
sorelle. Su quelle giovani, su quelle fresche esistenze, il grigio
nembo del destino s'addensava; ed egli aveva voluto sfidarlo con loro,
ed era troppo tardi per isfuggire alla solidarietà paurosa.
--«Chi direbbe, questo, un convegno d'amore?»--si domandò, mentre
Emilia aveva cominciato a parlare.
--Mi ha scritto che desiderava un colloquio,--ella disse, incerta
nella voce.--Perchè vuole spiegarmi una cosa assurda ed inutile?...
Non le basta avere per sempre spezzato la nostra amicizia, dandole un
significato che io non posso accettare?
Egli incrociò le braccia al petto, e dichiarò:
--Non è cosa assurda, il mio amore; forse, non sarà cosa inutile.
Debbo ripetervi quanto vi ho già scritto: ho bisogno di voi per
vivere.
--No!--proruppe Emilia, alzando la testa a guardar, più che l'uomo, la
realtà della passione ond'era ormai stretta e incalzata.--Io non
ascolto queste frasi. Con una parola posso toglierle ogni speranza, se
non le ha tutte ancora perdute.... Odio l'amore di Lei, odio l'amore
di chiunque.
Cesare fece un passo verso la leggiadra figura dolorosa, la quale
parlando aggiungeva una grazia ignara al suo aspetto, e gli toglieva
l'ombra di durezza, che l'abito aveva tentato di dargli.
--Emilia,--egli disse, prendendole una mano.--Voi mi sapete incapace,
per indole e per abitudini, a compor delle frasi.... Mi vedete calmo,
perchè non ho esitanze, e la fine di questo convegno sarà anche la
fine di lunghi tormenti.....
--Non si muore per una donna sconosciuta,--mormorò Emilia,
distogliendo lo sguardo dal volto di Cesare, e liberando la mano....
--Sconosciuta?...--esclamò il Lascaris.--Io vi conosco.
La giovane tornò a fissargli in viso gli occhi grigi, a cui la luce
scialba non aveva rapito l'espressione di smarrimento e di timida
carezza.
--....E so che in questo istante nessuno è meno sincero di
voi,--proseguì l'uomo, con voce calda.--Volete ingenuamente tradire
voi medesima.... Perchè non dirmi che vi sono indifferente, che non
v'ispiro la simpatia più modesta?... Ciò è ben possibile!... Ma mi
dite che tutti gli amori vi sono odiosi, ed è falso, Emilia. Voi
desiderate l'amore quanto lo desidero io; voi l'aspettate, come
vogliono la giovanezza vostra e la vostra bellezza. Siete pura, ma non
fredda, nè insensibile.
--Oh, ve ne prego!...--ella interruppe, Avvertendo una vampata di
rossore salirle alle guance e alla fronte, per l'acuta indagine, la
quale pareva emergere da un di quei sogni, che non dànno tregua, e
popolano la mente di fiamme, e soffian sulle carni.
Cesare le afferrò di nuovo le mani, le trattenne, inginocchiato presso
di lei, parlandole quasi all'orecchio.
--Ascoltami, Emilia, e rispondimi. La tua anima non ha più segreti per
me; essa vive con la mia, da lunghi giorni, da mesi.... Perchè
sottrarla alla gioia?... Perchè odii il mio amore, se ancòra non si è
espresso? Non è una passione della quale tu debba arrossire. Non è un
ingannò. Forse, colmerà la lacuna de' tuoi sogni...
Emilia pensò in quel punto:
--«Davvero, dunque, la mia alcova è chiusa invano.... Qualcuno vi
passeggia in ispirito ogni notte....»
Il rossore bruciante che di nuovo soffuse il volto della donna, fece
pensare a Cesare:
--«Ah, quest'abito nero sarà l'ultimo, che me la tolga allo sguardo!»
Avvenne una pausa brevissima. Si guardarono negli occhi, sentendo
quasi tattile il nembo del destino che li avvolgeva.
Era qualche cosa tragica, fra loro, come un urlar lontano di lupi
famelici, che a mandra lascino le steppe nevose, per addentrarsi ov'è
speranza di preda. Grandi visioni li turbavano, inesplicabili visioni
d'altri luoghi e d'altri tempi. La passione quasi taceva, innanzi al
mistero di due anime congiunte da ineluttabile fatalità.... Era il
silenzio minaccioso, il quale precede un terribile duello?... Era la
corrente del fascino, irradiatrice d'ultimi bagliori, prima che i due
corpi balzino, s'allaccino, si travolgano nell'eternità?
Ascoltavano come lo stormire di una immensa foresta.
Emilia si scosse la prima, bruscamente, atterrita. Udì le parole
intime dell'uomo, e le interruppe con un grido, chinandosi su di lui:
--Ma io, io, non vi conosco, Cesare!... Io non so chi voi siate!...
Che cosa avete fatto di me?
--È vero,--disse il Lascaris.--Hai bisogno del mio passato, Emilia,
per giudicar del nostro avvenire.
--Neppur questo,--ella seguitò, con voce profonda, quasi mistica nel
silenzio vivo del giardino.--Neppur questo, Cesare. I fatti son forse
ben poca cosa, in paragone dei sentimenti.... Ma io non so il vostro
animo.... Chi siete? Ditemi chi siete! Che cosa volete da me? Vedete
come sono triste? Non vi manca il coraggio di prender parte alle mie
angosce? E perchè volete sacrificarmi il vostro avvenire?...
Così parlando, ella non ebbe forza a trattenere un affettuoso gesto
istintivo, in cui la sorella pareva confondersi con l'amante; e le sue
mani sfiorarono i capelli del giovane, e vi s'indugiarono in una mite
carezza.
--Dimmi che mi ami, prima!--egli esclamò, stendendo le braccia a
cingerle il busto, con un gioioso slancio di vittoria.
Le cercò avidamente la bocca, e la risposta migrò da labbra a labbra,
non udita nemmeno dalle pallide foglie immote. Ma poichè Emilia
sentiva la stretta divenire ardente, e il suo cuore e il cuore
dell'uomo precipitare i battiti come nell'ora delle supreme follie,
ella aggiunse:
--Lasciami!... Lasciami!... Lasciami!...
E si scostò con un balzo.
Da quel punto, tutto aveva mutato significazione. Il passato era
sepolto nell'oscurità; non fiammeggiava di fronte ai due innamorati se
non il futuro, un'ampia via pagana, che luccicò un attimo
visibilissima ai loro sguardi; poi essa pure si spense, e Cesare ed
Emilia si ritrovarono nella notte, nel chiosco, entro il circolo delle
cose reali, che dovevano essere vissute ad una ad una. _Nero_ si
drizzò inquieto. Aveva udito romore e scrutava nel giardino
grigiastro, le orecchie aguzze; cominciò a ringhiare, e si slanciò
fuori d'un tratto, abbaiando distesamente.
Emilia pure aveva guardato la villa, impallidendo; e mentre Cesare la
raggiungeva, ebbro di desiderii, avido di baci, ella lo arrestò con la
mano.
--Ve ne prego!--disse con voce spenta.--Che cosa ho fatto? Che cosa
speri?
--Ah non pentirti di vivere!--esclamò il Lascaris, vedendole il volto
tutto bianco di sgomento.--Più tardi, più tardi, mi dirai: concedimi
ancòra un lampo di felicità.
E fissandola così ritta, pallida, pallidissima per l'abito bruno, per
il diadema di capelli neri, coi grigi occhi illuminati da
un'espressione in cui lottavano mille sentimenti contrarii, fissando
la svelta forma, ch'egli aveva temuto di non potere allacciar mai
colle braccia,--l'inno semplice e immortale gli sgorgò dal cuore e
dalle labbra:
--Come sei bella!--proruppe, non osando quasi avvicinarla.--Come sei
bella, anima mia, divina statua!... Come sei bella!
Emilia rabbrividì allora, al sogno: l'uomo che sorridendo le aveva
preso una mano, appena per l'estremità delle dita, e l'aveva condotta
sulla soglia della porta invarcabile. Fuori del sogno, in quella notte
estiva, Cesare era ancòra innanzi a lei, ed ella rabbrividiva di
spavento e di pudore....
--Dimmi che vuoi essere mia per sempre,--egli le susurrava,
prendendole una mano, timidamente, appena per l'estremità delle dita,
e chiamandola a sè.--Perchè non comprendi che io ti amerò sempre come
oggi? Io darò per te il mio sangue, la mia vita, il mio orgoglio;
abbandonerò gli amici, porterò superbo il più greve giogo che ti
piaccia impormi; rinnegherò ogni fede, e avrò la tua sola fede, la tua
religione....
Quindi aggiunse, esaltato, traendola dolcemente a sedere sulle sue
ginocchia, e cingendola con le braccia:
--Tutto questo, io te l'ho già detto, da molto tempo. E tu l'hai
udito, non è vero, senza che io parlassi? Hai capito che la mia
esistenza cessava, per raddoppiarsi con la, tua?...
Abbandonata fra le braccia di lui, Emilia non osava far moto, bevendo
la dolcezza dell'inno eterno. E di repente, sollevò la testa col suo
atto risoluto, e offerse il viso ai baci, perdutamente, ebbramente,
avvinghiata al petto dell'amante. Tutti i baci scesero sulla bocca di
lei, sugli occhi, sui capelli, sulla gola; ella li rese, così assetata
di delizie, che non avrebbe resistito al tentativo più audace.
Sotto l'impeto della passione senz'argini, ebbe d'improvviso la
visione della strada che conduceva a Pieve di Sori; vide sè stessa
calma in apparenza e turbata nell'anima: vide Cesare al suo fianco;
capì come già da quel giorno tutto fosse stato predisposto....
Ella aveva resistito assai, aveva sacrificato abbastanza alla
verecondia del suo sesso. Nessuno avrebbe ormai osato condannarla.
--Ascoltami,--disse Cesare sottovoce.--Non mi negherai ciò che ti
domanderò?
Sorrise, vedendo Emilia ritrarsi un poco, e fissarlo inquieta.
--È un piccolo capriccio,--aggiunse,--una cosa puerile.... Voglio
salir con te nella tua camera da letto; voglio vedere dove tu
riposi...
--No, no, no,--rispose la giovane, sgomenta.--È impossibile.... È già
una pazzia riceverti qui.... Non chiedere.... Debbo rifiutare....
--Faremo così adagio,--proseguì Cesare, tranquillamente
implacabile.--Saliremo all'oscuro: tu mi condurrai. Resteremo un solo
minuto; vedrò dove tu riposi, e torneremo.... Non rifiutare, mia
divina.... Voglio respirare il profumo della tua camera, un minuto
solo....
Mentr'egli parlava, la donna s'era levata dalle ginocchia di lui, e
guatava la villa piena d'ombra.
--Dov'è la _sua_ finestra?--interrogò il Lascaris, ritto alle spalle
d'Emilia.
--La finestra di mezzo è la _sua_ finestra,--mormorò Emilia, immobile.
--Senti che silenzio?... Dorme.... Non la sveglieremo.... Suvvia,
anima, non rifiutare!
--Ma non capisci?--esclamo Emilia, volgendosi a guardarlo.--Non
capisci che rifuggo dal condurti nella casa dov'ella dorme...?
--Di che cosa siamo colpevoli, Emilia?--rispose Cesare.--Quando vivrai
dunque per te, senza spettri? Manchi di fede a qualcuno? Sono io
legato a qualcuno? Siamo liberi; ci amiamo.... Perchè devi arrossire?
E camminando per il chiosco, seguitò concitato:
--È dunque vero che hai rinunziato a vivere! Non potevo credere, tanto
la cosa è triste e strana! Ti vergogni d'amare, e ti avveleni ogni
istante di gioia! Dovrò nascondere la passione ch'è il mio orgoglio,
per lasciar dormire i tuoi scrupoli?
--Cesare!--implorò la giovane, fermandolo e prendendogli una mano.
Esitava; guardava ora lui, ora la villa assopita coi due palmizii i
quali ne vigilavano il sonno.
--Vieni!--disse rapidamente.
Cesare spense la lampada sulla tavola, ed uscirono dal chiosco.
Il giardino susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna, e il
gracidar delle rane era cessato; ma certi fiori che non s'aprono, se
non nell'umidità dell'ombra, effondevano un profumo di notte romantica
ed antica. Emilia pensò alle sere innocenti in cui scendeva ad aspirar
la fragranza selvatica di quei fiori, tra i quali le lucciole
nottiludie vibravano i loro piccoli lampi.
--_Nero!_ Povero _Nero!_--ella mormorò, vedendo il cane sbucar da un
viale, e tornare a lei.
Esso veniva cautamente, trascinandosi dietro la catena; Emilia si
chinò a staccargliela dal collare, e il cane si drizzò a ringraziare,
scodinzolando.
--Va, va, _Nero!_--disse Cesare, a bassa voce.
--È inquieto: vuol seguirci,--osservò Emilia.--Non si fida....
--Non si fida di me,--soggiunse il Lascaris, sorridendo.
Emilia gli strinse la mano in silenzio. Quanto più procedeva, tanto
più si smarriva di coraggio; l'inutile audacia di ciò che stava per
fare, le sembrava enorme.
--Sai quale pericolo affrontiamo?--bisbigliò, quando giunsero a' piedi
della breve scala di marmo--....Di notte, ella si sveglia, e qualche
volta entra nella mia camera,
--Perchè?
--Ha paura.
--Di che cosa?
La giovane fece un gesto perduto, rabbrividendo.
--E tu temi anche per questa notte?--chiese il Lascaris, con lo stesso
fremito.
Emilia tacque, guardò la scala bianca, e, al sommo, la porta chiusa.
--Vieni, vieni!--ripetè febbrilmente.--Non temo nulla.... Ti ho
promesso....
Parve infinita la breve scala; parve ai due innamorati che nella
oscurità qualche spirito potesse ergersi minaccioso; sentirono il
respiro affievolirsi e il battito del cuore crescere vertiginosamente.
Procedettero, sapendo pure che ad ogni passo il pericolo aumentava.
--Eccoci!--susurrò a un trattò la donna, aprendo cauta un uscio.--Sei
nella mia camera.
--Chiudi la porta che comunica, ed accendi, accendi un lume, una
lampada,--pregò Cesare, stringendo Emilia fra le braccia.
--No! No! Sei pazzo?--balbettò questa, tutta tremante.--Se non
dorme?... Udrà il romore, vedrà la luce....
Ebbe un sussulto che la scosse dalla testa ai piedi. Le sembrava già
di scorgerla sulla soglia, d'ascoltarne il grido.... Come erasi potuta
dimenticare così? In brevi ore, ella s'era mutata, compieva degli atti
di cui non aveva quasi coscienza, e che in pieno giorno le sarebbero
parsi d'un'arditezza proterva e malsana.
--Perchè siam venuti qua su?... È una cosa spaventevole,
Cesare!--continuò, soffocata dalla paura.--Ella cammina così
adagio!... E l'uscio è aperto; non si può chiuderlo; stride.
--Suvvia, anima,--tentò l'uomo,--non pensare.... Dorme!...
Parlavano senza vedersi, ritti ed abbracciati, con le voci morte; a un
passo da loro, non si sarebbe udito verbo. Infine, dopo una pausa
d'angoscia, Emilia dichiarò:
--È impossibile resistere.... Voglio assicurarmi che dorma....
Aspettami; non muoverti di qui; entro nella sua camera e torno.
Già si avviava decisamente; ma Cesare la trattenne.
--Vuoi andare così?--disse.--Così vestita?... Se non dorme,
t'interrogherà.... Che cosa risponderai?... Spogliati!...
Hai dimenticato che son le due di notte,--proseguì,
sorridendo.--Spògliati, Emilia; devi fingere di essere scesa
dal letto.... Spògliati!
La voce era commossa, quasi l'invito avesse avuto un'altra, ben più
cara significazione; e l'idea lo incalzava senza pietà, non venuta da
lui, non meditata prima, balzata viva dalle tenebre infide.
--Spògliati,--ripetè.--È oscuro; non potrò vederti. Dubiti di me?...
Coraggio, mia divina; l'uscio è aperto, ed ella può giungere.
--Ah, non lo dire!--esclamò Emilia, aggrappandosi a lui, come per
sottrarsi al pericolo.
Angosciata, smarrita, con un ronzìo di terrore negli orecchi, la
giovane avrebbe in quell'istante obbedito a qualunque voce
imperiosa.... Girò lo sguardo nella spessa tenebra; non uno spiraglio
di luce che potesse tradirla.... Si decise.
--Sì, sì, mi spoglio,--acconsentì febbrilmente, senza pensare che la
parola sembrava in bocca di lei un grido di passione.--Farò come tu
vuoi, Cesare.... Mi spoglio!...
Cesare la sentì staccarsi e avventurarsi nella camera, francamente,
con l'infallibile destrezza dell'abitudine. Egli aveva trovato il vano
della finestra, e vi stava immoto.
Non mai un più energico dominio di sè stesso gli era stato imposto; si
curava ben poco del pericolo, si rideva dell'uscio aperto. A due passi
da lui, l'amante si spogliava tutta, e rivestiva la molle veste
notturna. Oh, giungere alla donna invisibile, e sentirla palpitare fra
le braccia!... Vi doveva essere un momento in cui l'oscurità ammantava
il corpo nudo di Emilia, e glie la sottraeva allo sguardo innamorato.
Egli pensava alla sventura dei ciechi, profonda come un abisso.
E sussultò, udendo; la voce della donna mormorare sommessamente:
--Ecco; ora vado.... Aspettami.... Tornerò sùbito....
Egli protese le braccia nell'ombra, bevendo, il profumo della giovane
discinta; ma non riuscì se non a sfiorare una mano di lei, che non si
lasciò attrarre.
--Aspettami,--disse ancòra Emilia.--Dopo, sarò più tranquilla.
Cesare si calmò.
Ella doveva tornare. Nessuna forza umana, allora, avrebbe potuto
contenderla al suo destino.