_Alli magnifici Ambasciatori a presso al Papa._
_Magnifici Domini etc._ — Hiersera ci fu mandato dal reverendissimo
Arcivescovo di Capua un piego di vostre lettere, quali andavano
alli Magnifici Dieci; e trovandoci noi qui a negotiare accordi fra
la Santità di Nostro Signore e la nostra Repubblica, le leggemmo
per intendere quello che VV. SS. trattavano di costà con Sua
Beatitudine; e veduto che quelle dicono che Sua Santità ha dato
mandato libero al prefato reverendissimo Arcivescovo, per essere
più facile il negotiare rispetto alla vicinità. A che vi dichiamo
che Sua Signoria reverendissima dice, il suo mandato non si
estendere ad alterare in parte alcuna la Capitolazione fatta fra
Sua Santità e la Maestà Cesarea; il che non è a proposito di Sua
Beatitudine nè della nostra Città; e sarebbe meglio trattare con
Sua Santità. Però confortiamo VV. SS. a fare ogni opera ridurla
costì, che all’arrivar di questa saranno comparsi gli altri Oratori
vostri colleghi e forse la potrebbono disporre.
Noi habbiamo le medesime commessioni che hanno le SS. VV. e
crediamo fare poco frutto. E questo esercito si fa innanzi predando
e bruciando tutto il Paese; il che non passa senza carico di Sua
Beatitudine, essendo sua patria. Le allegate lettere di VV. SS. le
mandammo stamani di buon’hora alli signori Dieci. Nè altro, salvo
che del continuo a VV. SS. ci raccomandiamo. Di Feghine, a’ 30 di
settembre 1529.
Portò il Selbastrella cavallaro del Papa.