XI.

_Magnifici Signori Dieci._ — La lettera delle Signorie Vostre delli

venticinque haviamo ricevuto, et inteso le electione di Bernardo

da Castiglione a questo illustrissimo Principe, per la venuta del

reverendissimo Arcivescovo di Capua, che si aspecta con desiderio;

et perchè venga sicuro, si manda il salvocondocto con il trombetto.

Però le Signorie Vostre accelerino la venuta sua, et con qualche

resolutione; perchè Sua Excellentia non vuol più parole, nè si

è possuto obtenere che non marci innanzi, che ad ogni modo vuole

andar domane a Figline. Et pensiamo che la cavalleria scorrerà ben

presso alla ciptà. Et il danno che questo povero paese riceve non

si potria credere; et molto più lo riceverà hora che si aproxima,

perchè e soldati, vedendo marciare, pensano che l’accordo non

segua; li quali stanno tanto desiderosi di venire quanto noi di

mandarneli; et ogni giorno ce ne compariscie di nuovo, et tutti

hanno ricapito.

Non voliamo mancare di significare alle Signorie Vostre che,

subito venuto l’Arciveschovo di Capua, referì alla Excellentia

del Principe, havere trovati li oratori mandati dalle Signorie

Vostre al Papa; et inteso che non portavano auctorità nissuna

di convenire, secondo quello che Sua Sanctità domanda. Sua

Excellentia si alterò molto, dicendo che noi li haviamo mostro una

cosa per un’altra, et che non vuole più intendere altro. Noi ci

ristrigniemmo con la Excellentia Sua, et di nuovo efficacemente

li mostrammo quanto cotesta Republica era desiderosa di convenire

con la Maestà Cesarea et esser sua devotissima, et al Papa dare

le cose ragionevole; et che lui non ha che fare della ciptà più

che ciaschuno altro partichulare, ma che l’è libera ec. Et che se

Sua Maestà Cesarea consentirà che la ciptà sia occupata, mancherà

di quella somma iustitia, per il che dice esser venuta in Italia.

Et che Sua Maestà Cesarea se ne servirebbe assai più havendola

amica et devota in questo presente stato che altrimenti, perchè

mai mancò della fede nè mancherà. Et in conclusione non si è per

noi mancato con ogni diligentia di svolgerlo da questa fantasia

del Papa et tirarlo al convenir fra noi et la Maestà Cesarea. A

che, per assai si sia battuto, non ci è stato ordine che habbi

voluto udirne niente, allegando che conoscie bene che il servitio

della Maestà Cesarea saria haver la ciptà amica più in questo

presente vivere che altrimenti; ma che havendoli Sua Maestà Cesarea

promesso, prima consentirebbe di perdere tutto l’imperio suo che

manchare di sua parola. Et che Sua Excellentia non ha mancato

mostrare a questi Nuntii del Papa et prima alla Sanctità Sua,

quanto iniustamente questa guerra ci sia facta, dovendoli assai

bastare se lui era restituito in le cose sua legiptimamente: a che

Sua Sanctità ha risposto che, hauto che egli harà un certo honore,

che in questa cosa stima, dimostrerà a tutto il mondo, che lui non

vuole occupare per modo alchuno la ciptà, nè vuole se non le cose

iuste, ma esserli buon padre et protectore. Alle qual parole dando

Sua Excellentia molta fede, ci consigliava a mandare di nuovo al

Papa et rimetterci in le braccia sua; et che interim lui fermeria

lo exercito, con questo che le Signorie Vostre fermassino le

difese, sì come da Lorenzo Strozi quelle saranno state raguagliate.

Mostra Sua Excellentia tenere tanta buona voluntà inverso cotesta

ciptà quanto sia possibile, et che dei danni che la riceve et

che la potria ricevere dolerli quanto se nel suo stato fusse. Et

anche consigliava le S. V. nuovamente mandare allo Imperatore in

diligentia, supplicando che volessi contentarsi di voler lassar

la ciptà in questo presente stato; et se non altro ne potessi

cavare da Sua Maestà, almanco ne cavassi una buona lettera per il

Papa che lo confortassi a contentarsi de l’iusto. Hora le S. V.

possono secondo noi risolversi, da questo illustrissimo Principe

non cavare altra resolutione che questa, et in su questo fondarsi,

et mandare questo nuovo oratore con l’ultima loro voluntà, et con

nuovo mandato di poter convenire con questo illustrissimo Principe

in nome della Maestà; et con commissione (quando occorressi

convenire ne’ casi del denaro) che, se pure lo potessimo in modo

alchuno volgere con larghi partiti che se li facessino, noi lo

possiamo fare. Benchè, come è detto, non crediamo cavarne altra

resolutione; perchè, sendo stati lungamente in secreto con Sua

Signoria illustrissima et con il signor Marchese del Guasto,

habbiamo largamente mostroli la intentione delle Signorie Vostre

et il benefitio della ciptà et il dover della iustitia; et ci pare

haverne cavato quello che cavar se ne può. Per il che si manda alle

S. V. il presente Bernardo Capponi, perchè l’habbino questa salva.

Il quale piacerà alle S. V. rimandarci, perchè ce ne serviamo.

Siamo stati con il reverendissimo Arciveschovo di Capua, et

inteso che qui non è venuto con altra commissione che secondo

l’appuntamento che Sua Sanctità ha con Cesare, che è il

sopranarrato, et che assai miglior pacti haria la ciptà, gittandosi

nelle braccia di Sua Sanctità che altrimenti. Nè altro ci occorre,

salvo che di continuo a V. Signorie ci raccomandiamo. Da Monte

Varchi, a’ dì XXVI di septembre MDXXIX.

Di V. S.

_Servitori_

ROSSO DE’ BUONDELMONTI et

LIONARDO GINORI _oratori._

Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3 · 第 43 / 80 题