_Magnifici Signori Dieci._ — La lettera delle Signorie Vostre delli
venticinque haviamo ricevuto, et inteso le electione di Bernardo
da Castiglione a questo illustrissimo Principe, per la venuta del
reverendissimo Arcivescovo di Capua, che si aspecta con desiderio;
et perchè venga sicuro, si manda il salvocondocto con il trombetto.
Però le Signorie Vostre accelerino la venuta sua, et con qualche
resolutione; perchè Sua Excellentia non vuol più parole, nè si
è possuto obtenere che non marci innanzi, che ad ogni modo vuole
andar domane a Figline. Et pensiamo che la cavalleria scorrerà ben
presso alla ciptà. Et il danno che questo povero paese riceve non
si potria credere; et molto più lo riceverà hora che si aproxima,
perchè e soldati, vedendo marciare, pensano che l’accordo non
segua; li quali stanno tanto desiderosi di venire quanto noi di
mandarneli; et ogni giorno ce ne compariscie di nuovo, et tutti
hanno ricapito.
Non voliamo mancare di significare alle Signorie Vostre che,
subito venuto l’Arciveschovo di Capua, referì alla Excellentia
del Principe, havere trovati li oratori mandati dalle Signorie
Vostre al Papa; et inteso che non portavano auctorità nissuna
di convenire, secondo quello che Sua Sanctità domanda. Sua
Excellentia si alterò molto, dicendo che noi li haviamo mostro una
cosa per un’altra, et che non vuole più intendere altro. Noi ci
ristrigniemmo con la Excellentia Sua, et di nuovo efficacemente
li mostrammo quanto cotesta Republica era desiderosa di convenire
con la Maestà Cesarea et esser sua devotissima, et al Papa dare
le cose ragionevole; et che lui non ha che fare della ciptà più
che ciaschuno altro partichulare, ma che l’è libera ec. Et che se
Sua Maestà Cesarea consentirà che la ciptà sia occupata, mancherà
di quella somma iustitia, per il che dice esser venuta in Italia.
Et che Sua Maestà Cesarea se ne servirebbe assai più havendola
amica et devota in questo presente stato che altrimenti, perchè
mai mancò della fede nè mancherà. Et in conclusione non si è per
noi mancato con ogni diligentia di svolgerlo da questa fantasia
del Papa et tirarlo al convenir fra noi et la Maestà Cesarea. A
che, per assai si sia battuto, non ci è stato ordine che habbi
voluto udirne niente, allegando che conoscie bene che il servitio
della Maestà Cesarea saria haver la ciptà amica più in questo
presente vivere che altrimenti; ma che havendoli Sua Maestà Cesarea
promesso, prima consentirebbe di perdere tutto l’imperio suo che
manchare di sua parola. Et che Sua Excellentia non ha mancato
mostrare a questi Nuntii del Papa et prima alla Sanctità Sua,
quanto iniustamente questa guerra ci sia facta, dovendoli assai
bastare se lui era restituito in le cose sua legiptimamente: a che
Sua Sanctità ha risposto che, hauto che egli harà un certo honore,
che in questa cosa stima, dimostrerà a tutto il mondo, che lui non
vuole occupare per modo alchuno la ciptà, nè vuole se non le cose
iuste, ma esserli buon padre et protectore. Alle qual parole dando
Sua Excellentia molta fede, ci consigliava a mandare di nuovo al
Papa et rimetterci in le braccia sua; et che interim lui fermeria
lo exercito, con questo che le Signorie Vostre fermassino le
difese, sì come da Lorenzo Strozi quelle saranno state raguagliate.
Mostra Sua Excellentia tenere tanta buona voluntà inverso cotesta
ciptà quanto sia possibile, et che dei danni che la riceve et
che la potria ricevere dolerli quanto se nel suo stato fusse. Et
anche consigliava le S. V. nuovamente mandare allo Imperatore in
diligentia, supplicando che volessi contentarsi di voler lassar
la ciptà in questo presente stato; et se non altro ne potessi
cavare da Sua Maestà, almanco ne cavassi una buona lettera per il
Papa che lo confortassi a contentarsi de l’iusto. Hora le S. V.
possono secondo noi risolversi, da questo illustrissimo Principe
non cavare altra resolutione che questa, et in su questo fondarsi,
et mandare questo nuovo oratore con l’ultima loro voluntà, et con
nuovo mandato di poter convenire con questo illustrissimo Principe
in nome della Maestà; et con commissione (quando occorressi
convenire ne’ casi del denaro) che, se pure lo potessimo in modo
alchuno volgere con larghi partiti che se li facessino, noi lo
possiamo fare. Benchè, come è detto, non crediamo cavarne altra
resolutione; perchè, sendo stati lungamente in secreto con Sua
Signoria illustrissima et con il signor Marchese del Guasto,
habbiamo largamente mostroli la intentione delle Signorie Vostre
et il benefitio della ciptà et il dover della iustitia; et ci pare
haverne cavato quello che cavar se ne può. Per il che si manda alle
S. V. il presente Bernardo Capponi, perchè l’habbino questa salva.
Il quale piacerà alle S. V. rimandarci, perchè ce ne serviamo.
Siamo stati con il reverendissimo Arciveschovo di Capua, et
inteso che qui non è venuto con altra commissione che secondo
l’appuntamento che Sua Sanctità ha con Cesare, che è il
sopranarrato, et che assai miglior pacti haria la ciptà, gittandosi
nelle braccia di Sua Sanctità che altrimenti. Nè altro ci occorre,
salvo che di continuo a V. Signorie ci raccomandiamo. Da Monte
Varchi, a’ dì XXVI di septembre MDXXIX.
Di V. S.
_Servitori_
ROSSO DE’ BUONDELMONTI et
LIONARDO GINORI _oratori._