X.

Ed ora concludendo, o signori, queste mie rapide impressioni, questa

_causerie_ sul Barocchismo, permettetemi un'ultima considerazione;

discutibile, discutibilissima, lo so; ma a che serve una Conferenza, se

non eccita qualche discussione; se non è una suggestione, un invito, a

esaminare, a riflettere, a conversare sopra un dato argomento?

Questo barocchismo, di cui vi ho esposto qualcuno dei molteplici

aspetti che ha nelle varie sue fasi del grandioso e dell'ardito, dello

stravagante e del ridicolo, del molle e del triste; è essenzialmente

_moderno_, nella sua passionata ricerca del _nuovo_ a ogni costo:

e certe sue espressioni, prima che esso _deliri_ assolutamente, ci

simpatizzano più della inappuntabile _symmetria prisca_. Dimenticate

per un momento i _Manuali_, le lezioni, le _Guide_, e quel che _si

deve_ dire, e quel che _si deve_ ammirare; guardate coi vostri occhi,

pensate con la vostra testa, sentite col vostro cuore; e _forse_ vi

parrà d'essere più vicini alla Dafne del Bernini, che alla Giunone di

Villa Ludovisi; alla Santa Teresa, che alla Venere Capitolina. Forse

Gœthe, il Foscolo, e Keats, son stati gli _ultimi_ che hanno sentito od

espresso in plastici versi la divina _Euritmia_. Noi siamo oggi tutti

un po' barbari, un po' bizantini, un po' barocchi.... Nelle statue

greche perfette, vediamo eternato nel marmo il felice equilibrio dei

sensi e dei sentimenti: queste statue ci rammentano la primavera del

mondo. L'anima umana era sana e giovine allora; non era ancora venuta

meno sotto l'oppressione dei propri sogni: nè ancora l'intelligenza

era stata torturata da trenta secoli di precetti, di sistemi, e di

dubbi: nè il cuore affranto da trenta secoli di dolori. Nessuna penosa

dottrina, nessuna crisi interiore, avevan alterato la felice armonia

della vita e della forma umana, e il bel corpo cresceva come una bella

pianta sempre esposta alla luce. Oggi invece, la nostra vita è tutta

artificiale e sempre agitata: l'organismo nervoso è continuamente

sovreccitato, e rimane sempre irrequieto e assetato di sensazioni

nuove, strane, eccessive. La lampada della vita non è più una fiamma

pura e tranquilla, nutrita di liquore d'oliva, ma una face resinosa

e fumosa che manda torbide e rosse faville.... Tu avevi visto poco

dell'immenso universo, poco amato e poco sofferto, e però, o divina

Euritmia, il tuo volto è così calmo e sereno! Ma noi moderni, sentiamo

qua dentro qualche cosa che mancava agli antichi; che è il tormentoso,

eppur glorioso, nostro retaggio: il sentimento dell'Infinito, e la

coscienza dell'umanità. L'uomo moderno è meno egoista; e non sa godere

e sperare senza, un palpito di fratellanza. Non ha limitato il suo

ideale della Vita e dell'Arte a poche leghe di terra privilegiata,

ma indaga ed ama ogni plaga dove un altro uomo respiri, soffra, ed

ami. Secolari dolori hanno umanizzato il nostro cuore: e nelle voci

stesse della Natura, noi ascoltiamo la solenne e malinconica musica

dell'Umanità.

La vita Italiana nel Seicento Conferenze tenute a Firenze nel 1894 · 第 72 / 92 题