E che dire della gran piazza di _San Pietro_, tutta opera del Bernini?
Lo Shelley scriveva: “Più vedo _San Pietro_ e più mi sembra inferiore
alla sua fama; ma la piazza è stupenda.„ E il Taine: “Non v'è una
piazza eguale, o solamente comparabile a questa, in tutta Italia e
in tutta Europa. Nessuna bellezza più solida, più sana di questa: il
nostro Louvre, la piazza della Concordia non sono al suo confronto
che decorazioni da _Opera_. Essa monta leggermente, e si abbraccia
tutta in un colpo d'occhio. Due superbe colonnate in triplice linea
la cingono con la loro curva. Un obelisco nel centro, e ai lati due
fontane che agitano i loro pennacchi di schiuma popolano soli la sua
immensità.„ Ma l'interno della grande Basilica apparve al Taine come
allo Shelley, al Ruskin ed al Symonds, una enorme combinazione di
effetti _barocchi_: grandiosa ma teatrale, possente ma enfatica. “Una
grande opera architettonica dev'essere, dice il Taine, una parola
sincera, come un grido che esprima immediatamente un sentimento.„ E il
Taine ha ragione: ed è anche innegabile che il carattere cristiano di
dolore e di sacrifizio è meglio espresso dai chiaroscuri, dalle tenebre
mistiche, dai vetri colorati, dalle selve di colonne e di guglie di una
cattedrale gotica; che, senza uscir d'Italia, come opere d'arte una
e omogenea, Santa Maria del Fiore, San Marco di Venezia, il Duomo di
Pisa, il Duomo di Milano, son superiori al _San Pietro_. Ma guardiamo
_San Pietro_ da un altro punto di vista. Non vi cerchiamo nè i
terrori, nè le mistiche tenerezze della Chiesa militante e sofferente:
cerchiamoci invece lo splendore e la magnificenza della Chiesa
trionfante e _cattolica_; e allora essa ci apparirà, come apparve a
Byron e a Chateaubriand, a Browning e a Hawthorne, la vera _Cattedrale
del mondo_. Anch'essa ha una parola sincera, esprimente un sentimento
vero: solamente, questa parola, questo grido, non sono un _Miserere_,
o una profetica lamentazione — ma un glorioso _Te Deum_ espresso in
pietra ed in marmo, in oro ed in bronzo.
La grande basilica sembra sorridere ai suoi critici, nella sua calma
serenità; e dire per tutta risposta: “_Guardatemi!_„ e ridirlo con una
continua, insistente ripetizione: “Guardatemi, guardatemi _bene_, in
_silenzio_, senza preconcetti e senza prevenzioni, e poi giudicatemi!„
In certe giornate di rito solenne essa ci appare sovrumanamente
sublime — per esempio quando la sua immensità è piena e animata dai
canti liturgici del Palestrina — o nella notte di Natale, o per Pasqua
di Risurrezione. Eccola descritta dal poeta di _Christmas-Eve and
Easter-Day_, appunto nel giorno di Pasqua:
“Che cosa è questa mole che si eleva su colonne di prodigiosa
larghezza? È realmente sulla terra, questo stupendo Duomo di Dio? Il
metro misuratore dell'Angiolo che, gemma per gemma, numerò i cubiti
della Nuova Gerusalemme, lo ha forse misurato, e i figliuoli dell'uomo
hanno eseguito ciò ch'egli delineò? — disponendo così in giro i fusti
del colonnato, che apre le grandi braccia come invitando l'umanità a
cercare un rifugio in questo tempio?... A quest'ora io vedo la intera
Basilica piena e vivente come un popoloso alveare. Uomini ai balaustri,
nel centro, nelle navate; uomini sugli architravi delle colonne, sulle
statue, sulle tombe che chiudono papi e re nel loro grembo di porfido —
tutti ansiosamente aspettando il momento della consacrazione dall'altar
maggiore: perchè, vedete, il gran momento è vicino in cui al più puro
fromento della terra si mescola il cielo: i grandi ceri palpitano, le
enormi spire di bronzo sollevano più superbo il baldacchino; i respiri
dell'incenso finora compressi, esalano in nuvole; l'organo muggendo
e trascinandosi in bassi suoni, trattiene la voce possente come se il
dito di Dio lo acchetasse, sfiorandolo; ed ecco, al suono argentino del
campanello, il pavimento improvvisamente è coperto dalle facce adoranti
della moltitudine prosternata.„