_Maestà_,
_Signore e Signori_,
Il 18 di febbraio del 1564 moriva in Roma, glorioso nonagenario,
Michelangelo Buonarroti. Il corpo, trasferito, o si può dire piuttosto
trafugato, a Firenze, vi ebbe onori solenni: l'Accademia de' pittori e
scultori, istituita pochi anni innanzi con lui per primo accademico, ne
adornava l'esequie in San Lorenzo con apparati e figure, prestandovi
l'opera loro, pei pittori il Bronzino e il Vasari, per gli scultori
il Cellini e l'Ammannati; oratore, il Varchi; Vincenzio Borghini,
rappresentante il Duca: al trasporto in Santa Croce, fatto a spalla
dai giovani artisti, tutti essi gli artisti, tutta Firenze. Erano le
esequie alla grande arte italiana, che in sè aveva raccolto le possenti
ispirazioni medievali del risorgimento dalla barbarie, e le splendide
visioni del rinascimento assorgente all'antico: — l'arte che seppe
avere le intuizioni dello spirito oltreveggenti, e le apprensioni
vigorose del senso; — che alle più remote idealità conciliava, senza
discendere, la plasticità più rilevata; — l'arte, alla quale era stato
istinto irraggiare di bellezza l'umano, umanizzare il divino; e che nel
baldo giovanile esercizio della sua potenza avea toccata quella suprema
linea di là dalla quale è lo sforzo, generatore d'una bellezza che può
esser compresa dall'intelletto, ma non trova le vie del cuore. Dante
e Giotto, Tommaso d'Aquino e i Pisani, il Petrarca e il Boccaccio,
Leonardo e Raffaello, il Tiziano e l'Ariosto, erano stati i sommi
artefici dell'ingegno italiano in quest'opera di civiltà universale,
alla quale un altro dei grandissimi nostri, il Colombo, dischiudeva
le regioni di un nuovo mondo, acquistava la porzione ignorata
dell'umanità. Michelangelo, signore delle tre arti e poeta; — cittadino
e propugnatore di repubblica, e avuto in luogo di eguale o di maggiore
da sovrani e da pontefici; — scultore del David al Palagio del Popolo,
e del Mosè pel sepolcro d'un papa agitatore di popoli e guerriero;
— che impronta il fato pagano nell'omerica trinità delle Parche, e
le vendette di Cristo giudice sulle pagine dantesche della Sistina;
— che disegna con severità claustrale la libreria Medicea ai tesori
del senno antico, e nel palazzo Farnese attua le dottrine di Vitruvio
con la più fiorita adornezza che forse si sia mai posata su linee di
palazzo regale; — che passa tra quella corruzione di ordini politici
e di anime, di Stato e di Chiesa, ripensando al Savonarola e amando
Vittoria Colonna; — che sulle tombe dei Medici scolpisce il Pensiero
del tenebroso avvenire, e verso Dio onnipotente solleva nel sereno
de' cieli le curve superbe della cupola Vaticana; — Michelangelo, avea
quasi assommato in sè le energie, i contrasti, i lutti, i trionfi, di
quei tre secoli della vita d'Italia, e circondato dal loro splendore
scendeva nella tomba.
Tre giorni prima ch'egli morisse, un altro fiorentino aveva, in Pisa,
veduto la luce: Galileo Galilei.