Entriamo in questo secolo dando uno sguardo alla produzione politica. E
chi primamente incontriamo in questa Firenze che dettò con Machiavelli
le regole dello Stato e con Guicciardini le regole dell'_io_, che
in mezzo alla decadenza comune cerca in sè rifugio e indipendenza?
Incontriamo qui nel 1603 un Lorenzo Ducci che c'insegna l'arte di farci
cortigiani, indicandoci — modello inaspettato — Sejano.
Tutta la scienza della viltà vi è messa innanzi, perchè questo
cortigiano del Ducci non si propone a suo fine lo Stato o il Principe
ma l'_io_; e questo non è l'_io_ di Guicciardini — un ultimo rifugio
alla indipendenza — ma è l'estratto del servilismo utilitario, secondo
il quale si può essere cittadino disonorato purchè si resti avveduto
cortigiano.
E poichè Ducci ha da Firenze capovolto Tacito per presentarvi un Sejano
rifatto, perchè venti anni dopo non sarà lecito da Bologna a Matteo
Pellegrini capovolgere Platone per rifare nella politica il tipo del
filosofo? Orsù, mano all'opera: il filosofo non sarà più il capo dello
Stato, il fondatore della libertà sulla virtù, il disprezzatore della
momentanea fortuna, il modello agli altri; ma capirà una buona volta
che il mondo è fuori, non dentro di lui, e che bisogna a due mani
pigliarlo come va. Servi vuole e servi bisogna farsi, eruditamente,
graziosamente, giovialmente servi, e servendo si domina, si comanda
al padrone, si è più liberi di chi comanda, con meno responsabilità e
talvolta con più gloria e ricchezza. Ecco il savio.
Ma per salire a tanto bisogna che egli sappia adulare. Quale forma
di adulazione sarà più penetrante? Ci è la ristucchevole e ci è la
disdegnosa. Questa è la buona — rispondono entrambi — e questa era già
stata consigliata nel secolo precedente da Agostino Nifo, filosofo
adulatore di Carlo V. Avevano questi scrittori trovato in Tacito un
esempio mirabile. _Doversi ogni anno rinnovare il giuramento a Tiberio_
— proponeva Messala cortigiano in Senato. _Te l'ho chiesto io?_
domandava Tiberio. E il cortigiano: _Ho parlato spontaneo e del mio
cervello userò nelle cose dello Stato, anche a rischio di spiacerti._
Oh, dice Tacito: _Ea sola species adulandi supererat!_ È appunto la
specie buona, soggiungono Nifo, Ducci e Pellegrini.
E c'è la specie migliore — osserva Sigismondi. — Ancora? la logica
della viltà non ha detto l'ultima parola? Voi non avete provveduto
al migliore trinciante, al più svelto pincerna del Principe, alle più
belle... E questa che si chiama l'adulazione muta sarà sempre in Corte
la più eloquente.
Ora, signori, non sono tre che parlano così all'aprirsi dei seicento;
que' tre ho indicato per saggio; la lista ignominiosa è lunga; dal tipo
Sejano al trinciante presenta tutta la scala dell'abiezione e presenta
qualche altra cosa: il colore politico del tempo. Ma ricordate che il
colore politico non tinge mai tutto l'orizzonte. E spieghiamoci.