Quando si abbia innanzi a sé, fissato con nettezza che non si

potrebbe maggiore, il punto donde convenga guardare il corso degli

avvenimenti, e quando a ciò si accoppii una folla di requisiti, che

assai raramente si trovano riuniti insieme:--animo probo, tranquillo,

sereno, che è naturalmente disposto a render giustizia a tutti, anche

ai propri avversari;--serio spirito scientifico, che dei fatti non

sa discorrere, se non dopo averli scrupolosamente e minutamente

investigati e accertati;--competenza profonda, per lungo esercizio

professionale, nei pubblici affari, sia meramente amministrativi, sia

politici e diplomatici, sia militari;--ingegno aristocratico, che non

si appaga d’una cultura grettamente specialista, ma vuol veder chiaro

anche in altri rami dello scibile (specialmente in filosofia e storia

letteraria);--e finalmente vera fantasia poetica, la quale, oltre

che infonder la vita negli avvenimenti del passato, sappia ritrarli

in un magnifico stile «storico», serrato, conciso, aborrente sia da

fronzoli e leziosaggini, sia da sciatterie e soverchia familiaritá:--si

è davvero in condizioni eccezionalmente favorevoli per imprendere e

condurre a termine un lavoro storico. Tutto, dunque, farebbe supporre

che al Balbo, dare all’Italia quella storia, che egli vagheggiava,

fosse per riuscire impresa piana e agevole. Eppure pochi libri sono

costati tanto aspra e tormentosa fatica, quanto quest’aureo Sommario,

che ora si ripubblica; scritto, è vero, in poco piú d’un mese, ma

pensato e ripensato per trent’anni: trent’anni di lotta, trent’anni di

conati, trent’anni di delusioni[4].

Mille volte parve all’autore, durante cosí lunga incubazione, d’aver

trovata la sua strada; e con gioia si poneva a tavolino, sperando di

potersi liberare una buona volta da quel peso, che tanto l’opprimeva.

Illusione! la via era cosí poco trovata, che prima questione, che gli

si presentasse alla mente, era proprio quella che si poteva rimandare

all’ultimo luogo; la questione, cioè, del titolo da dare al proprio

lavoro. Ne adottava uno; e poi, non contento, lo mutava; e poi lo

rimutava ancora una terza, una quarta, una decima, una ventesima

volta[5]; fintanto che, sbollito, in codesto sterile e quasi pedantesco

tormentarsi, l’entusiasmo e inaridita la vena, gli occorreva deporre,

con gesto addolorato ma rassegnato, la penna, augurandosi di poterla

riprendere in piú favorevoli circostanze.

E la riprendeva, e aveva anche la forza d’imporre a se stesso di

non occuparsi, provvisoriamente, di quella questione preliminare,

intorno a cui credeva suo debito cotanto travagliarsi. Ma il luogo di

questa veniva preso da un’altra, che, nel modo in cui il Balbo se la

proponeva e voleva risolverla, riusciva non meno oziosa e insolubile:

la questione delle parti onde doveva constare il suo lavoro, ossia dei

periodi principali e secondari, in cui bisognava dividere e suddividere

la storia d’Italia. Questione oziosa e insolubile, perché la storia,

che è continuitá, non è suscettibile di divisioni cronologiche

razionali, che si possano astrattamente fissare _a priori_: è invece lo

stesso racconto storico, giá configurato nella mente dell’autore, che

può suggerirgli, a semplice scopo di chiarezza espositiva e di utilitá

mnemonica, di attenersi a questa o a quella fra le tante escogitate

ed escogitabili divisioni temporali (tutte piú o meno grossolane e

approssimative), cui si suol dare il nome di «periodi storici». Ma

pel Balbo, che pensava diversamente[6], e pel quale la ripartizione

della materia storica costituiva qualcosa di essenzialmente diverso

dall’esposizione, la questione assurgeva a importanza capitale: a

narrare gli pareva di non poter nemmeno cominciare, se non avesse

preliminarmente classificati i fatti in periodi principali, secondari

e via dicendo; ossia se non avesse innanzi, perfetto anche nei

minimi particolari, uno schema cronologico, razionalmente e quindi

astrattamente fissato, che poi conveniva sviluppare e colorire.

Accadeva, naturalmente, quel che doveva accadere; cioè che il Balbo,

dopo essersi procurata un’altra serie di tormenti e di ambasce, durante

la quale prospetti cronologici susseguivano a prospetti cronologici,

ciascuno dei quali annullava il precedente e ciascuno dei quali lo

contentava meno del precedente, finiva, sgomentato e sbigottito, per

deporre ancora una volta la penna e credere che la storia d’Italia non

fosse impresa da lui.

Ma vi ritornava poi, con la tenace costanza, con la quale le mille

volte si ritorna a una donna amata, cui le mille volte si sia giurato

un eterno addio. E, accontentatosi d’un titolo e d’uno schema

purchessia, cominciava finalmente a scrivere. Uno, due, tre capitoli

erano rapidamente svolti: poi a poco a poco la materia, di cui si

credeva cosí sicuro padrone, cominciava a sgretolarglisi nelle mani;

i periodi gli riuscivano sempre meno euritmici e in pari tempo piú

faticosi e difficili; l’esposizione generale perdeva di mano in mano

vita e calore, diventando languida, scucita, frammentaria. Purtroppo

nemmeno quella volta la via era trovata, e bisognava ricominciar

daccapo a torturarsi coi titoli, i prospetti, gli schemi e via

discorrendo.

Un fenomeno, ripetuto con tanta frequenza in un uomo che era uno

storico nato, induce a riflettere e a domandare: era proprio un bel

titolo o una soddisfacente ripartizione cronologica ciò che mancava al

Balbo, o a lui faceva difetto qualcos’altro, di cui egli non riusciva

a rendersi conto, e in cui tutte le torture, che s’era procurato

apparentemente per questa e per quello, avevano la loro vera e profonda

ragione? La risposta non può esser dubbia, e a chiunque abbia un po’ di

pratica dello scrivere verrá spontanea sulle labbra l’osservazione, che

il trapasso dalla mera impressione alla limpida visione artistica--quel

trapasso rapidissimo e agevole in alcuni fortunati scrittori;

lentissimo, faticosissimo e quasi patologico in altri--nel Balbo non

aveva ancora avuto luogo. La storia d’Italia, non ostante tanti studi

e tanti sforzi, era ancora per lui materia amorfa, che un lampo di

genio doveva convertire in un’opera d’arte, ossia in un libro organico.

In fondo all’animo suo era ancora un cantuccio buio, che quel lampo

doveva illuminare. E tutti i conati da lui fatti non erano se non

stimoli esterni, da lui inconsciamente adoperati per far sprizzare in

modo artificiale quella divina scintilla. Ma l’arte non vuol esser

conquistata né con la violenza né con sotterfugi: vuol venire ella

stessa, spontaneamente, a noi, quando forse meno l’aspettiamo, e allora

abbandonarsi tutta nelle nostre braccia. E cosí avvenne al Balbo.

S’era alla fine del 1845, ed egli, ormai vecchio, alla storia d’Italia

aveva rinunziato, contento se altri, piú fortunato, potesse avvalersi

del tesoro di ricerche e d’esperienza da lui accumulato. Un bel

giorno si reca da lui il Predari e gli propone di scrivere l’articolo

«Italia» per l’_Enciclopedia popolare_, che si pubblicava presso il

Pomba[7]. Il buon vecchio sulle prime, spaventato, rifiutò netto:

chi gli avrebbe infuso il coraggio, dopo tante delusioni, di fare un

ultimo e disperato tentativo? Tuttavia quel nome «Italia» gli aveva

rimescolato tutto l’animo: nome indifferente forse ad altre orecchie,

ma che per lui significava non soltanto la patria adorata, ma anche

il meglio della sua vita trascorsa, con le sue ansie, le sue gioie,

i suoi dolori. E la possente fantasia, che sembrava addormentata,

cominciò a rievocare, con colori ancora piú poetici, gli itali, osci e

tusci, che si alleano per ricacciare di lá dal mare l’odiato Pelasgo;

i popoli latini, che si stringono intorno a Roma per tener fronte al

Gallo invasore; i comuni lombardi, che giurano fratellanza e concordia

a Pontida per respingere oltre le Alpi l’aborrito Tedesco. Strano!

quella materia, che il Balbo non era mai riuscito a plasmare, assumeva

ora da se stessa forme e contorni. I suoi occhi finalmente vedevano.

Quella via, cosí angosciosamente ricercata, brancolando nel buio, gli

appariva ora piana, sfolgorante di luce meridiana, conducente diritto

alla mèta. Il primitivo rifiuto si cangiò in un’entusiastica e quasi

baldanzosa accettazione, e con ardore giovanile egli si rimise al

lavoro. Non piú esitazioni, non piú dubbiezze, non piú pentimenti: i

fatti venivano a collocarsi, senza alcuno sforzo, al posto loro dovuto;

i periodi stupendi sgorgavano, come un fluido corso d’acqua, l’uno dopo

l’altro e l’uno indissolubilmente legato con l’altro; l’esposizione

era finalmente, quale egli l’aveva tanto vagheggiata, rapida, serrata,

drammatica, piena di movimento e di vita. Quella volta, non fu una

fatica e un tormento, ma una liberazione e un trionfo. Dopo otto

giorni, i primi tre libri erano scritti; dopo quarantatré, tutta

l’opera era compiuta. E riuscí quel che il Balbo voleva: un capolavoro.

II

Non è certo il caso di spendere troppe parole intorno alle varie

edizioni del _Sommario_ e ai criteri seguiti nella nostra. Ricorderemo

soltanto che, non ponendo nel novero una traduzione tedesca dovuta al

Moll (Pest e Vienna, 1851), il libro fu stampato finora undici volte:

1 e 2) Torino, Pomba, 1846, nell’_Enciclopedia popolare_[8] e a parte;

3) Losanna, 1846[9]; 4) Losanna, 1848; 5) Losanna, 1849; 6) Milano,

s.a.; 7) Napoli, s. a.; 8) Bastia, s. a.; 9) Torino, Pomba, 1852; 10)

Firenze, Felice Le Monnier, 1856; 11) Napoli, Pelard, 1860.

Di codeste edizioni le sole che abbiano valore, perché provenienti

direttamente dal Balbo, sono, oltre la prima: la terza, nella

quale egli poté correggere, com’era suo vivo desiderio, parecchie

inesattezze, nelle quali era incorso per la fretta, e aggiungere la

stupenda prefazione, riprodotta a principio della presente ristampa;

la nona, la quale, per altro, salvo l’aggiunta della dedica a Carlo

Alberto[10], differisce poco o punto dalla terza[11]; e finalmente la

decima, che, pubblicata tre anni dopo la morte dell’autore dal figlio,

rappresenta, se non la stesura definitiva (quale stesura, per uno

scrittore come il Balbo, poteva essere definitiva?), almeno l’ultima

fra le tante che egli dette all’opera sua. Si legga infatti la seguente

lettera, che è premessa a quell’edizione:

Pregiatissimo signor Le Monnier,

Eccole il _Sommario_, preceduto da una prefazione, che l’autore

disegnava di apporre alla nona edizione, fatta a Torino nel 1852.

Da questa prefazione si scorge com’egli intendesse aggiungere al

_Sommario_ un’appendice, dal 1814 ai tempi attuali[12]: se non che

egli dalla sua malferma salute fu impedito di condurla a termine; onde

ciò, lui vivente, restò un desiderio, e l’edizione non differí dalla

terza di Losanna, fin allora la piú completa. In margine d’un volume

di questa, moltissime ed importanti correzioni avea fatte l’autore; le

quali, con diligenza riportate, insieme coll’appendice tal quale ella

è, le invio.

È dunque evidente, signor Felice pregiatissimo, che l’edizione, ch’Ella

è per farne, verrá ad essere la prima veramente completa, la sola che

risponda al concetto, al desiderio del mio ottimo padre.

Aggradisca ora i saluti, ecc.

Torino, 5 giugno 1855.

PROSPERO BALBO.

Era ovvio, dunque, che l’edizione Le Monnier fosse da noi riprodotta

fedelmente; e ciò per l’appunto abbiamo fatto, conservando

scrupolosamente la punteggiatura cosí personale del Balbo, e

introducendo soltanto lievi modifiche grafiche, giusta i criteri

generali della presente raccolta. Qualche raro errore di stampa abbiamo

qua e lá corretto. Al contrario, in alcune inesattezze storiche

commesse dal Balbo (p. e. nella confusione fra due omonimi della

medesima famiglia) non abbiamo voluto, e non dovevamo, metter le mani,

tranne che non risultasse evidente che si trattasse di materiali

_lapsus calami_ o di momentanee amnesie (p. e. il far risuscitare

Andrea d’Ungheria, confondendolo con Luigi, dopo aver narrata la

tragica morte del primo[13]).

Nell’edizione Le Monnier segue un lungo _Indice dei nomi_, completo

per quelli di persone, capricciosamente lacunoso per quelli di luogo.

Pare che colui, che lo compilò, non nutrisse troppa simpatia per l’evo

moderno, giacché è in codesta parte che le omissioni sono piú frequenti

e piú gravi. Né mancano poi sdoppiamenti della medesima persona, o,

ancora meno di rado, unificazioni di due individui diversi. A codeste

lacune ed errori abbiamo procurato di riparare come meglio potevamo e

sapevamo, cercando anche d’identificare e di designare, nei numerosi

omonimi, con la maggiore precisione i diversi personaggi storici. Ma,

poiché in siffatti lavori, per quanta pazienza e attenzione si ponga,

riesce assai difficile raggiungere la compiutezza e la perfezione,

invochiamo fin da ora, sulle nostre eventuali sviste e omissioni, la

benevola indulgenza degli studiosi.

INDICE DEI NOMI

Abano (D’) Pietro, 289.

Abbiategrasso, 264, 268.

Abelardo, 281.

Abruzzi, 226.

Abukir, II, 142.

Acaia, 67, 259, 261.

Acerraggio, 124.

Acqui, 115.

Accursio, 282.

Acri, 216.

Acros, 24.

Acton, II, 117, 141, 142.

Acuto (l’), 254.

Adalberto, marchese di Toscana,

148.

Adalberto, figliuolo di Berengario II,

151, 152, 153, 154.

Adalberto, marchese d’Ivrea, 149.

Adalberto di Brema, 165.

Adaloaldo, 118.

Adamo, 96.

Adda, 106, 115, 199, 225; II, 223.

Adelaide, figliuola di re Rodolfo,

150, 151, 155.

Adelaide di Russia, 183.

Adelaide di Torino, 165, 179, 258.

Adelchi, 126, 135.

Adelgiso, vedi Adelchi.

Adige, 48, 151, 223.

Adige (Val d’), 193.

Adolfo di Nassau, 236.

Adonai, 31.

Adone, 31.

Adorni (gli), 253.

Adria, 26.

Adriani, II, 39.

Adriano, imperatore, 71, 87.

Adriano I, papa, 125, 126, 137.

Adriano IV, papa, 198, 201.

Adriano V, papa, 231.

Adriano VI, papa, II, 22.

Adriatico, 26, 27, 43, 253.

Affò, II, 171.

Africa, 30, 43, 44, 53, 67, 75, 81,

85, 107, 229.

Agilulfo, 117, 118, 120, 127.

Agnadello, II, 15.

Agnello, 169.

Agnese, madre d’Arrigo IV, 165.

Agostino (sant’), 78, 90, 98, 117.

Agostino veneziano, II, 47.

Agricola, 70.

Agrippa, 55.

Agrippina, 69.

Aix, II, 59.

Alachi, duca di Trento, 119.

Alamanni, II, 39.

Alani, 84.

Alaria, 25.

Alarico, 84, 129.

Alba, 115, 208.

Alba-Fucense, 34.

Albanesi, 269.

Albani, vedi papa Clemente XI.

Albano, 60.

Albano, pittore, II, 87.

Alberico, conte di Tusculo, 149, 163.

Alberico iuniore, figlio di Marozia, 150.

Alberico da Barbiano, 255.

Alberoni card., II, 99, 100, 112.

Alberti Benedetto, 253.

Alberti Leon Battista, 293.

Alberto Azzo, 151.

Alberto d’Austria, 236, 239.

Alberto Magno, 281.

Albigesi, 214.

Albino, imperatore, 72.

Albino, senatore, 107.

Albizzi (Degli) famiglia, 252, 263.

Albizzi (Degli) Rinaldo, 263, 264, 265.

Alboino, 113, 114.

Albornoz cardinale, 247, 248.

Alciato, II, 89.

Alcuino, 138, 168.

Aldobrandini, vedi papa Clemente VIII.

Alemanni, 72, 73, 74, 101.

Alençon (duchessa d’), II, 24.

Aleramica casa, 258, 259.

Aleramo, 258.

Alessandria della paglia, 204, 205,

206, 208, 220, 223, 256; II, 110.

Alessandria d’Egitto, 88.

Alessandriadi, 42.

Alessandrini, 259.

Alessandro, 44.

Alessandro Severo, 73.

Alessandro, imperatore di Russia, II, 152, 157.

Alessandro II, papa, 167, 168.

Alessandro III, papa, 167, 201, 203, 207, 212; II, 21, 231.

Alessandro IV, papa, 224, 225.

Alessandro V, papa, 257.

Alessandro VI, papa, II, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 17, 62.

Alessandro VII, papa, II, 67.

Alessandro VIII, papa, II, 73.

Alessio, 217.

Alessio il giovane, 217.

Alessio (D’) Giuseppe, II, 68.

Alfieri (ministero), II, 234.

Alfieri Benedetto, II, 173.

Alfieri Vittorio, 196, II, 41, 54, 126,

166, 167, 197.

Alfonso, re di Castiglia, 230.

Alfonso III d’Aragona, 233.

Alfonso il Magnanimo, V come re d’Aragona, I come re di Napoli, 251,

262, 266, 270, 272.

Alfonso II d’Aragona, re di Napoli, II, 9.

Algardi, II, 88.

Alighieri Dante, vedi Dante.

Alighieri Iacopo, figliuolo di Dante, 292.

Allegri Antonio, vedi Correggio.

Allegri, maestro di musica, II, 89.

Allia, 29.

Allobrogi, 47.

Almanza, II, 96.

Almogavari (Compagnia degli), 243.

Alpi, 21, 135.

Alpi Carniche, 105, 113.

Alpi Cozie, II, 121.

Alpi Pennine, 27.

Alrico, 159.

Alsazia, II, 145.

Altieri, vedi papa Clemente X.

Alviano, II, 115.

Alvinzi, II, 137, 138.

Alzate, 163.

Amalarico, re dei visigoti, 107.

Amalasunta, 108.

Amalfi, 142, 146, 185, 215, 291.

Amali, 105.

Ambrogio (sant’), 90.

Amburgo, 156.

Amedeo di Savoia, 179.

Amedeo V di Savoia, 259, 260.

Amedeo VI, 260.

Amedeo VII, 260.

Amedeo VIII, 260, 261, 262, 272, 58.

Amedeo IX, il beato, 272.

America, 221, 287, 5, 42.

America (Stati-Uniti d’), 205, 203.

Americani, 113.

Amerigo, vedi Vespucci.

Amiens, 148.

_Aminta_ (L’), favola boschereccia del Tasso, 82.

Ammirato, 39.

Anacleto, antipapa, 192, 193, 194.

Anagni, 235.

Anastasio, bibliotecario, 124, 169.

Anastasio IV, papa, 193.

Anco Marzio, 29.

Ancona, 109, 120, 198, 203, 205, 214.

Andalusia, 296.

Andrea d’Angiò, 246.

Andrea di Longimello, 291.

Andrea pisano, 285, 290.

Angelico (il beato), 293.

Angioini, 192, 226, 229, 231, 233, 236, 238, 251, 252, 257, 6.

Angli, 112.

Anglo-americana nazione, 97.

Anglo-americani, 205.

Aniene, 28.

Anna, duchessa di Bretagna, 6.

Anna, regina d’Inghilterra, 97, 99.

Annese Gennaro, 69.

Annibale, 44, 45.

Annone, arcivescovo di Colonia, 165, 167.

Ansa, 126.

Anselmo da Biagio, 167.

Anselmo (sant’) d’Aosta, 170, 281.

Anselmo (sant’) da Lucca, 170, 281, 89.

Ansprando, 120.

Antemio, 85.

Antenore, 25.

Antilla, 296.

Antiochia, 77, 216.

Antioco, re di Siria, 45.

Antonelli, 230, 231.

Antonino Pio, 71, 87.

Antonino (sant’), arcivescovo di Firenze, 292, 293.

Antonio L., 55.

Antonio M., 51, 55, 56.

Antonio (sant’) di Padova, 222.

Anzelino, 291.

Anzio, 253.

Anzo (Porto d’), 206.

Aosta, 150, 23.

Apollinare, 90.

Apollo, 31.

Apostoli, 77.

Appennini, 22, 26, 258.

Appiani, 174.

Appiano (D’) Iacopo, 255.

Apuleio, 88.

Apuli, 41.

Aquileia, 85.

Aquisgrana, 134, 137, 140, 141, 132.

Aquitani, 53.

Aquitania, 123, 125, 136, 140, 142.

Aquitanica provincia, 67.

Arabi, 66, 71, 169, 215, 218.

Arabia, 67.

Aragona, 214, 226, 232, 233, 234, 238, 6.

Aragonesi, 192, 243, 249, 258.

Aranda, 120.

Arcadi (accademia degli), 165.

Arcadio, 84.

Arcetri, 85.

Archimede, 59.

Arcoli, 138.

Arcos (duca d’), 69.

Ardea, 29.

Ardenti, 29.

Arduino, 156, 157, 158, 177.

Aretino Pietro, 40, 46.

Argentiera, 18, 108, 135.

Argos, 24.

Arialdo d’Alzate, 163.

Ariberto, 119, 120.

Ariberto, arci vescovo di Milano, 160, 161, 162, 163, 185.

Ario, 18.

Arioaldo, 118.

Ariosto Ludovico, 221, 294, 39, 42.

Ariperto, 119.

Aristotele, 56, 296, 40.

Armagnacco (conte d’), 255.

Armeni, 66.

Armenia, 51, 67, 69.

Arminio, 67.

Armorici, 66.

Arnaldo da Brescia, 195, 197, 198, 247.

Arnobio, 90.

Arnoldo di Baviera, detto il cattivo, 150.

Arnolfo, duca di Carintia, 145, 146, 147.

Arnolfo di Lapo, 228, 290.

Arnulfo, arci vescovo di Milano, 158.

Arrigo II di Sassonia, 156, 157, 158, 159.

Arrigo III di Franconia, 162, 163, 164, 165.

Arrigo IV, 165, 167, 177, 178, 179, 180, 181, 182, 183, 184.

Arrigo V, 183, 189, 190, 191, 204, 208.

Arrigo VI di Hohenstaufen, 211, 212.

Arrigo VII di Lucemburgo, 236, 237, 238, 239, 240, 243, 259.

Arrigo d’Este, detto il superbo, 194.

Arrigo, figliuolo di Federico II, 222, 226.

Arrigo, principe inglese, 229.

Arrigo VII d’Inghilterra, 6.

Arrigo VIII, 276.

Arverni, 47.

Arx, 24.

Asburga, 230.

Ascoli, 42.

Asdrubale, 44.

Asia, 27, 30, 46, 51, 75, 81, 83, 212, 219, 231.

Asia minore, 21, 45, 50, 74.

Asiatici, 76.

Assietta (Colle dell’), 112.

Assisi, 255.

Asti, 115, 119, 158, 197, 204, 206, 208, 237, 266, 8, 9.

Astolfo, 123, 124, 129.

Atalarico, 108, 129.

Atanasio (sant’), 90.

Ataulfo, 84.

Atella, 9.

Atene, 50, 221.

Atene (il duca d’), 240.

Ateniesi, 40.

Atlante, 66.

Atlantico mare, 45.

Attalo, re, 46.

Attalo, imperatore, 84.

Attigny, 142.

Attila, 85, 103.

Augsburg, 179.

Augusto, 39, 49, 55, 65, 67, 68, 87, 88, 129, 184, 281, 17.

Augusto, elettor di Sassonia, 104, 105.

Augustolo, 104.

Aureliano, 74, 78.

Aurelio Claudio, 74.

Aurelio M., 71, 72, 78, 87.

Auriate, 115.

Ausonio, 88.

_Ausonio_ (_L’_), giornale pubblicato dalla Belgioioso in

Parigi, 200.

Austerlitz, 152, 153.

Austrasia, 106, 123.

Austria, 115, 192, 211, 231, 32, 67, 99, 100, 113, 114, 139, 143, 144,

151, 152, 158, 163, 201.

Austriaci, 102, 111, 145, 205, 214, 235.

Autari, 116, 117.

Avari, 118, 119.

Avignone, 241, 246, 247, 248, 72.

Avito, 85.

Azeglio (D’), 167, 200, 201.

Azio, 56.

Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, sommario. v. 2 · 第 22 / 26 段