La frase HIC EST, senza l’aggiunto POSITA (il quale, d’altronde si
sottintende) è classica, e rivela quanto sia antica.
Taluno potrebbe dubitare della _cristianità_ di questa lapide, appunto
perchè classica. Se si rifletta però alla provenienza, e al fatto che
l’iscrizione è incisa su di una lastra marmorea di assoluta _forma
cimiteriale cristiana_, ogni dubbio svanisce. L’Aringhi (loc. cit.)
congettura che quell’_Aurelia Augurina_ cui si riferisce l’epigrafe,
possa essere l’_uxor_ di Gaudenzio, perchè, dice, _uxores olim cum
viris eodem sepulchro illatas fuisse novimus etc._ — Potrebbe essere.
I nomi sono antichissimi: un _T. Aurelius Fulvus_, per es., fu
console ordinario imperando Domiziano (a. 85 d. C.); _Augurinus_ è
dei tempi della repubblica. I _loculi bisomi_ poi, ed esempî analoghi
d’iscrizioni opistografe, relative ai due coniugi, non è cosa nuova
agli archeologi.
[1014] Cf. M. ARMELLINI, _Lez. di Arch. Sacra_, pp. 270-271; DE ROSSI,
_Bull. Arch. crist._, serie III, an. VI, pp. 70-71-73.
[1015] P. SCAGLIA, _Epig._ Vol. II, c. II, p. 52.
[1016] DE ROSSI, loc. cit.
[1017] LUPI, loc. cit.
[1018] Id., loc. cit., p. 17.
[1019] _Bull._, serie III, an. I, p. 95.
[1020] _Bull._, serie II, an. VI, p. 58.
[1021] Id., serie III, an. I, p. 137.
[1022] Id., loc. cit., p. 135.
[1023] Si adduce anche la difficoltà degli apici o punti, come qualcuno
li chiama. Ma non è, come vedremo, obiezione insormontabile.
[1024] _Storia di Roma_, ed. Desclée, etc. _Roma alla fine del mondo
antico_ p. 174. Roma 1908.
[1025] Relativamente alla paleografia, gli scrittori che han giudicato
la lapide dagli esemplari che generalmente si trovano sui libri, non
hanno del tutto torto. L’hanno fatta irriconoscibile! Ognuno abbondò
_in sensu suo_. Perfino han posto sulla vocale I i punti _rotondi_. Cf.
P. I, c. III di questo studio.
[1026] E la copia fatta dal Grimaldi sarà esatta?
[1027] Non è dunque certo che avvenne allora.
[1028] Dunque quelle due lapidi fanno eccezione alla regola. Dunque si
dànno eccezioni!
[1029] Non è dunque del tutto certo.
[1030] E fecero male; ma peggio ancora fanno quelli che mettono sugli I
i punti ROTONDI. Qui sta l’errore!
[1031] E ciò è verissimo, nè noi diremo essere _accenti_.
[1032] Come il Mommsen (c. I, l. X, 6524) credè potersi liberare
dall’imbarazzo in cui lo pose il Garrucci relativamente all’iscrizione
Furfonense, di cui tra breve parleremo.
[1033] ZACCARIA, _Ist. lap._ p. 388, edit. rom.
[1034] Pag. 82, N. Z.
[1035] _Epit. S. Severae_, p. 129.
[1036] _Marmor Pisan._
[1037] Ma questa di Pisa, citata dal Zaccaria (_Istit. lap._ p. 338,
ed. Rom.), non ha i punti (Bormann C. I, L. XI, 1441).
[1038] C. I, L. X, 6524.
[1039] _Sylloge Inscript. Lat._ p. 290. _Aug. Taurin._ MDCCCLXXV.
[1040] Loc. cit.
[1041] Vol. I, tav. XII.
[1042] Oltre a ciò il falsificatore del sec. XVII avrebbe usato punti
tondi, mai triangolari. Del resto esistono parecchie iscrizioni dei
tempi di Urbano VIII; eppure sull’I non v’è punto di sorta.
[1043] Lo stesso Cabrol (_Dictionnaire D’Archéologie chrétienne_, voce
Amphithéatre, col. 1653, Paris, 1904), l’ha riprodotta in caratteri
comuni e senza apici.
[1044] Anche ammesso che il musaicista al rifare l’iscrizione «_Ego
sum via, veritas et vita_» avesse aggiunto arbitrariamente i punti
sugl’I, non per questo l’iscrizione sarebbe falsa, ma una riproduzione
genuina e verace dell’iscrizione primitiva. A tutti nota è l’iscrizione
damasiana che dice: HIC HABITASSE PRIVS, etc. I due primi esametri di
questo carme si leggono nel sepolcro apostolico dell’Appia, e sono una
riproduzione fatta nel secolo XII. Ora se le sillogi, e specialmente il
codice di Einsiedeln, non ci avessero conservato quel carme, la critica
moderna avrebbe ritenuti quei due esametri per una falsificazione di
quel secolo. Eppure è una riproduzione genuina!
[1045] Loc. cit. p. 146.
[1046] _Ripostigli_, p. 198.
[1047] _Ann. Inst._ XII, p. 241.
[1048] _Intorno ad alcuni monumenti antichi esistenti al IV miglio
dell’Appia._ Roma 1882, pagina 63.
[1049] DE ROSSI, _Bull. Archeol._ Anno I, pp. 23 e 50.
[1050] M. ARMELLINI, _Lez._ ecc. 101. «Col 426, egli dice, la sepoltura
cessò nei sotterranei e incominciò nei portici e intorno le basiliche
ma fuori del tempio, onde S. Gregorio Magno, come narra nel l. IV
dei dialoghi, ricorda che i portici del Vaticano si trasformarono
in cimiteri.... Lo splendore delle nostre necropoli ebbe un crollo
spaventevole quando dopo caduta nel 410, di memoria imperitura, la
regina del mondo in mano di Alarico».
[1051] O al più nel secondo decennio.
[1052] Cf. P. SCAGLIA, l. c., p. 52. Questo stesso ch. scrittore a
p. 10, dice: _De forma litterarum nihil dicendum, nisi quod eadem est
atque in ethnicis epitaphiis, sed_ MULTO DETERIOR _propter lapicidarum
imperitiam_.
[1053] FABBRETTI, _Inscript._, c. V, p. 363.
[1054] MAFFEI, _Art. crit. lap._ l. III, c. II, p. 175.
[1055] MORCELLI, _De stil. Inscript._, l. II, part. 3, c. IX, p. 462,
vol. 2.
[1056] Cf. GARRUCCI, _Sill. Inscript._, p. 52, 75, 86, 88, 91, 92. —
PIZZAMIGLIO, _Storia della Moneta Rom._
[1057] GARRUCCI, loc. cit., pp. 185-192, 215.
[1058] Cf. BRUZZA, _Bull. dell’Ist. Arch._, an. 1870.
[1059] _Dissert._ VIII, p. 164.
[1060] _Inscript. Christ._, Tom. I, p. 114, p. V.
[1061] SCALIGERO, Cf. _Red. var. lect._, c. XIX, _not. ad lib._ V,
_Varr. de ling. lat._
[1062] Cf. _Specimen._, p. 56.
[1063] Cf. _Cenot. Pis._, dis. IV, quest. 2.
[1064] Cf. _Epit. S. Severae_, p. 183.
[1065] Pag. 138.
[1066] Cf. _Instituzioni_, l. II, c. XI; p. 320.
[1067] Cf. FABRETTI, _Inscript._, p. 110, vol. V, p. 541, n. 278.
_Bull. A. C._ Tom. III, pagina 151 ecc.
[1068] P. G. MARCHI, _Monumenti delle arti crist. primit._, p. 116.
Roma 1844.
[1069] GRUTER, p. 553, n. 2.
[1070] DE ROSSI, _Bull. Arch. crist._ an. III, p. 12.
[1071] MARANGONI, _App. agli atti di S. Vittorino_, p. 168.
[1072] GRUT., loc. cit.
[1073] _De Stil. Inscript._, l. III, p. III, c. VIII.
[1074] Pag. 49.
[1075] _Arv._ p. 37.
[1076] _Orig._ I, XX.
[1077] _Graffiti di Pompei_, p. 47.
[1078] GRUT., 1019, 4.
[1079] MURAT., 918, 2.
[1080] Loc. cit., lib. III, c. II, p. 172.
[1081] Cf. _Civiltà Catt._, Serie IX, Vol. XII, p. 718, § 2. V. anche
il P. SCAGLIA, _Not. archeol. crist._ Vol. II, _pars prima. Epigrafia_,
pp. 8-9, il quale, dopo avere riportato un po’ di errori più comuni
nelle epigrafi, aggiunge: _integrum possem librum replere idiotismis et
erroribus omnimodis_....
[1082] _Hist. nat._, l. XXXV, c. IX, _in fine_.
[1083] _Storia della Lett. Ital._ Tom. I, p. 8, ed. Napol.
[1084] Cap. XVII, p. 37.
[1085] Loc. cit.
[1086] Liv. lib. I, 28.
[1087] GARRUCCI, loc. cit., p. 166.
[1088] VARR. l. VI, _de l. l._
[1089] FABBRETTI, _Inscript._
[1090] NIBBY, _Analisi_ ecc. Tom. III, p. 141.
[1091] ZACCARIA, Instit. p. 187; _Bull. dell’Ist._ 1865, p. 84.
[1092] _Bull. dell’Ist._, 1860, p. 258.
[1093] Id., 1868, p. 228.
[1094] _Inscript. Christ._, Tom. I, p. 112.
[1095] Ammessa la genuinità della lapide, si dovrà pur ammettere, come
vedremo, che Gaudenzio fu l’architetto del Colosseo.
[1096] Supponendo che fosse già cristiano.
[1097] Tale infatti fu l’idea primitiva, come dice Marziale:
_Hanc unam norint saecula naumachiam._
[1098] _Memorie storiche del Colosseo_, p. 23, ed. 2.ª
[1099] _Note al Venuti, Roma Ant._ VENUTI-PIALE, _Descriz. topogr. di
Roma_, 1824, tom. I, p. 51.
[1100] DIO., l. LXVII.
[1101] Anche tralasciando l’indizio estrinsico della _forma_ della
lapide, che è _cimiteriale_; anche prescindendo dalla testimonianza
degli scrittori, coevi al rinvenimento di essa, i quali dicono che
fu tratta fuori dal cimitero di S. Agnese; le parole _Kristus_, etc.,
dichiarano apertamente la cristianità di Gaudenzio.
[1102] XIPH. e DIONE, _Traianus_, p. 553, Ed. Basileae apud Joannem
Oporinum.
[1103] Dopo quello del Panvinio e dell’Iansoni, un catalogo molto
ragionato e stimato fu pubblicato dal Contelori, ed un altro, ancora
più accurato, dal Corsini.
[1104] Loc. cit.
[1105] V. Parte I, c. III di questo lavoro.
[1106] VITR., _Praef._ I. VII.
[1107] PLINIO, l. VII, c. XXXVII. VITR., l. c.
[1108] Lib. VI, c. XXXVII.
[1109] Lib. XXXVI, c. XIII. _Laberinto italico_. Monumento sepolcrale
di Porsenna re di Chiusi. V. _Less. ragionato_. LÜBKER.
[1110] SUIDA. Plinio l. XXXVI, II.
[1111] XIPH., _in Adr._
[1112] VITR., l. c.
[1113] SPART., _in Adrian._
[1114] Lib. VIII.
[1115] Lib. IX, _epist._ XXXIX.
[1116] PLINIO XXXIII, c. XV.
[1117] Epigr. LVI, l. VII.
[1118] Loc. cit.
[1119] Ad esempio S. E. il Card. Lugari e il suo fratello Cav.
Bernardo, ambedue membri ordinari dell’Accademia Romana di Archeologia
e notissimi per loro dotte pubblicazioni archeologiche.
[1120] V. FORCELLINI, voce THEATRUM: _de quocumque loco ad edenda
spectacula apto_.
[1121] Che i liberti servissero agli imperatori, anche come architetti
è certissimo, e si deduce da parecchie lapidi sepolcrali: Cf. c. I. l.
VI, 8722, 8724.
[1122] VENUTI-PIALE, _Descriz. top. di Roma_. Tom. I, p. 51. Roma 1824.
[1123] Il DE ROSSI, già si avvide che i martirologî _omettono martiri
rivelatici dalle iscrizioni_ (V. _Bull. Arch. Crist._ An. 1876, p. 59;
1877, pp. 109-113; 1878, pp. 12-94-95; an. 1883, pp. 151-152-155; 1886,
pp. 26-28, ecc.).
[1124] Cf. MIGNE, P. L. vol. 124, p. 31.
[1125] Quel _Passio_ e quell’S sono certamente del tempo in cui visse
il trascrittore.
[1126] _De lingua latina_, l. IV.
[1127] Cf. JORDAN., _Topog._ VARR. _l. l._, V, 49, 50, pp. 601-602.
_Oppius mons princeps Esquilis, cis lucum Fagutalem.... Oppius mons
terticeps, cis lucum.... Oppius mons quarticeps, cis lucum.... in
figulinis est._ CESPIUS _mons quarticeps cis lucum Poetelium, Esquilis
est_.
[1128] Il primo le _Coniectanea_, gli altri due le annotazioni ed
emendazioni.
[1129] V. NIBBY, _Roma Antica_, Tom. I, p. 21.
[1130] _I boschi sacri dell’antica Roma._ Estratto dal «Bullettino
della Com. arch. comunale», fasc. II, an. 1905, p. 14.
[1131] Nel documento seguito dai dotti passati, fino alla metà del
secolo scorso, effettivamente non manca, ed oh quanto è più conforme
alla topografia locale!
[1132] Loc. cit., l. IV.
[1133] VARRON. loc. cit.
[1134] _Del suolo fisico di Roma_, ecc. Cosenza, Tip. di Giuseppe
Migliaccio, 1869.
[1135] Così negli _Argei_ secondo Varrone.
[1136] La mia opinione circa le «_velocia munera_» la manifestai alla
Parte II, cap. I, di questo lavoro.
[1137] _Antich. di Roma_, vol. I, l. III, p. 94.
[1138] È certo però che al settimo miglio della Via Salaria vi fu una
chiesa dedicata all’Arcangelo Michele; le parole dell’_Epitome libri de
locis Sanctorum Martyrum_, sono chiare: «Per eandem quoque viam venitur
ad ecclesiam S. Michaelis septimo milliario ab urbe;» ma è pur certo
che varie furono in Roma le chiese dedicate a questo Arcangelo, come:
S. Arcangelo _ad Elephantum, in Palliano, inter nubes, in Augusta, in
Laterano, in vico Patricio, in Via Appia_, ecc. (Cf. _Nuov. Bull. di
Arch. christ._ 1910, pag. 84 e segg. «Studio sulla nuova silloge di
Cambridge di O. Marucchi»).
Il Martirologio Geronimiano (codice di Berna) colloca la Chiesa di S.
Michele non al VII ma al VI miglio.
[1139] O in _Ortheo_. Cf. _La Pianta di Roma dell’Anonimo Einsidlense_.
Dissert. letta dal Prof. C. Huelsen, 21 Aprile 1906, nella Pont. Accad.
Romana di Archeologia. — Estratto pagina 28.
[1140] Tutti sappiamo che una chiesa dedicata a questa Santa era sotto
l’Esquilino. Il ch.o Huelsen, loc. cit., dice che questa chiesa è
sconosciuta!
[1141] _Lib. Pont._ Edit. DUCHESNE, Tom. II, p. 24. Il Grimaldi legge
«in Aventino», ed opina sia lo stesso che il monastero di S. Maria _in
Aventino_.
[1142] Ediz. DUCHESNE, Tom. I, p. 262.
[1143] _Lib. Pont._ p. 268, n. 36.
[1144] Loc. cit. Tom. II, p. 41 n. 63.
[1145] V. G. STARRA-TEDDE, _I boschi sacri_, loc. cit.
[1146] Cf. il period. «Buonarroti» Tom. V, p. 68.
[1147] C. FONTANA: _L’Anfiteatro Flavio descritto e delineato_. Aia
1725.
[1148] MARANGONI: _Delle memorie sacre e profane dell’Anfiteatro
Flavio_, ecc. Roma 1745, seconda ediz. 1847.
[1149] _Roma ant._ Tom. I, pag. 529 e segg.
[1150] TOCCO EFISIO: _Dell’Anf. Flav.... e dei gladiat._ Apud
_Buonarroti_, luglio 1869, marzo-aprile 1870.
[1151] F. GORI: _Le mem. stor. etc. dell’Anf. Fl._ Roma 1874.
[1152] IUSTI LIPSI: _De anphitheatro etc._
[1153] _Degli Anfiteatri_.... Verona 1727.
[1154] _Memoire sur les anciens monuments de Rome_: apud _Mém. Acad.
Inscript. et belles lettres_: XXVIII, pag. 486. Voyage en Italie: pag.
346 sg.
[1155] _L’Anf. Campano illust.... col paragone di tutti gli anfiteatri
d’Italia_. Napoli 1842.
[1156] _Edif. di Roma ant._ 1851, vol. III, p. 23 seg. vol. IV. Tav.
164-177. Cf. etiam: _Archit. Ant._ III, s. III. t. 119.
[1157] _Arvali_ pag. 225 sg. (HENZEN: _Arv._ CVI).
[1158] _Osserv. sull’arena e sul podio dell’Anf. Flav._ Roma 1813 —
_Nuove oss._ ecc. e _dell’acqua che lo ricopre_. 1814 — _Notiz. degli
scavi_ Roma 1813 — _Ammonizioni critico-ant._ 1813 — _Diss. sulle
rovine di Roma_, ap. Winckelmann — _Storia delle arti_, III, 393 seg. —
_Note al circo di Caracalla_ del BIANCONI.
[1159] _Delle linee dei sedili_ apud Efemm. _Litt._ Roma 1823.
[1160] _Iscrizioni esistenti sui sedili dei teatri e degli anfiteatri
antichi. Ann. Inst._ 1856.
[1161] _Ann. Inst._ 1859.
[1162] _Iscriz. dell’Anf. Flavio, Bull. com._ di Roma, 1880 pag. 211.
e seg. — _Notizie ined. sull’Anf. Flavio_, R. Acc. dei Lincei, serie
quinta, vol. V, ecc.
[1163] _Delle tessere_.... ed. Labers, Milano 1827.
[1164] _Archit. numism._ Londra 1859.
[1165] _L’Anfiteatro Flavio rivendicato ai Martiri_. Atti della Pont.
Acc. Rom. di Archeol. serie II, Tom. VII, 1899. Questo discorso fu
probabilmente motivato dalla dissertazione, comparsa anonima, del
Delehaye (_L’Amphitéâtre Flavien_, Bruxelles 1897), nella quale questi
sostiene che nessuna fonte attesta essere stato il Colosseo un luogo di
martirio pei cristiani.
[1166] Antonio Sebastiani.
[1167] Nell’archivio capitolino (Cred. 4, tom. 101, pag. 291) v’è un
documento che dice: «Anno 1727, 12 Novembre. Istrumento di concessione,
per poter _affittare l’erbe che nascono dentro al Colosseo_».
[1168] _Flora of the Coloseum of Rome_. London, Groombridge and Sons.
[1169] F. GORI, _loc. cit._ pag. 113.
[1170] _Ann. Inst._ 1856.
[1171] _Bull. della Comm. arch. comun. di Roma_ 1880.
[1172] _Inscript. Urb. Romae Latinae._ Partis quartae fasciculus
posterior. — ADDITAMENTA, collegit et edidit CHRISTIANUS, HUELSEN,
Berolini, apud Georgium Reimerum, pag. 3199 e segg. MCMII.
[1173] LANCIANI, loc. cit., p. 244-45.
[1174] Dividiamo i frammenti con una linea ed omettiamo i supplementi
che si leggono nello stesso _Corpus_, perchè, o questi sono facili,
come ad es.: _pl_ ACIDI — ed ognuno può farli da sè: o sono di
difficile interpretazione; e allora è meglio che ognuno faccia i
supplementi che creda.
[1175] Loc. cit., p. 217.
[1176] HUELSEN, c. I, l. VI, pars 4 _add._, p. 3224.