VIII. Chiesa de’ Ss. _Abdon e Sennen_.

Questa chiesa fu eretta sul luogo ove furono gettate, dopo il martirio,

le salme dei gloriosi Martiri Persiani: vale a dire, _ante simulacrum

Solis_, ossia davanti al famoso Colosso Neroniano. Difatti, tra il

basamento del Colosso ed il tempio di Venere e Roma, al cadere del

secolo scorso, si trovò una gran quantità di ossa umane, le quali

vengono a dimostrarci la presenza di un cimitero svoltosi attorno a

questa chiesa. Essa è ricordata dal Camerario, dal Codice di Torino

(il quale, come dicemmo, la nomina dopo la chiesa di S. Maria _de

Metrio_), dal catalogo del Signorili e da quello di Pio V, ritrovato

dall’Armellini negli archivi secreti del Vaticano. Da questo catalogo

egli argomenta, e giustamente, che la nostra chiesa durante il

pontificato di Pio V non solo era intatta, ma vi si compievano ancora

gli atti di culto; poichè l’estensore del suddetto catalogo nota

esattamente lo stato materiale di ciascuna chiesa, e di quella dei

Ss. Abdon e Sennen nulla osserva[781]. Lo stesso chiarissimo scrittore

la suppone distrutta alla fine del secolo XVI o sugli inizî del XVII

secolo.

Ed ora, chiusa questa lunga parentesi, alla quale mi hanno condotto le

questioni sulle chiese di S. Salvatore _de Rota_ e S. Giacomo, torniamo

all’argomento.

I Pontefici, nel prender possesso della loro suprema dignità colla

famosa e solenne cavalcata alla basilica Lateranense, solevano

ascendere il Campidoglio; poscia, attraversato il Foro, passavano

innanzi il Colosseo, e proseguivano per la via che conduce al Laterano.

Gli Ebrei erano in dovere di preparare i soliti apparati e di ornare la

strada dall’Arco di Tito fino all’Anfiteatro. S. Pio V, nel possesso

che prese il 23 Gennaio 1566, volle, con tutta la cavalcata, passare

per entro lo stesso Colosseo, come pure fece nella sua presa di

possesso Gregorio XIII[782].

Nel _libro dei decreti_ del 1574 si trova il seguente decreto del

Consiglio secreto del 15 Ottobre (f. 548):

«Giovanni Battista Cecchini primo Conservatore propose: Perchè tutte

le opere cominciate deuono hauere il suo debito fine, però ce par

necessario che mancando ancora molta quantità di Trauertini per finire

la restaurazione del Ponte Santa Maria, et per adesso non se ne possono

far venire et per questo essendone detto che nel Coliseo ue ne è

gran quantità sotto le ruine dò sonno cascati et non sono in opera

quali si potrebbero far cauare per questo bisogno. Però l’habbiamo

uoluto esporre alle S.S. V.V. acciò possino sopra di ciò fare quelle

risoluzioni che gli parrà».

«Decretum extitit omnium Patrum astantium assensu quod capiantur

et fodiantur expensis Po. Ro. omnes lapides mormorei et Tiburtini

existentes in ruinis amphitheatri Domitiani vulgo _detto il Coliseo_,

diruti et nullo pacto coniuncti et applicati dicto Amphitheatro, sed

etiam effodi possint in omnibus aliis locis publicis pro supplemento

operis Pontis Sanctae Mariae sine tamen praeiudicio aedificiorum

antiquorum pro quibus exequendis curam habere debeat magister Mathaeus

architectus. Quoque omnes statuae et antiquitates quae in dictis locis

reperiantur sint ipsius Populi romani».

Il Sommo Pontefice Sisto V, fu uno dei Papi che più ricordi lasciò

nell’alma Città. «Costruì più Egli solo in cinque anni di pontificato,

dice giustamente il prof. R. Corsetti[783], che in più secoli la

maggior parte dei suoi successori» — Poteva dunque l’operosissimo

Sisto V trascurare l’Anfiteatro Flavio? Non era possibile: egli pensò

ben tosto di far ivi grandiosi lavori, onde conservarlo e renderlo

nuovamente, in pari tempo, di pubblica utilità; benchè con non lieve

danno dell’integrità archeologica di quelle monumentali reliquie, se

tali lavori fossero stati eseguiti.

Ai tempi di Sisto V molti poveri di Roma non avean modo di vivere

colle loro fatiche: il lavoro scarseggiava; ed il provvido Pontefice

escogitò la maniera di sovvenire agli indigenti ed evitare che

andassero mendicando per la Città. Sul finire del secolo XVI, Sisto

V dava incarico a Domenico Fontana, perchè riducesse il Colosseo

ad abitazione e lanificio; giacchè l’arte di lavorare la lana era

allora in Roma molto negletta. Il suddetto architetto fece il disegno

dell’_edificio restituito nella sua originaria circonferenza_: quattro

porte od ingressi con altrettante scale immettevano al monumento. Nel

mezzo dell’antica arena dovea sorgere una fonte: altre fonti dovean

servire per il lavoro; e per le abitazioni degli operai si destinavano

i portici esterni, dando a ciascuno di quelli, gratuitamente, due

stanze. Gli altri portici dovean adattarsi a stanze e a laboratorî. Già

erasi intrapreso il lavoro: i commercianti di lana avevano già ricevuto

da Sisto V la somma di 15,000 scudi per la provvista della materia da

lavorarsi nel nuovo lanificio; quando la morte del Pontefice venne

a troncare l’attuazione di quell’opera[784]. «Se vivea un altr’anno

solo, dice il Fontana, il progetto sarebbe stato una realtà, con

immensa utilità pubblica e specialmente dei poveri». E il Mabillon[785]

aggiunge: «Vixisset Syxtus V et amphitheatrum, stupendum illud opus,

integratum nunc haberemus!» — Ma ascoltiamo le parole dello stesso

Fontana[786]: «Acciò, iui si facesse l’arte della lana, per utile della

città di Roma, volendo che á torno per la parte di dentro al piano

di terra vi fossero le loggie couerte, et disopra scouerte, con le

botteghe, e stanze per abitatione per li lavoratori di detta arte, e

che ogn’vno dovesse hauer vna bottegha con due camere e loggia scouerta

avanti à torno tutto il teatro, hauendo già dato ad alcuni mercatanti

scudi quindicimila acciò cominciassero ad introdur detta arte,

volendoci di più far condurre l’acqua per far fontane per comodità di

detta arte et per vso degli habitatori, e di già haueua cominciato a

far leuare tutta la terra che ni staua à torno et a spianar la strada

che viene da torre de Conti, et và al Coliseo, acciò fosse tutta

piana, come hoggi dì si vedono li vestigj di detto cauamento, et vi si

lauoraua con sessanta carrette di caualli, et con cento huomini, di

modo che se il Pontefice uiueva anco un anno, il Coliseo sarìa stato

ridotto in habitatione. La qual opera si faceva principalmente da N.

S. acciò tutti li poveri di Roma hauessero hauuto da trauagliare, et

da viuere senza andare per le strade mendicando; poi che non aueriano

pagato pigione alcuna di casa qual voleva fosse franca, il saria

stato di grand’vtile alla pouertà, et anco ai mercatanti di lana, che

haueriano smaltita la loro mercatantia in Roma, senza hauerla da mandar

fuori della città, con animo di fare che detta città fosse tutta piena

di artegiani di tutte le sorti».

Nell’archivio Capitolino[787], negli atti di Girolamo Arconio, notaro

dei Conservatori, troviamo: «A dì 21 di marzo 1594 — hauendo (i

Conservatori) inteso che certi di questi che lavorano di carniccia

per fare la colla ceruona haueuano occupato alcuni archi di sopra

del teatro del Colosseo uerso Santo Clemente.... li mandarono a

farli mettere imprigioni, quali mostrarono che li Guardiani... della

compagnia del Confalone l’aueuano loro data licentia et affittato per

una libbra di cera l’anno».

Termineremo questo capitolo col riferire alcune scoperte fatte presso

il Colosseo verso l’anno 1594, delle quali ci dà notizia il Vacca[788]:

«Accanto il Coliseo, dice quest’autore, verso SS. Gio. e Paolo vi

è una vigna, mi ricordo (circa l’anno 1594) vi fu trovata una gran

platea di grossissimi quadri di travertini, e due capitelli Corintii; e

quando Pio IV le Terme Diocletiane restaurò, e dedicolle alla Madonna

degli Angeli, mancandogli un capitello nella nave principale, che per

antichità vi mancava, vi mise uno di quelli: e vi fu trovata una barca

di marmo da 40 palmi longa, et una Fontana molto adorna di marmi,

e credetemi, che aueua hauto più fuoco che acqua; et ancora molti

condotti di piombo».

L'anfiteatro Flavio nei suoi venti secoli di storia · 第 53 / 94 题