L’Anfiteatro Flavio danneggiato e restaurato.
Capitolino, nella vita di Antonino Pio, ricorda un restauro fatto da
quest’Imperatore. Tale restauro si crede comunemente occasionato dal
grande incendio avvenuto in Roma sotto lo stesso imperatore, fondandosi
sul passo di quell’autore[529]: _Adversa eius temporibus[530] haec
provenerunt.... Romae incendium quod trecentas quadraginta insulas
vel domos absumpsit.... opera eius haec extant: Romae Graecostadium
post incendium restitutum, instauratum amphitheatrum_. Ma se al Ch.
Lanciani[531] sembrò un _mistero_ l’incendio dell’Anfiteatro Flavio,
prodotto da un fulmine (il che peraltro potè avvenire a cagione
delle molte parti lignee, che si trovavano internamente sulla sommità
dell’Anfiteatro), a me sembra, più che un mistero, un’impossibilità
fisica che un incendio avvenuto nelle vicinanze del Grecostadio,
_Graecostadium post incendium restitutum_, ed estesosi fin presso
l’Anfiteatro, avesse potuto colle sue vampe traversare un’area libera
che lo circondava: area che nel punto più stretto era di circa 25
metri; ed abbia potuto danneggiare il colossale recinto esterno
di travertino, il quale, del resto, noi vediamo tuttora illeso, se
facciamo eccezione di tre o quattro archi del piano terreno, che, come
è noto, soffrirono il fuoco nel medio evo.
Del restauro di Antonino Pio non se ne hanno documenti epigrafici,
lo che indica essere stata cosa di lieve momento. Il Mezzabarba, nel
suo volume delle medaglie, assicura trovarsene una coll’effigie di
Faustina, moglie di Antonino Pio, coniata dal Senato, colla scritta: