_EGISTO dalla destra con ombrello. DETTO._
EGISTO. — Buon giorno. Vorrei, se me lo permette il popolo sovrano,
pigliare un po' d'aria in giardino..... Non hai scritto perchè
l'autorità metta ordine e castighi? Tu speri che la dieta guarisca la
febbre; ma persuaditi che alle persone per bene sarebbe una gran
consolazione vedere nel paese un po' di quei pennacchi..... Di' ciò che
ti pare; ma, quando ne vedo, a me pare che il cielo sia più sereno e gli
uomini più onesti... _(annasa tabacco; Carlo, che non gli dà retta, si
mostra agitato e va a guardare verso il giardino)_ E vedi, per sentirmi
rinascere l'appetito, io l'ho bell'e capita, bisognerebbe che ce ne
fossero..... non dico molti, no..... ma, almeno, almeno, un paio.....
per operaio! _(Carlo torna allo scrittoio, Egisto guarda in giardino)_
Ah! c'è ancora la famiglia? Perchè non me l'hai detto? Se ci sono anche
loro, io..... li posso proteggere!
CARLO. — Vuoi la mia rivoltella?
EGISTO. — Una pistola nelle mie tasche? Farei portar l'abito da un
altro. (È capace d'averla carica lui!) _(affettando disinvoltura)_ E poi
un uomo ne vale un altro alla fin fine. _(s'incontra in Francesco
apparso sulla soglia, ed indietreggia impaurito; quindi, per colorire
l'atto poco coraggioso, va a salutare Carlo)_ (Lui ha la pistola).
_(esce dal fondo con affettata disinvoltura)_