_FRANCESCO dalla destra. Voci dalla piazza in fondo. DETTI._
BART. — Sia pure; ma avete da cedere tutti quanti.
FRANC. — No, che non si cederà! Aria, galantuomo. _(Bartolo esce dalla
sinistra. — Francesco chiude col catenaccio e colla mandata la porta a
sinistra e va ad appendere la chiave presso la macchina a vapore)_ La
porta è solida e si chiude per bene; dall'inferriata della finestra non
passano. Lavoriamo tutti come se nulla fosse. _(si rompe un vetro della
finestra in fondo)_ Che fate?
UNA VOCE _(chiara e vibrata dalla piazza)_. — Il lavoro deve cessare in
tutte le officine finchè non sia diminuito l'orario.
FRANC. — E se noi si volesse lavorare?
LA VOCE. — È inutile resistere. Siamo più di duecento noi.
FRANC. — Sentite, vi do un consiglio; fate la vostra strada.
CENCIO. — E andate a farvi friggere!
LA VOCE. — Poche parole: per l'ultima volta, sì o no?
TUTTI. — No! no!
LA VOCE. — Vigliacchi!
FRANC. — Ah! venite dentro, se l'osate; venite alla porta!
TUTTI. — Venite!
(si armano di martelli e d'aste, meno Bobi che è disceso
a destra; intanto una scarica di sassate dalla piazza
frantuma quasi tutti i vetri e ferisce Martino)
MART. — Tirano delle _pere_ loro!
FRANC. — Ah! volete proprio far davvero? Ebbene il padrone ha delle armi
per difenderci, e noi ci difenderemo. _(corre per uscire dalla destra)_
BOBI _(arrestandolo)_. — Fermo. _(gli operai, senza badare a Bobi,
parlano concitati fra di loro)_
FRANC. — Levati dai piedi, poltrone!
BOBI. — Meno superbia, sor Cecchino, se non vuole che ricordi a sua
moglie dove ci siamo conosciuti!
FRANC. — A mia moglie! Ebbene, sia; sarà meno peggio che subire le tue
minaccie!
BOBI. — Ma non basta, signorino, perchè lei e la sua famiglia sarà fatta
segno alla vendetta di tutti i miei compagni, se fa bisogno.
FRANC. — La mia famiglia?
BOBI. — La vada a dare un'occhiata là fuori, e poi mi dica se quei musi
la risparmierebbero!
FRANC. — E io dovrò cedere come un vile?
BOBI. — Che cedere? Non hai che da tacere. _(agli altri)_ Anche il
capo-fabbrica è convinto che non si può resistere.
CENCIO. — Non è possibile!
FRANC. _(dominato da Bobi)_. — Eppure è vero; riconosco, malgrado mio,
che bisogna cedere al numero.
CENCIO. — E allora è inutile rompersi la testa, compagni.
GLI ALTRI _(deponendo gli strumenti)_. — Quando lo dice il
capo-fabbrica!
FRANC. _(isolato ed assorto nei suoi pensieri)_. — (O che infamia! che
viltà vergognosa! Ma posso io esporre il mio onore ai sospetti di
Matilde, e Matilde istessa e la nostra creatura alla vendetta dei
ribaldi di cui costui è strumento?)
BOBI _(al fondo)_. — Pace! Pace! Neanche noi non si lavora più: evviva
la vera eguaglianza!
_Molte voci_ _(di fuori con applausi)_. — Bravi! Bravi! Evviva!
UNA VOCE. — Prendete e suggelliamo la pace...
(dalla piazza si sporgono agli operai vari fiaschi di
vino e qualche bicchiere; comincia a bere qualche
lavorante in fondo, e poi poco a poco finiscono per
fare lo stesso anche gli altri)