CARLO. — Rivoltate il pezzo. — Due spruzzi d'acqua, Oreste, e sollevate
un pochino... Spingete un po' più nel fucinale... Una mano, Oreste...
sotto!
ORESTE. — Non si resiste più...
CARLO. — Resisto io! _(butta via l'abito, stando primo alla vampa del
fucinale)_
FRANC. — Che fa, cavaliere?
CARLO. — Ma che cavaliere! Non sono mai stato tanto cavaliere come in
questo momento... Attenti! Vedete il colore giusto? Alla pila subito!
(scompare dietro il fucinale coi massellatori. — Tocchi
di campana: Carlo, Francesco ed i massellatori
ritornano in iscena senza il fusto. — I lavoranti
pigliano chi il cappello e chi la giacca riposti in
qualche angolo, e si dispongono ad uscire)
CARLO _(a Francesco)_. — Abbiate pazienza, Savelli; ma qui non c'è
quella disciplina senza di cui non si fa mai nulla di serio nè fra
soldati, nè fra operai.
FRANC. — Ne convengo; ma alla fin fine un artigiano non è un soldato.
CARLO. — Chi ve lo dice? Soldato della pace, ma non senza pericolo,
combatte anche esso per la grandezza della patria, poichè a farla
gloriosa e potente non vogliono essere soltanto spade, ma spade e
martelli, ed è coi buoni martelli che si fanno le buone spade.
FRANC. — Lei ha ragione... Già, ha sempre ragione!
CARLO _(avviandosi alla destra)_. — Perchè in fondo io amo e stimo il
lavoro e il lavorante forse più di voi altri tutti... Buon appetito,
figliuoli. _(esce dalla destra, mentre gli operai escono dalla
sinistra)_
FRANC. — Sì, tu hai ragione; ma c'è qualche cosa nella tua onestà, nel
tuo ingegno che io non posso subire, perchè mi pare che voglia farmi
sentire la mia inferiorità... Mi hai confidato ogni tuo segreto...
perchè sai che non ti potrei tradire... o meglio perchè non potevi farne
a meno... ma sei sempre il principale, ed io il povero capo-fabbrica
inchiodato qui dal bisogno! Ecco Matilde... Non vado a fare colezione a
casa per guadagnar tempo, e lui... Oh! non sarebbe Faustini che agirebbe
così con me!