_AGNESE ed ANNA dalla destra. DETTI._
FAUST. _(sulla soglia della porta in fondo)_. — Che finchè non mi ha
pagato, questa è più casa mia che sua!
CARLO. — Questo è troppo!
FAUST. — La rivedrò, signor cavaliere, ma meno orgoglioso!... _(esce dal
fondo)_
CARLO. — Vigliacco! — Ieri operaio, oggi si vale della fortuna per
schiacciare i suoi compagni di lavoro!
ANNA. — Basta, basta! Se rimanessi ancora un minuto, sarei troppo
colpevole. Agnese, preparati subito a partire con me.
CARLO. — Mia moglie? Ah questo poi no!
ANNA. — Dopo di averla condannata a fare una vita indegna, la vuoi anche
uccidere con cotesto scenate?
CARLO. — Egisto, portala via, portala via!
EGISTO. — Ma se ha ragione! Che è una vita questa?
CARLO. — Perchè non vai anche tu? Perchè ci sei venuto?
EGISTO. — Perchè speravo che le prime lezioni ti giovassero.
CARLO. — No, che non è così. Tu sei venuto qui con lei per farmi quella
guerra muta, continua, implacabile, che è l'ostacolo più doloroso che io
abbia incontrato nella mia vita; perchè la vostra cortesia viene dalle
labbra e non dal cuore; perchè voi non sentite entusiasmo per nessuna
cosa, per quanto possa esser bella e generosa; perchè in te, come in
lei, tutto si riassume in una parola: egoismo; ma il peggio degli
egoismi, l'egoismo gretto, beffardo, pedante!
EGISTO. — Pedante? Andiamo via subito, o mi coglie un accidente!
ANNA. — Sicuro che andiamo... Su, Agnese.
AGNESE. — Carlo, per nostro figlio, se non per me, cedi!
CARLO. — No, no e no; non cederò che morto!
ANNA. — Cederà quando non sarà più in tempo, come suo padre!
CARLO. — E sarò anch'io vittima del lavoro, ma non avrò ceduto!
ANNA. — Ma che vittima del lavoro, vittima del fallimento, della
disperazione...
AGNESE. — Non è vero! non è vero!
ANNA _(seguitando)_. — Me lo disse lui spirando!