AMBR. — _Ah! s'el fudess l'oss büs!..._

CENCIO. — O un po' di baccalaretto fritto...

CARLO. — Basta, basta; non se ne parli più. Buona festa a tutti; ma mi

raccomando, figliuoli, non dimenticate che la peggiore delle ignoranze è

l'imprevidenza... m'avete capito. Savelli, io vi lascio in libertà; a

domattina. _(chiude cassa e registri)_

FRANC. — Signori, buon giorno. _(esce dal fondo seguito da tutti gli

operai)_

EGISTO. — Buon giorno. — Ricusano la mia cucina, gli ingrati!

CARLO. — Il signor Faustini ha fatto la stessa cosa nella sua officina;

ma siccome ciò che vende è caro e cattivo, e se non si va da lui,

diventa un'ira di Dio, così i miei operai sospettano forse che colla

cucina economica mi voglia anch'io ripigliare le paghe. Vedi che cosa

vuol dire un cattivo padrone?

EGISTO. — Di' piuttosto che il mio istinto non s'inganna mai. Tu vuoi

procacciar loro delle buone digestioni, grullo! Quella gente lì bisogna

lasciarla com'è!

CARLO. — Abbi pazienza, Egisto; ma sono uomini tutti come te.

EGISTO. — Sarà; ma fatti ad immagine di Dio o io solo o loro soli, che

proprio tutti è impossibile!

Capitale e mano d'opera Le Commedie, vol. 1 · 第 65 / 118 题