_All'alzarsi del sipario suona una mezz'ora all'orologio a pendolo, ed
entra dal fondo CARLOTTA con alcuni giornali che va a deporre sul
tavolino a sinistra. EGISTO fuori di scena._
CARL. — Già le dieci e mezzo! _(si leva in fretta lo scialle, lo butta
sopra una seggiola in fondo e si pone a spolverare)_ Con quel giovine,
non c'è che dire, il tempo passa presto! Sarà anche lui come gli altri;
ma alla peggio ritorno al paese e mi sposo Ciapetto: tanto di servire
sono ormai stucca!... Questa è tutt'altro che gente cattiva; ma bisogna
stare tutto il giorno in cucina e non si desina mai all'istess'ora! Se
non mi ricattassi sulla spesa, davvero li pianterei. Ne ho fatti sette
dei padroni in un anno; ne farei otto: alla fin fine ci sono più padroni
che servitori ora. Sarà già svegliato il cavaliere? _(forte verso la
sinistra)_ Signor cavaliere, sono le undici, sa?
EGISTO _(fuori di scena a sinistra)_. — Davvero? Vengo, vengo subito.
CARL. — Benedetto lui che almeno lascia tutti in pace!