[404] Stor. Aug. p. 71 _Omnia fui, et nihil expedit_.
[405] Dione Cassio l. LXXVI p. 1284.
[406] Verso l'anno 186. Tillemont è miseramente imbarazzato per
ispiegare un passo di Dione nel quale l'Imperatrice Faustina, morta
l'anno 175, viene introdotta come una che ha contribuito al matrimonio
di Severo e di Giulia l. LXXIV p. 1243. Questo dotto compilatore non si
rammentò, che Dione non riferisce un fatto reale, ma un sogno di Severo;
ed i sogni non sono circoscritti da' confini di tempo o di luogo.
Tillemont s'immaginò egli che i matrimonj si _consumassero_ nel tempio
di Venere in Roma? Stor. degl'Imperatori, tom. III p. 389, Nota 6.
[407] Stor. Aug. p. 65.
[408] Stor. Aug. p. 85.
[409] Dione Cassio l. LXXVII. p. 1304. 1314.
[410] Vedi una Dissertazione di Menagio, al fine della sua edizione di
Diogene Laerzio _De foeminis philosophis_.
[411] Dione l. LXXVI p. 1285. Aurelio Vittore.
[412] Bassiano era il suo primo nome, come lo era stato del suo avo
materno. Durante il regno egli prese il nome di Antonino, che è usato
dai giureconsulti e dagli storici. Dopo la sua morte, la pubblica
indegnazione gli pose i soprannomi di Taranto, e di Caracalla. Il primo
era quello di un celebre gladiatore, il secondo gli fu dato per una
lunga veste alla foggia dei Galli ch'egli distribuì al popolo romano.
[413] L'elevazione di Caracalla è fissata dall'esatto Tillemont all'anno
198; l'associazione di Geta all'anno 208.
[414] Erodiano l. III p. 130. Vedi le vite di Caracalla e di Geta nella
Stor. Aug.
[415] Dione l. LXXVI. p. 1280 ec. Erodiano l. III p. 132 ec.
[416] I poemi di Ossian vol. I p. 175.
[417] Che il Caracul di Ossian sia il Caracalla della Storia romana, è
forse il solo articolo di antichità britanniche, nel quale i Signori
Macpherson e Whitaker sono della stessa opinione; e pure l'opinione non
è senza difficoltà. Nella guerra dei Caledonj il figlio di Severo era
conosciuto soltanto col nome di Antonino; e può parere strano, che un
poeta scozzese lo abbia indicato con un soprannome, inventato quattro
anni dipoi, appena usato dai Romani dopo la morte di quell'Imperatore, e
raramente adoprato dai più antichi Storici. Vedi Dione l. LXXVII p. 1317
Stor Aug. 89 Aurelio Vittore. Euseb. nella Cronol. _ad ann._ 214.
[418] Dione l. LXXVI p. 1282 Stor. Aug., p. 71. Aurel. Victor.
[419] Dione l. LXXVI p. 1283 Stor. Aug. 89.
[420] Dione l. LXXV. p. 1284 Erodiano l. III. p. 135.
[421] Il Sig. Hume si stupisce con ragione di un passaggio di Erodiano
(l. IV p. 139.) che in questa occasione rappresenta il palazzo
degl'Imperatori come uguale in estensione al resto di Roma. Il monte
Palatino, sul quale era fabbricato, aveva al più undici o dodici miglia
di circonferenza (Vedi _Vittore, Roma antica_ del Nardini). Ma convien
rammentarsi, che i palazzi suburbani e gl'immensi giardini dei Senatori
opulenti circondavano quasi tutta la città, e che gl'Imperatori ne
avevano a poco a poco confiscata quasi la maggior parte. Se Geta
dimorava sul Gianicolo nei giardini che portarono il suo nome, e se
Caracalla abitava i giardini di Mecenate sul monte Esquilino, i fratelli
rivali erano separati l'un dall'altro per il tratto di parecchie miglia.
Lo spazio intermedio era occupato dai giardini imperiali di Sallustio,
di Lucullo, d'Agrippa, di Domiziano, di Caio ec. Questi giardini
formavano un circolo intorno alla capitale, e comunicavan fra loro e col
palazzo ancora per mezzo di varj ponti gettati sul Tevere che
traversavano le strade di Roma. Se questo passaggio di Erodiano
meritasse di essere spiegato, esigerebbe una dissertazione particolare,
illustrata da una carta dell'antica Roma.
[422] Erodiano l. IV p. 139.
[423] Erodiano l. IV p. 144.
[424] Caracalla consacrò, nel tempio di Serapide, la spada, con la quale
si vantava di avere ucciso il suo fratello Geta. Dione l. LXXVII p.
1307.
[425] Erod. l. IV p. 147. In tutti i campi degli eserciti romani
s'innalzava a canto al quartier generale una piccola cappella, nella
quale si custodivano ed adoravano le divinità Tutelari. Le Aquile e le
altre insegne militari tenevano tra queste il primo luogo. Questa
eccellente istituzione avvalorava la disciplina con la sanzione della
religione. Vedi Giusto Lipsio _de militia Romana_, IV 5. V 2.
[426] Erodiano l. IV p. 148: Dione Cassio l. LXXVII. p. 1289.
[427] Geta fu collocato tra gli Dei. _Sit divus_, disse il fratello,
_dum non sit vivus_. Stor. Aug. p. 91. Si trovano tuttavia sulle
medaglie alcuni indizj della consacrazione di Geta.
[428] Dione l. LXXVII p. 1307.
[429] Dione l. LXXVII p. 1290. Erodiano l. IV p. 150. Dione Cassio dice
(p. 1298) che i poeti comici non ardirono più far uso del nome di Geta
nelle lor commedie, e che si confiscavano i beni di coloro, che avevano
fatto qualche legato a quel Principe infelice.
[430] Caracalla aveva preso i nomi di molte vinte nazioni; ed avendo
egli riportati alcuni vantaggi su i Goti o sia Geti, Pertinace osservò
che il nome di _Getico_, conveniva benissimo all'Imperatore dopo quelli
di Partico, Alemannico ec. Stor. Aug. p. 89.
[431] Dione l. LXXVII p. 1291. Discendeva probabilmente da Elvidio
Prisco e da Peto Trasea, cittadini illustri, dei quali Tacito ha fatta
immortale la intrepida, ma inutile ed inopportuna virtù.
[432] Si pretende che Papiniano fosse parente dell'Imperatrice Giulia.
[433] Tacito an. XIV 11.
[434] Stor. Aug. p. 88.
[435] Sul proposito di Papiniano, vedi _Hist. Juris Rom._ dell'Einecc.
l. 330 ec.
[436] Tiberio e Domiziano non si allontanarono mai dai contorni di Roma.
Nerone fece un piccolo viaggio nella Grecia. _Et laudatorum Principum
usus ex aequo quamvis procul agentibus. Saevi proximis ingruunt._ Tacit.
Stor. IV 75.
[437] Dione l. LXXVII. p. 1294.
[438] Dione l. LXXVII p. 1307; Erodiano l, IV p. 158. Il primo
rappresenta questa strage come un atto di crudeltà; l'altro pretende che
vi si usasse ancor la perfidia. Sembra che gli Alessandrini avessero
irritato il tiranno con le loro Satire, e forse con i loro tumulti.
[439] Dione l. LXXVII p. 1296.
[440] Dione l. LXXVI p. 1284. Il Sig. Wotton (Stor. di Roma p. 330)
crede che questa massima fosse inventata da Caracalla, ed attribuita a
suo padre.
[441] Secondo Dione (l. LXXVIII p. 1343) i donativi straordinarj, che
Caracalla faceva alle sue truppe, ascendevano annualmente a settanta
milioni di dramme, circa cinque milioni di zecchini. Vi ha, sul
proposito delle paghe militari, un altro passo di Dione, che sarebbe
assai curioso, se non fosse oscuro, imperfetto, e forse corrotto. Tutto
quel vi si può ricavare, è che i soldati Pretoriani ricevevano ogni anno
1200 dramme, ottanta zecchini. (Dione l. 77). Sotto il regno di Augusto
avevano per ogni giorno due dramme o sia due denari al giorno, (Tacito
An. I 17.) Domiziano, che aumentò la paga delle truppe per un quarto,
dovè far montare quella dei Pretoriani a 960 dramme l'anno (Gronovio _de
Pecun. veter._ l. III c. 2.) Queste successive aumentazioni rovinarono
l'Impero, perchè il numero dei soldati si accrebbe insieme con la paga.
I soli Pretoriani, che non erano a principio che dieci mila, furono poi
cinquanta mila.
[442] Dione l. LXXVIII p. 1312. Erod. l. IV p. 168.
[443] La passione di Caracalla per Alessandro comparisce tuttora sulle
sue medaglie. Ved. Spanheim, _De usu numismat._ Dissert. XII. Erodiano
(l. IV p. 154) aveva veduto certi ridicoli dipinti rappresentanti una
figura che da una parte somigliava Alessandro, e dall'altra Caracalla.
[444] Erod. l. IV p. 169. Stor. Aug. p. 94.
[445] Elagabalo rimproverò il suo predecessore di avere ardito di sedere
in trono, benchè come Prefetto del Pretorio non avesse la libertà di
entrare in Senato, dopo che la voce del banditore avea fatta sgombrare
la sala. Il favor personale di Plauziano e di Seiano gli aveva messi al
di sopra di tutte le leggi. Erano questi, per vero dire, stati tratti
dall'Ordine Equestre; ma conservarono la prefettura con il grado di
Senatore, e con il Consolato ancora.
[446] Egli nacque a Cesarea nella Numidia, e fu da prima impiegato nella
casa di Plauziano, e poco mancò che involto non fosse nella sua rovina.
I suoi nemici hanno preteso che nato schiavo, egli avesse esercitate
diverse infami professioni, e fra le altre quella di gladiatore. L'uso
di avvilire l'origine e la condizione di un avversario sembra avere
durato dal tempo degli oratori greci fino ai dotti grammatici
dell'ultimo tempo.
[447] Dione ed Erodiano parlano delle virtù e dei vizj di Macrino con
imparziale sincerità. Ma l'autore della sua vita nella Stor. Aug. sembra
che abbia ciecamente copiato alcuni di quegli scrittori, la cui penna,
venduta all'Imperatore Elagabalo, aggravò la memoria del suo
predecessore.
[448] Dione l. LXXXIII p. 1336. Il senso dell'autore è chiaro come
l'intenzione del Principe; ma il Sig. Wotton non ha inteso nè l'uno nè
l'altra, applicando la distinzione non ai veterani ed alle reclute, ma
alle antiche e nuove legioni (Stor. di Roma p. 347).
[449] Dione l. LXXVIII p. 1330. Il compendio di Xifilino, benchè men
ripieno di particolarità, è qui più chiaro dell'originale.
[450] Secondo Lampridio (Stor. Aug. p. 135) Alessandro Severo visse
ventinove anni, tre mesi, e sette giorni. Siccome fu ucciso il 19 Marzo
235, conviene porre la sua nascita addì 12 dicembre 205. Egli aveva
allora tredici anni, ed il tuo cugino quasi diciassette. Questo computo
si confa meglio alla Storia di questi due Principi, che quello di
Erodiano, il quale li fa più giovani di tre anni (l. V p. 181.).
Dall'altro canto, questo autore untore prolunga di due anni il regno di
Elagabalo. Si possono vedere le particolarità della congiura di Dione l.
LXXVIII. p. 1339, ed in Erodian. l. V. p. 184.
[451] In virtù di un fatale proclama del preteso Antonino, ogni soldato,
che recava la testa del suo uffiziale, ne succedeva ai beni ed al grado.
[452] Dione l. LXXXIII p. 1345; Erodiano l. V pag. 186. La battaglia fu
data vicino al villaggio d'Imma a sette leghe incirca da Antiochia.
[453] Dione l. LXXIX p. 1350.
[454] Dione l. LXXIX p. 1363. Erod. l. V. p. 189.
[455] Questo nome viene da due parole siriache, _Ela_, Dio, e _gabal_,
formare il Dio formatore o sia plastico, nominazione giusta ed adattata
al Sole. Wotton Stor. di Roma pag. 378.
[456] Erodiano l. V p. 190.
[457] Egli violò il Santuario di Vesta, e ne involò una statua da lui
creduta il _Palladio_; ma le Vestali si vantavano di avere con pia frode
ingannato il sacrilego, presentandogli un falso simulacro della Dea:
Stor. Aug. p. 103.
[458] Dione l. LXXIX. p. 1360 Erodiano l. V p. 193. I sudditi
dell'Impero furono obbligati a fare ricchi regali ai nuovi sposi. Mammea
dipoi esigè dai Romani tutto quel ch'essi avevan promesso, vivente
Elagabalo.
[459] La scoperta di un nuovo intingolo era magnificamente ricompensata;
ma se questo non piaceva, l'inventore era condannato a non mangiare
altro che di quel piatto, finchè non ne avesse immaginato un altro che
più piacesse al palato dell'Imperatore. Stor. Aug. p. 111.
[460] Non mangiava mai pesce, se non quando era lontanissimo dal mare;
allora ne distribuiva ai paesani dell'interno una immensa quantità delle
specie più rare, ed il trasporto costava spese enormi.
[461] Dione l. LXXIX p. 1358; Erod. l. V p. 192.
[462] Jerocle ebbe questo onore; ma sarebbe stato supplantato da un
certo Zotico, se trovato non avesse il modo d'indebolire il suo rivale
con una bevanda. Fu questi vergognosamente scacciato dal palazzo, quando
si trovò che la sua forza non corrispondeva alla sua riputazione. (Dione
l. LXXIX. 1363 1364.) Un ballerino fu fatto prefetto della città; un
cocchiere, prefetto della guardia; un barbiere, prefetto delle
provvisioni. Vedi la Stor. Aug. p. 105 ove parlasi delle qualità che
rendevano stimabili questi tre ministri e molti altri inferiori,
(_enormitate membrorum_.)
[463] Il credulo compilatore della sua vita è inclinato ancor esso a
credere che i suoi vizj possano essere stati esagerati. Stor. Aug. p.
111.
[464] Dione l. LXXIX. p, 105. Erodiano l. V p. 195, 201. Stor. Aug. p.
1365. L'ultimo di questi Storici pare che abbia seguito i migliori
autori nel racconto della rivoluzione.
[465] L'epoca della morte di Elagabalo, e dell'avvenimento di
Alessandro, ha esercitata l'erudizione e la sagacità di Pagi, di
Tillemont, di Valsecchi, di Vignoli, e di Torre Vescovo di Adria. Questo
punto di Storia è per vero dire oscurissimo; ma io mi attengo
all'autorità di Dione, il cui calcolo è evidente, ed il testo non può
essere corrotto, giacchè Xifilino, Zonara, e Cedreno si accordano tutti
con lui. Elagabalo regnò tre anni, nove mesi e quattro giorni dopo la
sua vittoria contro Macrino, e fu ucciso il 10 Marzo 222. Ma che direm
noi leggendo sopra autentiche medaglie il quinto anno della sua potestà
tribunizia? Replicheremo con il dotto Valsecchi, che non si ebbe
riguardo alcuno all'usurpazione di Macrino, e che il figlio di Caracalla
datò il suo regno dalla morte del padre. Dopo avere risoluto questa
grande difficoltà è facile sciogliere e recidere gli altri nodi della
questione.
[466] Stor. Aug. p. 114. Con una precipitazione tanto straordinaria il
Senato aveva idea di distruggere le speranze dei pretendenti e di
prevenire le fazioni degli eserciti.
[467] «Se la natura fosse stata liberale fino a darci l'esistenza senza
il soccorso delle donne, noi saremmo liberi da una compagnia molto
importuna». Così si espresse Metello Numidico il censore dinanzi al
popolo romano; ed aggiunse che il matrimonio dovea considerarsi come il
sacrifizio di un piacere particolare ad un pubblico dovere. Aulo Gellio
I 6.
[468] Tacito Ann. XIII 5.
[469] Stor. Aug. p. 102, 107.
[470] Dione l. LXXX p. 1369; Erodiano l. VI p. 206 Stor. Aug. p. 131.
Secondo Erodiano, il patrizio era innocente. La Stor. Aug.,
sull'autorità di Dexippo, lo condanna come colpevole di una congiura
contro la vita di Alessandro. È impossibile di decidere. Ma Dione è un
inrecusabile testimonio della gelosia e della crudeltà di Mammea verso
la giovane Imperatrice, di cui Alessandro deplorò l'infelice sorte senza
avere il coraggio di opporvisi.
[471] Erodiano l. VI p. 203. Stor. Aug. p. 119. Secondo questo ultimo
Storico, quando si trattava di fare una legge, si ammettevano nel
consiglio alcuni abili giureconsulti, ed alcuni Senatori esperti, i
quali davano separatamente il loro parere, ch'era poi messo in iscritto.
[472] Vedi la sua Vita nella Stor. Aug. Il compilatore senza alcun
discernimento ha sepolto questi interessanti aneddoti sotto un ammasso
di circostanze frivole e triviali.
[473] Ved. Gioven. Sat. XIII.
[474] Stor. Aug. p. 119.
[475] Il racconto della disputa che nacque su questo articolo tra il
Senato ed Alessandro, è estratto dai registri di quella adunanza (Stor.
Aug. p. 116 117). Cominciò il 6 Marzo, probabilmente l'anno 223, quando
già i Romani avevano gustate per quasi dodici mesi le dolcezze di nuovo
regno. Avanti che fosse offerto al Principe il nome di Antonino come un
titolo d'onore, il Senato gli propose di prenderlo come un nome di
famiglia.
[476] L'Imperatore era solito dire: _se milites magis servare quam se
ipsum; quod salus publica in his esset._ Stor. Aug. p. 130.
[477] Benchè l'autore della vita di Alessandro (Stor. Aug. p. 132.)
parli della sedizione dei soldati contro Ulpiano, passa però sotto
silenzio la catastrofe, che poteva nel suo eroe essere un segno di
debolezza nell'amministrazione. Da una simile omissione si può giudicare
della fedeltà di questo Autore e della credenza che merita.
[478] Si può vedere nel fine tronco della Storia di Dione (l. LXXX p.
1371.) qual fosse il fato di Ulpiano ed a quai pericoli fosse esposto
Dione.
[479] Reymat, Note a Dione. l. LXXX p. 1369.
[480] Giulio Cesare avea sedata una ribellione con la stessa parola
_quirites_ che opposta a quella di _milites_ era un termine di
disprezzo, e riduceva i colpevoli alla meno onorifica condizione di
cittadini. Tacito Ann. I 43.
[481] Storia Aug. p. 132.
[482] Dai _Metelli_, Stor. Aug. p. 119. La scelta era felice. In dodici
anni i Metelli ebbero sette consolati e cinque trionfi. Ved. Velleio
Patercolo II 11, ed i Fasti.
[483] La vita di Alessandro nella Stor. Aug. presenta il modello di un
Principe perfetto: è questa una debole copia della Ciropedia di
Senofonte. La descrizione del suo regno, tal quale ce l'ha data
Erodiano, è sensata, e combina con la Storia generale del secolo. Alcuni
dei tratti più odiosi, ch'essa contiene, sono ugualmente riportati nei
decisivi frammenti di Dione. Ma la maggior parte de' nostri scrittori
moderni, acciecati dal pregiudizio, sfigurano Erodiano e copiano
servilmente la Stor. Aug. Vedi Tillemont e Wotton. L'Imperator Giuliano
al contrario (_in Caesaribus_ p. 31.) si compiace nel descriver la
debolezza effemminata del _Siro_, e la ridicola avarizia di sua madre.
[484] Secondo l'esatto Dionigi di Alicarnasso, la città stessa non era
lontana da Roma che cento stadi (circa quattro leghe), benchè alcuni
posti avanzati potessero estendersi più in là verso l'Etruria. Nardini
ha confutato in un trattato particolare e, l'opinione ricevuta e
l'autorità di due Papi, che ponevano Veia ove è ora Civita Castellana;
questo erudito crede che quell'antica città fosse situata in un piccolo
luogo chiamato Isola, a mezza strada da Roma al lago Bracciano.
[485] Vedi Tito Livio l. IV e V. Nel censo dei Romani si proporzionavano
esattamente i beni e la facoltà, e la tassa.
[486] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 3. Cicerone _De officiis_ II 22.
Plutarco vita di Paolo Emilio p. 275.
[487] Vedi una bella descrizione di questi tesori accumulati nella
Farsaglia di Lucano l. III v. 155 ec.
[488] Tacito Ann. I 2. Sembra che questo registro esistesse al tempo di
Appiano.
[489] Plutarco, vita di Pompeo p. 642.
[490] Strabone l. XVII p. 798.
[491] Velleio Patercolo l. II c. 39. Questo autore pare che dia la
preferenza alla rendita della Gallia.
[492] I talenti Euboici, Fenicj, ed Alessandrini pesavano il doppio dei
talenti Attici. Vedi Hooper intorno i pesi e le misure degli antichi p.
IV. c. 5. È probabile che il medesimo talento fosse portato da Tiro a
Cartagine.
[493] Polibio l. XV c. 2.
[494] Appiano _in Punicis_ p. 84.
[495] Diodoro di Sicilia l. V. Cadice fu fabbricata dai Fenicj, un poco
più di mille anni avanti la nascita di Gesù Cristo. Vedi Velleio
Patercolo l. 2.
[496] Strabone l. III p. 148.
[497] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 4. Parla egli ancora di una miniera
d'argento nella Dalmazia, che rendeva allo Stato cinquanta libbre il
giorno.
[498] Strabone l. X p. 485. Tacito. Ann. III 69. IV 30. Vedi in
Tournefort (viaggio del Levante l. VIII) una eloquente descrizione
dell'attuale miseria di Giera.
[499] Giusto Lipsio (_De Magnitudine romana_ l. 2 c. 3) fa montare
l'entrata a cento cinquanta milioni di scudi d'oro, ma tutta la sua
opera, benchè ingegnosa e piena di erudizione, è il frutto di una
fantasia riscaldata.
[500] Tacito Ann. XIII 31.
[501] Ved. Plinio (Stor. Nat. l. VI c. 23, l. XII, c. 18.) Osserva egli
che le merci dell'Indie si vendevano a Roma cento volte più del loro
_primitivo valore_: dal che si può formare una idea del prodotto delle
dogane, poichè questo _valore primitivo_ a detta del medesimo Plinio
montava per lo meno a più di 1,600,000 zecchini.
[502] Gli antichi ignoravano l'arte di faccettare il diamante.
[503] Il Sig. Bouchaud nel suo trattato delle imposizioni dei Romani ha
trascritta questa lista che si trova nel Digesto, ed ha voluto
illustrarla con un prolisso commentario.
[504] Tacito Ann. I. 78. Due anni dopo l'Imperatore Tiberio avendo
soggiogato il povero regno di Cappadocia, ne trasse un pretesto per
diminuire di metà l'imposizione sulle vendite; ma questa diminuzione fu
di poca durata.
[505] Dione l. LV 794 l. LVI p. 825.
[506] Una tal somma si stabilisce per congettura.
[507] Per molti secoli, nei quali sussistè il diritto romano, i
_cognati_ o parenti dal canto di madre non erano chiamati alla
successione. Questa legge crudele fu insensibilmente affievolita
dall'umanità, e finalmente abolita da Giustiniano.
[508] Plinio, Paneg. c. 37.
[509] Ved. Einecio. _Antiq. juris Rom._ l. II.
[510] Orazio l. II Sat. V. Petronio c. 116 ec. Plinio l. II let. 20.
[511] Cicerone Filipp. II c. 16.
[512] Ved. le sue Lettere. Tutti questi testamenti gli davano occasione
di mostrare il suo rispetto pei morti, e la sua giustizia pei vivi. E
questo e quella egli conciliò insieme nella condotta ch'ei tenne con un
figlio diseredato dalla madre (V. 1).
[513] Tacito Ann. XIII 50 _Esprit des loix_ l. XII c. 19.
[514] Ved. Il Paneg. di Plinio; la Stor. Aug., e Burmanno _De
vectigalibus_.
[515] I tributi, propriamente detti, non erano dati in appalto, giacchè
i buoni Principi condonarono spesso molti milioni di rate decorse.
[516] La condizione dei nuovi cittadini viene esattissimamente descritta
da Plinio (Panegir. c. 37 38 39). Traiano pubblicò una legge molto a
loro favorevole.
[517] Dione l. LXXVII p. 1295.
[518] Chi era tassato a dieci _aurei_, ordinario tributo, non pagò più
che il terzo di un _aureo_; ed Alessandro fece in conseguenza battere
nuove monete d'oro. Stor. Aug. p. 128 con i commentarj di Salmasio.
[519] Ved. la Stor. di Agricola, di Vespasiano, di Trajano, di Severo,
de' suoi tre competitori, e generalmente di tutti gli uomini illustri
dell'Impero.