NOTE:

[404] Stor. Aug. p. 71 _Omnia fui, et nihil expedit_.

[405] Dione Cassio l. LXXVI p. 1284.

[406] Verso l'anno 186. Tillemont è miseramente imbarazzato per

ispiegare un passo di Dione nel quale l'Imperatrice Faustina, morta

l'anno 175, viene introdotta come una che ha contribuito al matrimonio

di Severo e di Giulia l. LXXIV p. 1243. Questo dotto compilatore non si

rammentò, che Dione non riferisce un fatto reale, ma un sogno di Severo;

ed i sogni non sono circoscritti da' confini di tempo o di luogo.

Tillemont s'immaginò egli che i matrimonj si _consumassero_ nel tempio

di Venere in Roma? Stor. degl'Imperatori, tom. III p. 389, Nota 6.

[407] Stor. Aug. p. 65.

[408] Stor. Aug. p. 85.

[409] Dione Cassio l. LXXVII. p. 1304. 1314.

[410] Vedi una Dissertazione di Menagio, al fine della sua edizione di

Diogene Laerzio _De foeminis philosophis_.

[411] Dione l. LXXVI p. 1285. Aurelio Vittore.

[412] Bassiano era il suo primo nome, come lo era stato del suo avo

materno. Durante il regno egli prese il nome di Antonino, che è usato

dai giureconsulti e dagli storici. Dopo la sua morte, la pubblica

indegnazione gli pose i soprannomi di Taranto, e di Caracalla. Il primo

era quello di un celebre gladiatore, il secondo gli fu dato per una

lunga veste alla foggia dei Galli ch'egli distribuì al popolo romano.

[413] L'elevazione di Caracalla è fissata dall'esatto Tillemont all'anno

198; l'associazione di Geta all'anno 208.

[414] Erodiano l. III p. 130. Vedi le vite di Caracalla e di Geta nella

Stor. Aug.

[415] Dione l. LXXVI. p. 1280 ec. Erodiano l. III p. 132 ec.

[416] I poemi di Ossian vol. I p. 175.

[417] Che il Caracul di Ossian sia il Caracalla della Storia romana, è

forse il solo articolo di antichità britanniche, nel quale i Signori

Macpherson e Whitaker sono della stessa opinione; e pure l'opinione non

è senza difficoltà. Nella guerra dei Caledonj il figlio di Severo era

conosciuto soltanto col nome di Antonino; e può parere strano, che un

poeta scozzese lo abbia indicato con un soprannome, inventato quattro

anni dipoi, appena usato dai Romani dopo la morte di quell'Imperatore, e

raramente adoprato dai più antichi Storici. Vedi Dione l. LXXVII p. 1317

Stor Aug. 89 Aurelio Vittore. Euseb. nella Cronol. _ad ann._ 214.

[418] Dione l. LXXVI p. 1282 Stor. Aug., p. 71. Aurel. Victor.

[419] Dione l. LXXVI p. 1283 Stor. Aug. 89.

[420] Dione l. LXXV. p. 1284 Erodiano l. III. p. 135.

[421] Il Sig. Hume si stupisce con ragione di un passaggio di Erodiano

(l. IV p. 139.) che in questa occasione rappresenta il palazzo

degl'Imperatori come uguale in estensione al resto di Roma. Il monte

Palatino, sul quale era fabbricato, aveva al più undici o dodici miglia

di circonferenza (Vedi _Vittore, Roma antica_ del Nardini). Ma convien

rammentarsi, che i palazzi suburbani e gl'immensi giardini dei Senatori

opulenti circondavano quasi tutta la città, e che gl'Imperatori ne

avevano a poco a poco confiscata quasi la maggior parte. Se Geta

dimorava sul Gianicolo nei giardini che portarono il suo nome, e se

Caracalla abitava i giardini di Mecenate sul monte Esquilino, i fratelli

rivali erano separati l'un dall'altro per il tratto di parecchie miglia.

Lo spazio intermedio era occupato dai giardini imperiali di Sallustio,

di Lucullo, d'Agrippa, di Domiziano, di Caio ec. Questi giardini

formavano un circolo intorno alla capitale, e comunicavan fra loro e col

palazzo ancora per mezzo di varj ponti gettati sul Tevere che

traversavano le strade di Roma. Se questo passaggio di Erodiano

meritasse di essere spiegato, esigerebbe una dissertazione particolare,

illustrata da una carta dell'antica Roma.

[422] Erodiano l. IV p. 139.

[423] Erodiano l. IV p. 144.

[424] Caracalla consacrò, nel tempio di Serapide, la spada, con la quale

si vantava di avere ucciso il suo fratello Geta. Dione l. LXXVII p.

1307.

[425] Erod. l. IV p. 147. In tutti i campi degli eserciti romani

s'innalzava a canto al quartier generale una piccola cappella, nella

quale si custodivano ed adoravano le divinità Tutelari. Le Aquile e le

altre insegne militari tenevano tra queste il primo luogo. Questa

eccellente istituzione avvalorava la disciplina con la sanzione della

religione. Vedi Giusto Lipsio _de militia Romana_, IV 5. V 2.

[426] Erodiano l. IV p. 148: Dione Cassio l. LXXVII. p. 1289.

[427] Geta fu collocato tra gli Dei. _Sit divus_, disse il fratello,

_dum non sit vivus_. Stor. Aug. p. 91. Si trovano tuttavia sulle

medaglie alcuni indizj della consacrazione di Geta.

[428] Dione l. LXXVII p. 1307.

[429] Dione l. LXXVII p. 1290. Erodiano l. IV p. 150. Dione Cassio dice

(p. 1298) che i poeti comici non ardirono più far uso del nome di Geta

nelle lor commedie, e che si confiscavano i beni di coloro, che avevano

fatto qualche legato a quel Principe infelice.

[430] Caracalla aveva preso i nomi di molte vinte nazioni; ed avendo

egli riportati alcuni vantaggi su i Goti o sia Geti, Pertinace osservò

che il nome di _Getico_, conveniva benissimo all'Imperatore dopo quelli

di Partico, Alemannico ec. Stor. Aug. p. 89.

[431] Dione l. LXXVII p. 1291. Discendeva probabilmente da Elvidio

Prisco e da Peto Trasea, cittadini illustri, dei quali Tacito ha fatta

immortale la intrepida, ma inutile ed inopportuna virtù.

[432] Si pretende che Papiniano fosse parente dell'Imperatrice Giulia.

[433] Tacito an. XIV 11.

[434] Stor. Aug. p. 88.

[435] Sul proposito di Papiniano, vedi _Hist. Juris Rom._ dell'Einecc.

l. 330 ec.

[436] Tiberio e Domiziano non si allontanarono mai dai contorni di Roma.

Nerone fece un piccolo viaggio nella Grecia. _Et laudatorum Principum

usus ex aequo quamvis procul agentibus. Saevi proximis ingruunt._ Tacit.

Stor. IV 75.

[437] Dione l. LXXVII. p. 1294.

[438] Dione l. LXXVII p. 1307; Erodiano l, IV p. 158. Il primo

rappresenta questa strage come un atto di crudeltà; l'altro pretende che

vi si usasse ancor la perfidia. Sembra che gli Alessandrini avessero

irritato il tiranno con le loro Satire, e forse con i loro tumulti.

[439] Dione l. LXXVII p. 1296.

[440] Dione l. LXXVI p. 1284. Il Sig. Wotton (Stor. di Roma p. 330)

crede che questa massima fosse inventata da Caracalla, ed attribuita a

suo padre.

[441] Secondo Dione (l. LXXVIII p. 1343) i donativi straordinarj, che

Caracalla faceva alle sue truppe, ascendevano annualmente a settanta

milioni di dramme, circa cinque milioni di zecchini. Vi ha, sul

proposito delle paghe militari, un altro passo di Dione, che sarebbe

assai curioso, se non fosse oscuro, imperfetto, e forse corrotto. Tutto

quel vi si può ricavare, è che i soldati Pretoriani ricevevano ogni anno

1200 dramme, ottanta zecchini. (Dione l. 77). Sotto il regno di Augusto

avevano per ogni giorno due dramme o sia due denari al giorno, (Tacito

An. I 17.) Domiziano, che aumentò la paga delle truppe per un quarto,

dovè far montare quella dei Pretoriani a 960 dramme l'anno (Gronovio _de

Pecun. veter._ l. III c. 2.) Queste successive aumentazioni rovinarono

l'Impero, perchè il numero dei soldati si accrebbe insieme con la paga.

I soli Pretoriani, che non erano a principio che dieci mila, furono poi

cinquanta mila.

[442] Dione l. LXXVIII p. 1312. Erod. l. IV p. 168.

[443] La passione di Caracalla per Alessandro comparisce tuttora sulle

sue medaglie. Ved. Spanheim, _De usu numismat._ Dissert. XII. Erodiano

(l. IV p. 154) aveva veduto certi ridicoli dipinti rappresentanti una

figura che da una parte somigliava Alessandro, e dall'altra Caracalla.

[444] Erod. l. IV p. 169. Stor. Aug. p. 94.

[445] Elagabalo rimproverò il suo predecessore di avere ardito di sedere

in trono, benchè come Prefetto del Pretorio non avesse la libertà di

entrare in Senato, dopo che la voce del banditore avea fatta sgombrare

la sala. Il favor personale di Plauziano e di Seiano gli aveva messi al

di sopra di tutte le leggi. Erano questi, per vero dire, stati tratti

dall'Ordine Equestre; ma conservarono la prefettura con il grado di

Senatore, e con il Consolato ancora.

[446] Egli nacque a Cesarea nella Numidia, e fu da prima impiegato nella

casa di Plauziano, e poco mancò che involto non fosse nella sua rovina.

I suoi nemici hanno preteso che nato schiavo, egli avesse esercitate

diverse infami professioni, e fra le altre quella di gladiatore. L'uso

di avvilire l'origine e la condizione di un avversario sembra avere

durato dal tempo degli oratori greci fino ai dotti grammatici

dell'ultimo tempo.

[447] Dione ed Erodiano parlano delle virtù e dei vizj di Macrino con

imparziale sincerità. Ma l'autore della sua vita nella Stor. Aug. sembra

che abbia ciecamente copiato alcuni di quegli scrittori, la cui penna,

venduta all'Imperatore Elagabalo, aggravò la memoria del suo

predecessore.

[448] Dione l. LXXXIII p. 1336. Il senso dell'autore è chiaro come

l'intenzione del Principe; ma il Sig. Wotton non ha inteso nè l'uno nè

l'altra, applicando la distinzione non ai veterani ed alle reclute, ma

alle antiche e nuove legioni (Stor. di Roma p. 347).

[449] Dione l. LXXVIII p. 1330. Il compendio di Xifilino, benchè men

ripieno di particolarità, è qui più chiaro dell'originale.

[450] Secondo Lampridio (Stor. Aug. p. 135) Alessandro Severo visse

ventinove anni, tre mesi, e sette giorni. Siccome fu ucciso il 19 Marzo

235, conviene porre la sua nascita addì 12 dicembre 205. Egli aveva

allora tredici anni, ed il tuo cugino quasi diciassette. Questo computo

si confa meglio alla Storia di questi due Principi, che quello di

Erodiano, il quale li fa più giovani di tre anni (l. V p. 181.).

Dall'altro canto, questo autore untore prolunga di due anni il regno di

Elagabalo. Si possono vedere le particolarità della congiura di Dione l.

LXXVIII. p. 1339, ed in Erodian. l. V. p. 184.

[451] In virtù di un fatale proclama del preteso Antonino, ogni soldato,

che recava la testa del suo uffiziale, ne succedeva ai beni ed al grado.

[452] Dione l. LXXXIII p. 1345; Erodiano l. V pag. 186. La battaglia fu

data vicino al villaggio d'Imma a sette leghe incirca da Antiochia.

[453] Dione l. LXXIX p. 1350.

[454] Dione l. LXXIX p. 1363. Erod. l. V. p. 189.

[455] Questo nome viene da due parole siriache, _Ela_, Dio, e _gabal_,

formare il Dio formatore o sia plastico, nominazione giusta ed adattata

al Sole. Wotton Stor. di Roma pag. 378.

[456] Erodiano l. V p. 190.

[457] Egli violò il Santuario di Vesta, e ne involò una statua da lui

creduta il _Palladio_; ma le Vestali si vantavano di avere con pia frode

ingannato il sacrilego, presentandogli un falso simulacro della Dea:

Stor. Aug. p. 103.

[458] Dione l. LXXIX. p. 1360 Erodiano l. V p. 193. I sudditi

dell'Impero furono obbligati a fare ricchi regali ai nuovi sposi. Mammea

dipoi esigè dai Romani tutto quel ch'essi avevan promesso, vivente

Elagabalo.

[459] La scoperta di un nuovo intingolo era magnificamente ricompensata;

ma se questo non piaceva, l'inventore era condannato a non mangiare

altro che di quel piatto, finchè non ne avesse immaginato un altro che

più piacesse al palato dell'Imperatore. Stor. Aug. p. 111.

[460] Non mangiava mai pesce, se non quando era lontanissimo dal mare;

allora ne distribuiva ai paesani dell'interno una immensa quantità delle

specie più rare, ed il trasporto costava spese enormi.

[461] Dione l. LXXIX p. 1358; Erod. l. V p. 192.

[462] Jerocle ebbe questo onore; ma sarebbe stato supplantato da un

certo Zotico, se trovato non avesse il modo d'indebolire il suo rivale

con una bevanda. Fu questi vergognosamente scacciato dal palazzo, quando

si trovò che la sua forza non corrispondeva alla sua riputazione. (Dione

l. LXXIX. 1363 1364.) Un ballerino fu fatto prefetto della città; un

cocchiere, prefetto della guardia; un barbiere, prefetto delle

provvisioni. Vedi la Stor. Aug. p. 105 ove parlasi delle qualità che

rendevano stimabili questi tre ministri e molti altri inferiori,

(_enormitate membrorum_.)

[463] Il credulo compilatore della sua vita è inclinato ancor esso a

credere che i suoi vizj possano essere stati esagerati. Stor. Aug. p.

111.

[464] Dione l. LXXIX. p, 105. Erodiano l. V p. 195, 201. Stor. Aug. p.

1365. L'ultimo di questi Storici pare che abbia seguito i migliori

autori nel racconto della rivoluzione.

[465] L'epoca della morte di Elagabalo, e dell'avvenimento di

Alessandro, ha esercitata l'erudizione e la sagacità di Pagi, di

Tillemont, di Valsecchi, di Vignoli, e di Torre Vescovo di Adria. Questo

punto di Storia è per vero dire oscurissimo; ma io mi attengo

all'autorità di Dione, il cui calcolo è evidente, ed il testo non può

essere corrotto, giacchè Xifilino, Zonara, e Cedreno si accordano tutti

con lui. Elagabalo regnò tre anni, nove mesi e quattro giorni dopo la

sua vittoria contro Macrino, e fu ucciso il 10 Marzo 222. Ma che direm

noi leggendo sopra autentiche medaglie il quinto anno della sua potestà

tribunizia? Replicheremo con il dotto Valsecchi, che non si ebbe

riguardo alcuno all'usurpazione di Macrino, e che il figlio di Caracalla

datò il suo regno dalla morte del padre. Dopo avere risoluto questa

grande difficoltà è facile sciogliere e recidere gli altri nodi della

questione.

[466] Stor. Aug. p. 114. Con una precipitazione tanto straordinaria il

Senato aveva idea di distruggere le speranze dei pretendenti e di

prevenire le fazioni degli eserciti.

[467] «Se la natura fosse stata liberale fino a darci l'esistenza senza

il soccorso delle donne, noi saremmo liberi da una compagnia molto

importuna». Così si espresse Metello Numidico il censore dinanzi al

popolo romano; ed aggiunse che il matrimonio dovea considerarsi come il

sacrifizio di un piacere particolare ad un pubblico dovere. Aulo Gellio

I 6.

[468] Tacito Ann. XIII 5.

[469] Stor. Aug. p. 102, 107.

[470] Dione l. LXXX p. 1369; Erodiano l. VI p. 206 Stor. Aug. p. 131.

Secondo Erodiano, il patrizio era innocente. La Stor. Aug.,

sull'autorità di Dexippo, lo condanna come colpevole di una congiura

contro la vita di Alessandro. È impossibile di decidere. Ma Dione è un

inrecusabile testimonio della gelosia e della crudeltà di Mammea verso

la giovane Imperatrice, di cui Alessandro deplorò l'infelice sorte senza

avere il coraggio di opporvisi.

[471] Erodiano l. VI p. 203. Stor. Aug. p. 119. Secondo questo ultimo

Storico, quando si trattava di fare una legge, si ammettevano nel

consiglio alcuni abili giureconsulti, ed alcuni Senatori esperti, i

quali davano separatamente il loro parere, ch'era poi messo in iscritto.

[472] Vedi la sua Vita nella Stor. Aug. Il compilatore senza alcun

discernimento ha sepolto questi interessanti aneddoti sotto un ammasso

di circostanze frivole e triviali.

[473] Ved. Gioven. Sat. XIII.

[474] Stor. Aug. p. 119.

[475] Il racconto della disputa che nacque su questo articolo tra il

Senato ed Alessandro, è estratto dai registri di quella adunanza (Stor.

Aug. p. 116 117). Cominciò il 6 Marzo, probabilmente l'anno 223, quando

già i Romani avevano gustate per quasi dodici mesi le dolcezze di nuovo

regno. Avanti che fosse offerto al Principe il nome di Antonino come un

titolo d'onore, il Senato gli propose di prenderlo come un nome di

famiglia.

[476] L'Imperatore era solito dire: _se milites magis servare quam se

ipsum; quod salus publica in his esset._ Stor. Aug. p. 130.

[477] Benchè l'autore della vita di Alessandro (Stor. Aug. p. 132.)

parli della sedizione dei soldati contro Ulpiano, passa però sotto

silenzio la catastrofe, che poteva nel suo eroe essere un segno di

debolezza nell'amministrazione. Da una simile omissione si può giudicare

della fedeltà di questo Autore e della credenza che merita.

[478] Si può vedere nel fine tronco della Storia di Dione (l. LXXX p.

1371.) qual fosse il fato di Ulpiano ed a quai pericoli fosse esposto

Dione.

[479] Reymat, Note a Dione. l. LXXX p. 1369.

[480] Giulio Cesare avea sedata una ribellione con la stessa parola

_quirites_ che opposta a quella di _milites_ era un termine di

disprezzo, e riduceva i colpevoli alla meno onorifica condizione di

cittadini. Tacito Ann. I 43.

[481] Storia Aug. p. 132.

[482] Dai _Metelli_, Stor. Aug. p. 119. La scelta era felice. In dodici

anni i Metelli ebbero sette consolati e cinque trionfi. Ved. Velleio

Patercolo II 11, ed i Fasti.

[483] La vita di Alessandro nella Stor. Aug. presenta il modello di un

Principe perfetto: è questa una debole copia della Ciropedia di

Senofonte. La descrizione del suo regno, tal quale ce l'ha data

Erodiano, è sensata, e combina con la Storia generale del secolo. Alcuni

dei tratti più odiosi, ch'essa contiene, sono ugualmente riportati nei

decisivi frammenti di Dione. Ma la maggior parte de' nostri scrittori

moderni, acciecati dal pregiudizio, sfigurano Erodiano e copiano

servilmente la Stor. Aug. Vedi Tillemont e Wotton. L'Imperator Giuliano

al contrario (_in Caesaribus_ p. 31.) si compiace nel descriver la

debolezza effemminata del _Siro_, e la ridicola avarizia di sua madre.

[484] Secondo l'esatto Dionigi di Alicarnasso, la città stessa non era

lontana da Roma che cento stadi (circa quattro leghe), benchè alcuni

posti avanzati potessero estendersi più in là verso l'Etruria. Nardini

ha confutato in un trattato particolare e, l'opinione ricevuta e

l'autorità di due Papi, che ponevano Veia ove è ora Civita Castellana;

questo erudito crede che quell'antica città fosse situata in un piccolo

luogo chiamato Isola, a mezza strada da Roma al lago Bracciano.

[485] Vedi Tito Livio l. IV e V. Nel censo dei Romani si proporzionavano

esattamente i beni e la facoltà, e la tassa.

[486] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 3. Cicerone _De officiis_ II 22.

Plutarco vita di Paolo Emilio p. 275.

[487] Vedi una bella descrizione di questi tesori accumulati nella

Farsaglia di Lucano l. III v. 155 ec.

[488] Tacito Ann. I 2. Sembra che questo registro esistesse al tempo di

Appiano.

[489] Plutarco, vita di Pompeo p. 642.

[490] Strabone l. XVII p. 798.

[491] Velleio Patercolo l. II c. 39. Questo autore pare che dia la

preferenza alla rendita della Gallia.

[492] I talenti Euboici, Fenicj, ed Alessandrini pesavano il doppio dei

talenti Attici. Vedi Hooper intorno i pesi e le misure degli antichi p.

IV. c. 5. È probabile che il medesimo talento fosse portato da Tiro a

Cartagine.

[493] Polibio l. XV c. 2.

[494] Appiano _in Punicis_ p. 84.

[495] Diodoro di Sicilia l. V. Cadice fu fabbricata dai Fenicj, un poco

più di mille anni avanti la nascita di Gesù Cristo. Vedi Velleio

Patercolo l. 2.

[496] Strabone l. III p. 148.

[497] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 4. Parla egli ancora di una miniera

d'argento nella Dalmazia, che rendeva allo Stato cinquanta libbre il

giorno.

[498] Strabone l. X p. 485. Tacito. Ann. III 69. IV 30. Vedi in

Tournefort (viaggio del Levante l. VIII) una eloquente descrizione

dell'attuale miseria di Giera.

[499] Giusto Lipsio (_De Magnitudine romana_ l. 2 c. 3) fa montare

l'entrata a cento cinquanta milioni di scudi d'oro, ma tutta la sua

opera, benchè ingegnosa e piena di erudizione, è il frutto di una

fantasia riscaldata.

[500] Tacito Ann. XIII 31.

[501] Ved. Plinio (Stor. Nat. l. VI c. 23, l. XII, c. 18.) Osserva egli

che le merci dell'Indie si vendevano a Roma cento volte più del loro

_primitivo valore_: dal che si può formare una idea del prodotto delle

dogane, poichè questo _valore primitivo_ a detta del medesimo Plinio

montava per lo meno a più di 1,600,000 zecchini.

[502] Gli antichi ignoravano l'arte di faccettare il diamante.

[503] Il Sig. Bouchaud nel suo trattato delle imposizioni dei Romani ha

trascritta questa lista che si trova nel Digesto, ed ha voluto

illustrarla con un prolisso commentario.

[504] Tacito Ann. I. 78. Due anni dopo l'Imperatore Tiberio avendo

soggiogato il povero regno di Cappadocia, ne trasse un pretesto per

diminuire di metà l'imposizione sulle vendite; ma questa diminuzione fu

di poca durata.

[505] Dione l. LV 794 l. LVI p. 825.

[506] Una tal somma si stabilisce per congettura.

[507] Per molti secoli, nei quali sussistè il diritto romano, i

_cognati_ o parenti dal canto di madre non erano chiamati alla

successione. Questa legge crudele fu insensibilmente affievolita

dall'umanità, e finalmente abolita da Giustiniano.

[508] Plinio, Paneg. c. 37.

[509] Ved. Einecio. _Antiq. juris Rom._ l. II.

[510] Orazio l. II Sat. V. Petronio c. 116 ec. Plinio l. II let. 20.

[511] Cicerone Filipp. II c. 16.

[512] Ved. le sue Lettere. Tutti questi testamenti gli davano occasione

di mostrare il suo rispetto pei morti, e la sua giustizia pei vivi. E

questo e quella egli conciliò insieme nella condotta ch'ei tenne con un

figlio diseredato dalla madre (V. 1).

[513] Tacito Ann. XIII 50 _Esprit des loix_ l. XII c. 19.

[514] Ved. Il Paneg. di Plinio; la Stor. Aug., e Burmanno _De

vectigalibus_.

[515] I tributi, propriamente detti, non erano dati in appalto, giacchè

i buoni Principi condonarono spesso molti milioni di rate decorse.

[516] La condizione dei nuovi cittadini viene esattissimamente descritta

da Plinio (Panegir. c. 37 38 39). Traiano pubblicò una legge molto a

loro favorevole.

[517] Dione l. LXXVII p. 1295.

[518] Chi era tassato a dieci _aurei_, ordinario tributo, non pagò più

che il terzo di un _aureo_; ed Alessandro fece in conseguenza battere

nuove monete d'oro. Stor. Aug. p. 128 con i commentarj di Salmasio.

[519] Ved. la Stor. di Agricola, di Vespasiano, di Trajano, di Severo,

de' suoi tre competitori, e generalmente di tutti gli uomini illustri

dell'Impero.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 01 · 第 33 / 45 题