Il giorno di San Filippo Neri c'era un solleone che bruciava le
pietre — Mariangela Santella si sentì cogliere da' dolori del parto
proprio sul punto in cui, piegata sull'arsa terra che dal suo casolare
raggiungeva la via maestra, ella sciorinava al sole i piccoli peperoni
rossicci destinati alle grevi minestre del verno. Sotto l'uscio di casa
il più piccolo de' suoi bambini, nudo, buttato per terra con la pancia
all'aria, brancicava e annaspava attorno con le manine insudiciate di
terriccio: i pulcini della chioccia gli erano saltati sul petto e glie
lo vellicavano, ed egli rideva e si schermiva. L'altro, un rossiccio
dagli occhi grandi e stupidi, mezzo scemo, sbocconcellava un pezzo
di pane bruno e contemplava or il fratello or la madre, silenzioso e
indifferente.
— Ah, santa Marta! Ah, santa Filomena! — si mise a urlare Mariangela,
premendosi le mani sul ventre.
Barcollando rientrò nel casolare e si gettò sul pagliericcio.
Il rosso, con la bocca piena, annunziò:
— Viene tata.....
E Bernardino Santella apparve sotto l'uscio, con le mani sul dosso, con
la pipetta in bocca, lento, pensoso, tutto bianco di polvere fin ne'
capelli, rossicci come quelli del figliuolo. Trasse una scranna accosto
al pagliericcio e si mise a sedere rimpetto alla moglie. Mariangela
continuava a lamentarsi, più piano adesso, e socchiudeva gli occhi
lagrimosi.
Con le gambe aperte, con le grandi mani vellose posate sulle ginocchia,
reclinato verso la moglie, alla quale il respiro difficile gonfiava il
petto come un mantice, Bernardino disse:
— Vengo da Durazzano. Donna Sofia la levatrice se n'è fuggita a
Bisaccia con le figlie e col farmacista che se la mantiene.
Tutti scappati, di que' giorni. I briganti scorazzavano ad Atina, a
Esperia, a Durazzano: non si poteva più fare un passo fuori dell'uscio
e la gente si chiudeva in casa come se ci fosse il colèra. Fra tanto
le male notizie le portava il vento: oggi il saccheggio alla casa del
sindaco d'Atina, ieri un orecchio di Benedetto Caruso spedito al padre
di costui in una lettera che chiedeva mille ducati pel riscatto: e il
mandriano del signor marchese di Sant'Angelo bruciato vivo, e le due
mule di Fortunato Sacco sparite, una notte, col basto e con la cavezza!
Un orrore, un orrore! La gente si raccomandava l'anima per le brutte
morti che sentiva: il notaio di Durazzano, co' due nipoti preti, si
fabbricava la polvere in casa e non usciva più di casa da un mese,
nemmeno per sentir messa. Il prefetto spediva telegrammi, prometteva
soldati e costoro non arrivavano mai. Nel giorno del Corpus Domini, sì,
ne erano giunti una cinquantina. S'erano sbandati qua e là pe' campi
arsi, per la fitta boscaglia ch'essi non conoscevano, ed erano tornati
a Durazzano sfiniti, dopo sette ore di fucilate, con tre compagni
morti. Ma fruga e rifruga erano riusciti a far qualcosa, poichè due
della banda di Battista di Limatola erano capitati nelle loro mani, e
ora, per le viuzze di Durazzano, i soldati inferociti se li cacciavano
innanzi, legati, a furia di colpi di calcio degli schioppi. Mariangela,
che era stata a vederli passare, per poco non s'era sconciata dal
ribrezzo. E diceva sempre che avrebbe fatto un figlio col labbro
superiore spezzato, come l'aveva visto a un di quei briganti il quale
l'aveva squadrata con certi occhi pieni di sangue.
Dopo un breve silenzio — Mariangela non si lamentava più — il marito
soggiunse:
— Senti... Hanno posto la taglia a Battista di Limatola.
La donna raccolse le forze e si mise quasi a sedere sul pagliericcio.
Un nugolo di mosche se ne levò al tempo stesso.
— Mille ducati — disse Bernardino, togliendosi la pipa di bocca e
scotendo il capo fulvo.
La donna lo guardava, con gli occhi sgranati, pieni di desiderio.
— E quanto fanno?
— Fanno mille ducati, fanno. E tutta Durazzano non li vale.
Seguì un breve silenzio. Lentamente Mariangela si riaddossò al
capezzale e poi vi tornò a posare la testa. Le mosche tornarono. Ella
agitò la mano, e poi anche la mano ricadde. Fuori, i bambini giocavano
al sole, con la chioccia e coi pulcini. Un'afa ardente alitava nella
capanna.
Bernardino trasse più accosto al pagliericcio la sua scranna, si chinò,
quasi, all'orecchio della moglie e le mormorò:
— Non sanno ov'è nascosto; non lo sanno. Senti... io lo so...
La donna trascinava la testa sull'origliere e ne la levava, a fatica,
per appressarla alla bocca di lui. Il marito s'era levato. Posava or le
grandi mani sul letto, vi si chinava; e il letto scricchiolava.
Più piano, egli disse:
— Nella pagliaia di Donato Auricchio...
E subito si voltò dalla parte dell'uscio, come se qualcuno lo avesse
udito.
— Ah, santa Sofia!.... — urlò Mariangela, che ricominciava a spasimare
sul pagliericcio e a torcervisi come una serpe.
Per Gesù Cristo! La moglie con i dolori del parto, la miseria in casa,
la vacca venduta, i figliuoli nudi!
E Bernardino si levò co' denti stretti, girando attorno lo sguardo
fosco e disperato. Si chinò, a un tratto, e rovistò in un fascio di
paglia sul quale, in un cantuccio, dormiva il cagnolo. Ne cavò la
pistola a due canne che aveva portato addosso anni addietro, quando
accompagnava pe' sentieri deserti il medico condotto. Forse l'aveva
nascosta lì, sottomano, di recente, poichè non ebbe bisogno di
caricarla. Ne volse la bocca alla porta ed esaminò l'arma, lungamente.
Ora Mariangela pareva assopita.
Bernardino si fece il segno della croce e uscì.
— Se mamma ti chiama, tu dille che torno presto — disse al rosso,
passando.