La giovane disfece il nodo alla sua pezzuola e ne cavò una moneta da
due lire.
— Questo m'è rimasto — mormorò.
Longo era sceso di serpa. Guardò appena le due lire, al lume del
fanaletto, e le gettò in grembo alla giovane.
— Volete scherzare? Che mi mettete in mano? Due lire?... Andiamo, non
ho voglia di scherzare!
Ella balbettava:
— Sull'anima di mia madre che m'è morta ieri l'altro.....
— Ma che! — fece Longo — Ora mi si mette a giurare! V'ho portato in
giro per tre ore di seguito e il meno che mi spetta son cinque lire!
Su! O mettete fuori le cinque lire o vi porto alla questura com'è vero
il santo ch'è oggi!
Nel silenzio della strada la sua voce minacciosa suonava chiaramente.
La _signorina_ nascose la faccia tra le palme.
— Andiamo — insistè Longo — Spicciatevi!
Ella singhiozzava:
— Ascoltatemi... Io non sono di Napoli... Sono di Capua..... Non
sono pratica... Ho perso tutto e mia madre m'è morta, ieri l'altro...
Avevo... lui... E mi son messa a ritrovarlo. M'ha lasciata. Voi avete
visto: non l'ho più trovato... Lasciata!... Abbandonata!... Abbiate
compassione... Non ho più nulla... Perdonatemi!...
Longo, con le braccia conserte la guardava.
La sconosciuta soggiunse, piano, come parlando a sè stessa:
— Sono stata tradita... Era un cameriere d'albergo..... l'albergo delle
_Tre Rose_ a Lanzieri, dove siamo stati... Non v'è più... Partito...
Sparito... Non v'è più...
Longo si mise a frustare il selciato e a bestemmiare.
Ella supplicava:
— È vero... Avete ragione... Perdonatemi...
D'un subito il cocchiere le si fece accosto, l'afferrò pel braccio e le
disse:
— Com'è vero Dio, stasera prendo un guaio per voi! Chi vi conosce? E
avete scelto la vettura mia e me per correre appresso al vostro uomo?
Ma lo sapete voi che due lire non mi bastano neppure per l'avena al
cavallo, e me l'avete ammazzato!
Ella mormorava:
— Perdonatemi..... perdonatemi.....
— Così fate, voialtre! — urlò Rocco — Così ingannate la gente, razza di
bagasce!..
All'improvviso le piantò sulla spalla la mano pesante e si chinò sopra
di lei che s'era gettata addietro sui cuscini.
— Almeno — sogghignò, frugando — Ch'io vi veda in faccia, carina! Come
siete in faccia?... Bella... brutta... vediamo un poco.....
Ma smise e indietreggiò, spaventato. Ella era diaccia: un sudor
gelido le veniva giù pel volto e le bagnava pur le mani, tremanti
convulsamente.
Longo, sbalordito, la scosse:
— Signorina... signorina... Che avete?.. Non v'impaurite...
La giovane s'irrigidiva. De' conati di vomito la facevan sobbalzare sui
cuscini, gli occhi le diventavano vitrei.
— Ho freddo... — mormorò — Ho freddo... Muoio...
Allora Longo comprese.
— Ah, Cristo! Un caso fulminante!...
Si voltò, si guardò intorno, assalito da un così vivo terrore che
per due o tre secondi i suoi movimenti ne vennero paralizzati. La
sconosciuta seguitava a torcersi e rantolava:
— Freddo... freddo... Oh mamma!...
E come lo vide fuggire a gambe levate per l'Arenaccia, si levò quasi in
piedi nella vettura, con un ultimo sforzo, e stese un braccio.
— Aiuto! Aiuto!
Ricadde. Si ripiegò sui cuscini: v'annaspò con le dita raggranchite. E
al sereno cielo che si popolava di stelle palpitanti e la vedeva morir
sola, nella notte, levò uno sguardo disperato.
Balbettò ancora:
— Mamma..... mamma.....
E seguì un profondo silenzio.
A un tratto il cavallo affamato si mise a nitrire e a batter sul
selciato con l'unghia ferrata.
Poi fece un passo, poi un altro. E si rincamminò, portandosi lentamente
la piccola bruna, immota, per l'oscurità, verso la nascosta rete dei
binari.....