Quale viaggio strano, faticoso, irresoluto, in quell'afa ardente e
insopportabile! Dove si andava? Si andava da per tutto: Rocco Longo
era sfinito, era sfinita la sua bestia e anche pareva che la vettura
malconcia a un tratto si dovesse sfasciare. S'andava in giro da tre o
quattro ore: da prima la _signorina_ s'era voluta fermare alla Posta e
lì, allo sportello delle lettere, avea chiesto qualcosa che non aveva
avuto, che non c'era. Palpitante, incerta, s'era trascinata fino alla
vettura, e quasi vi s'era lasciata cader dentro.
— Dove andiamo?
— Dov'è l'albergo delle Tre Rose?
Il cocchiere aveva fatto spallucce.
— E chi lo sa? Voi non lo sapete?
— Dove sono i _Lanzieri_?
— A Porto.
— È lì....... Andiamo!
La vettura avea preso per _Piazza Francese_ e s'era ficcata ne' vicoli
di Porto. Ai Lanzieri la sconosciuta scese d'avanti alla porta d'una
delle tante miserabili e tristi locande del quartiere. Dalla serpa
Longo domandò:
— V'aspetto?
E come ella pareva indecisa il vetturino soggiunse:
— Bene, andate pure: io vi aspetto.
Da' _Lanzieri_ erano andati alla _Marinella_ e dalla _Marinella_ a
_Mercanti_, e appresso alla _Giudecca_, al _Vico Coltellari_, a _Rua
Catalana_. Ella a ogni sosta, si precipitava dalla vettura, si cacciava
in un palazzetto e riappariva poco dopo muta, livida, con gli occhi
pieni di lacrime. Risaliva a stento in vettura: s'afferrava alla
serpa talvolta. L'ultima volta Longo dovette aiutarla. Per via la udì
singhiozzare.
Si volse, seccato.
— Ma che avete dunque?
Ella mormorò:
— Nulla....... nulla.
Annottava. A un tratto Longo sentì che ella gli batteva lievemente, in
punta di dita, sulla spalla.
— Dove andate? — disse lei.
Difatti, ove andava Longo, con la sua vettura polverosa, con la
sua rozza affamata e zoppicante, sognando in serpa e guidando
macchinalmente la bestia? S'arrestò, si guardò intorno. Erano sulla
via nuova, deserta e buia, dell'Arenaccia. Sulla destra si disegnava
confusamente l'immane tettoia della stazione ferroviaria, tutta nera:
i grandi occhi immobili delle locomotive rossi, verdi, giallognoli
ammiccavano nell'oscurità. Un fischio acuto e breve ruppe il silenzio:
l'aria vibrò tutta al fragore d'un treno che passava sulle piattaforme
metalliche. Dalla via si vide il treno svolgersi rapidamente, e
trascorrere, come un gran serpe nero che scompariva nella notte.