L'elegante deputato Pier Luigi Petrucci non potè a meno di ricevere
quella mattina i _coniugi Antonio e Cleopatra_, come diceva il
biglietto. Erano già stati tre volte allo studio.
— L'onorevole è ancora a Roma, — aveva risposto la gentile dattilografa.
— Se desiderano conferire col suo sostituto....
— No, proprio con lui personalmente.
Ora l'onorevole era tornato.
A dire il vero, l'on. Petrucci avrebbe volontieri fatto a meno di
ricevere tanto Antonio e Cleopatra, quanto gli altri clienti.
Egli avrebbe avuto bisogno di due mesi di completa tranquillità per
condurre a termine un suo lavoro su le rappresentanze proporzionali,
compreso il voto anche alle donne.
Ma come si fa?
Era lo studio legale che, sino allora, almeno, aveva alimentato di olio
e benzina il motore della sua vita politica, e non viceversa, come
malignano gli ignoranti.
— Dunque, vengano i signori Antonio e Cleopatra.
*
Veramente non entrò che Cleopatra.
Il gabinetto particolare dell'onorevole era piccino, elegante, fine come
lui.
Ma quella donna lo ingombrò.
Era una signora di inusitata mole: impennacchiata, frusciante di seta.
Ma un omettino sudicetto, vestito di nero, si smascherò dietro
Cleopatra.
Doveva essere Antonio.
— Voi siete proprio l'onorevole deputato Pier Luigi Petrucci? — domandò
strisciando su gli _erre_ la signora e posando sul tavolo una tozza
mano, carica di brillanteria.
— Io sono quel desso, — disse l'avvocato con una sua non illepida
smorfia del volto, la quale corrispondeva ad un riso interiore.
— E loro, — domandò egli alla sua volta, — si chiamano realmente Antonio
e Cleopatra?
— Legittimi coniugi, — disse l'omarino sudicio, del quale non si
vedevano gli occhi, nascosti come erano dietro le lenti nere, ma si
vedeva la bocca nera. — Legittimi coniugi, e abbiamo i documenti....
— Dicevo perchè Antonio e Cleopatra....
— Cleopatra, veramente, — disse l'omarino che parlava flautato e dolce,
— _xe_ un antico nome di battaglia.
All'espressione _antico nome_, gli occhi di Cleopatra dardeggiarono
Antonio.
— _Ciò!_ — esclamò Antonio. — All'_avocato se ghe dixe tuta la verità._
— Causa di separazione legale? — domandò l'avvocato.
— Niente, niente separazione legale, — disse l'omarino.
— Allora si accomodino.
Ma dove?
Antonio trovò un'esile sedia inglese, dove delicatamente si posò: ma
Cleopatra....
Un intuitivo esame su la forza di resistenza delle sue sedie inglesi
fece togliere in fretta all'onorevole alcuni incartamenti, posati su una
poltrona, presso di lui.
— Qui, signora.
La signora calò e si calibrò un po' strettamente nella poltrona; ma
l'avvocato si sentì a disagio: la di lui personcina elegante era sotto
la irradiazione minacciosa di quella massa di adipe, trasudante profumi;
vivificata da due occhi neri sfacciati.
— Ebbene, di che si tratta? — domandò l'onorevole.
— Parlo me, — disse Cleopatra.
— _Scusante, lassa far a mi, lassa parlar a mi_, — disse Antonio.
— Si decidano.
— Allora, — disse Cleopatra, — parlare mio marito; lui parlare bene
italiano.
E Antonio cominciò allora:
— Ci ha mandati da lei l'avvocato Mastropaoli. Veramente l'avvocato
Mastropaoli ha detto: “Cari amici, questa pratica non c'è che un
onorevole che ve la possa disbrigare, perchè _la xe de caratere
politico_. Io non ce ne posso„.
— Però, — interruppe Cleopatra, — ha ben potuto prendere mille franchi,
di cui mancano esatte notizie.
— _Tasi ti, contrasta!_ — rimbeccò Antonio. — I denari _i va e i vien. I
xe avocati: xe el so mestier! Allora mi go dito alla mia signora_:
“Trovato!„ “Chi?„ L'avvocato Petrucci: _el xe onorevole, el xe giovane,
el xe omo de slancio, el xe de idee moderne, el xe el nostro
rappresentante. E semo vegnudi, ma l'onorevole el gera a Roma._
— Prego di spiegare.
— Ecco qui, onorevole: _queste le xe do tagiadele de mile lire l'una_, —
e levò con cautela e posò con riguardo due biglietti da mille sul
tavolo. — _Se no i basta, lu nol deve far altro che mandar un “papiè„ al
nominato Antonio, che son po' mi._
— Sì, va bene, ma prego di spiegare.
— Ecco: la mia signora ed io, cioè tutti due solidariamente, _ma ela xe_
la titolare riconosciuta, _gavemo intenzion_ di aprire, in locale di
nostra esclusiva proprietà, via Forni, numero civico 77, una casa di
convegno, ma di primissimo ordine, ma del tutto rispettabile.
_Capisselo_, vero?
— Una _maison da tè_, — disse Cleopatra con occhi imperturbabili.
— Diciamo allora, — disse Antonio, — una _tea-room_.
— Ma io che c'entro? — domandò l'avvocato, on. Petrucci.
— _Mi no so_ se lei, — rispose con insinuante soavità Antonio, — ci
vorrà entrare. Ci entrano tanti: senatori, magistrati, procuratori. Casa
seria per gli adulti! C'entrano anche reverendi sacerdoti. _Li conosso,
li conosso tuti mi._ Ma ci vuole il permesso della Questura; e proprio
adesso è venuto un questore che fa il zelante, il moralista, il
puritano, il reazionario.
— Con la scusa, — disse Cleopatra, — che la nostra _maison_ è vicina a
un quartiere aristocratico. Ma appunto, _comme ça_: anche la nostra casa
è aristocratica.
— E poi, dico, onorevole, — esclamò Antonio, — non ci pare che sia ora
di finirla coi privilegi dell'aristocrazia?
— Non facciamo della letteratura! — disse Cleopatra.
— Anzi facciamone, — disse Antonio, — perchè l'onorevole _el xe_ un
_lider_ della politica, e la nostra _la xe_ una causa politica:
l'avvocato Mastropaoli _el ga dito_: “_per mettere a posto un questore
reazionario ci vuole una parolina all'orecchio da parte di un deputato;
ma di uno di quei deputati che sanno parlare alla Camera_„. Perchè
_ela_, onorevole, _el se_ rifiuta? — domandò l'omarino nero,
dolorosamente, vedendo la mano dell'onorevole Petrucci che, con
dolcezza, respingeva i due biglietti da mille. — _Nol pol? nol vol? Nol
ga tempo? Xele poche do mila lire?_
— Non tratto questi affari, — disse l'onorevole Petrucci con semplicità;
ma la sua faccia esprimeva una nausea così sincera che faceva veramente
onore alla sua giovinezza politica.
— _Nol trata sti affari?_ — domandò Antonio calmissimo.
— Non tratto.
— Allora, _pardon_, onorevole! Ma una domanda: _Ciò! domando_, — disse
rivolto alla signora Cleopatra che, udendo mutati i registri alla voce
di Antonio, si era voltata verso di lui, — _domando, ciò!_ per iscarico
di coscienza, perchè pare che _semo vegnudi_ per offendere
l'onorevole....
— Lei non mi può offendere, — disse Petrucci.
— _E gnanca mi me offendo._ Ma domando: _questa xela o no xela_ una
pratica consentita dalle vigenti leggi?
— Perfettamente.
— E allora, onorevole, _da basso xe scrito no xe scrito “Studio
legale?„; questi i xe o no i xe biglietti da mille? Ela xe o no xe
l'avocato Petrucci? Se parlo mal, el me insegna. E allora perchè nol vol
trattar? Perchè no la ghe par una pratica morale? Ma allora da basso se
mete: “studio legale per le pratiche morali soltanto„._
Gli occhi di Antonio non si vedevano dietro le lenti nere, ma la umiltà
della sua voce era venata da sibili di insolente ironia.
— La morale non c'entra, — tagliò secco Petrucci. — C'entra la
opportunità. Domani si viene a sapere che io ho patrocinato questa
vostra causa, un giornale umoristico se ne impadronisce, mi mette in
ballo con sotto scritto: _Avvocato delle case da tè_, ed io son bell'e
fritto.
— Perfettamente esatto quello che _el dixe_, onorevole, — esclamò
Antonio. — _Conosso anca mi la politica_; basta il morso _de una
formiga_ a far cadere un gigante; ma qui _no_ se tratta di causa: basta
una parolina eloquente e amichevole all'orecchio del _questor_
reazionario. Per conto mio, giuro su la testa della nostra Isidora,
pargoletta di dodici anni ancora innocente (_xe_ vero, Cleopatra?) che
nessuno _savarà_ mai niente.
Ma allora Cleopatra parlò ad Antonio, e disse:
— Asino, ritira nel borsino le due mila lire; — e all'avvocato disse: —
Mio marito è cattivo psicologo. Voi non volete trattare l'affare, non
per timore di pubblicità. Questo è un _fin de non recevoir_. Vi dirò io
la ragione vera: voi credete che sia veramente cosa disonorevole
trattare questo affare. Voi siete uomo pudico!
Allora parve all'avvocato di arrossire.
Ma in verità arrossì di avere arrossito.
— Ah onorevole, — esclamò Cleopatra, levandosi e levando verso
l'avvocato Petrucci il dito con significazione, — se invece di condurre
con me questo qui, _lassa far a mi, lassa parlar a mi_, avessi condotto
_avec moi_ l'Irma....
— Ah, no, cara, — esclamò Petrucci. — In caso, le ragazze me le scelgo
io.
— Non si resiste all'Irma, — disse Cleopatra in cui traspariva tutto il
valore delle antiche battaglie: — francese come io.
E tacque.
Poi raccogliendo nella borsetta d'oro ella stessa i due biglietti da
mille:
— Pensare, — disse, — che io avevo tanta simpatia per voi, quando voi
facevate quei magnifici discorsi, con quelle idee elevate, altamente
moderne. Ho fatto votare per voi tutti i miei clienti. Ho inviato alle
urne anche questo macacco di mio marito. Sinceramente, voi mi avete
disillusa, onorevole.