_Come furono assegnati i prigioni al comune da’ soldati, ed entrarono
in Firenze in sulle carra._
Essendo condotti i prigioni pisani in Monticelli fuori della porta
a san Frediano di Firenze, alquanta di resistenza in parole feciono
i soldati di non darli se certi non fossono di paga doppia e mese
compiuto, e conobbesi essere moto altrui e a mal fine; il perchè
ricevuta speranza d’averla da quelli savi cittadini che con loro
ne parlarono, diedono liberamente i prigioni, i quali ricevuti con
dispettoso e vile spettacolo, col capitano, con l’insegne, e con la
gente dell’arme furono messi in città, perocchè i popolani di basso
stato con alquanti d’un poco meno che mezzano furono allogati in sulle
carra, e furono quarantaquattro carrate; a’ nobili e gente da bene fu
conceduto il venire a cavallo. E innanzi che questa pompa entrasse
nella città, tutte le campane del comune cominciarono a sonare alla
distesa acciocchè tutto il popolo traesse a vedere, e dinanzi alle
carra tutti gli stromenti e suoni del comune, e così quelli della
parte guelfa, vista certamente esemplare di diversa e varia fortuna,
verificante quello disse David, che disse: Vario è l’avvenimento della
guerra, e quinci e quindi consuma il coltello. I prigioni furono
allogati nelle prigioni del comune il più abilmente che si potè, e
dalle buone e pietose donne fiorentine a gara furono abbondantemente
provveduti di tutto ciò che loro bisognava.