CAP. LXXVIII.

_Della morte del giovane marchese di Brandisborgo, conte di Tirolo, e

quello ch’appresso ne seguì._

Ancora ne piace un poco passare per le pellegrine storie; e per

fondarne una che in questi tempi occorse assai abominevole, alquanto

ne conviene addietro tirare per dare meglio a intendere il gran male:

e venendo al proposito, la contea di Tirolo situata è negli estremi

di terra tedesca sopra il Lago di Garda, e nel paese di Trento, e

possente, nobile e famosa, la quale, morta tutta la progenia masculina,

per successione era caduta in una fanciulla nome contessa......., la

quale per la nobiltà della dota da tutti i signori e baroni della

Magna era in matrimonio sollecitata, per avere in dota il gioiello

della detta contea di Tirolo; in fine la contessa prese in isposo....

figliuolo del re Giovanni di Boemia, e fratello di Carlo che poi fu

imperadore de’ Romani; e chiamatolo al matrimonio, e alla contea di

Tirolo, dopo alquanto tempo la contessa cortesemente lo ne rimandò

in suo paese, affermando che all’uso del matrimonio era impotente,

e che la contea desiderava erede. Carlo fratello del detto.....

recandosi in dispetto i modi della contessa, prestamente fè grande

esercito, ed entrò nel contado di Tirolo, il quale è aspro e per sito

fortissimo, e fece gran danni d’arsioni e di preda, e infra d’altre

terre arse Buzzano, e ciò fatto si tornò in suo paese minacciando

di fare peggio a tempo. Il perchè la contessa impaurita e spaventata

cercò sollecitamente possente in Alamagna a cui si potesse appoggiare,

e in quei tempi v’era grande Lodovico duca di Baviera della progenia

del duca Namo, l’uno de’ dodici conti Paladini che seguitarono Carlo

Magno a cacciare i saracini della Spagna, e pertanto poi quelli di

sua schiatta hanno una boce de’ dodici peri alla boce dell’imperio;

il quale Lodovico essendo creato imperadore de’ Romani contro volontà

di santa Chiesa passò in Italia, e gran cose fece, come scrive

Giovanni Villani nostro zio, e senza acquistare si tornò in Alamagna

col titolo del Bavaro. Costui in questi dì avea quattro figliuoli,

Lodovico, Stefano, Otto, e Romeo: Lodovico primogenito era marchese di

Brandisborgo. Costui la contessa al padre segretamente fè domandare in

marito, e il Bavaro vi diè l’orecchie, e volendo che ’l figliuolo la

prendesse, egli con orrore d’animo la ricusava, dicendo al padre che

ella avea altro marito, come noto era a tutta la Magna, e che secondo

i decreti di santa Chiesa ella non potea avere altro marito: il padre

lo sgridò, e gli osò dire ch’egli era un ribaldo, e che ’l contado di

Tirolo non era boccone da rifiutare, il perchè per riverenza del padre

Lodovico la prese per donna, velando il matrimonio con colore che

il primo era impotente a generare. Della detta contessa assai tosto

Lodovico ebbe un figliuolo maschio; ma perseverando il matrimonio,

la contessa per soverchia lussuria trascorse in errore di disonesta

vita, e in singolarità con un messer...... di Fraunberghe, che in

latino suona, dal Colle delle donne, ed era sì venuto il giuoco in

palese, che ogni uomo si maravigliava come il marchese la comportasse,

stimando molti che per forza di malia lo facesse. Occorse, che partendo

il marchese con lei e con tutta sua corte da Monaco di Baviera per

andare a Tirolo, esso marchese sotto boce osò dire: Se noi torniamo a

Monaco mai, noi ci vendicheremo di chi ne fa vergogna; ciò venne agli

orrecchi alla contessa, e al cavaliere che usava con lei, il quale era

de’ maggiori della corte, e conoscendo amendue che il marchese era di

grande animo e vendicativo, e che già fatto aveva aspre e rilevate

vendette a chi l’avesse fallato, strettosi al consiglio la donna e

’l cavaliere, temendo che il marchese non attenesse loro la promessa,

nel cammino l’avvelenarono in una terra che si dice Rotimberga. Morto

il marchese, rimase al figliuolo il paese ch’a lui s’appartenea in

grande confusione, perchè molti voleano il governo del fanciullo,

e così stette il paese rotto per spazio di mesi diciotto. Alla fine

Stefano e Otto zii del garzone si recarono il governo alle mani, e

dirizzati i paesi, e passati cinque anni, il giovane era cresciuto

di bello aspetto, e facevasi valente, e per sua dibonarità e dolcezza

avea la grazia di tutti i sudditi suoi, ed essendo a Tirolo si volea

reggere e governare a suo piacere; e dispiacendoli assai i pochi onesti

costumi della madre, e un giorno venendo con lei in contesa, per sua

sciagura nell’irate parole uscì al giovane di bocca: Noi sapemo bene

quello che voi faceste a nostro padre. La crudel donna crudelmente

raccolse le semplici parlanze del giovane, e cominciò a pensare della

morte sua: il perchè un giorno il giovane avendo con gentili giovani

di sua età molto danzato, e per sè e per i compagni domandò da bere,

e fugliene dato, ma con veleno, del quale con quattro valenti giovani

suoi compagni si morì; gli altri che meno aveano bevuto si pelarono

tutti, e rimasono infermi. Il giovane marchese poco avventurato di

madre fu seppellito in Tirolo nel 1363 del mese di febbraio. Ciò si

dice che fè la dispietata madre per potere più liberamente lussuriare e

perseguire sua scellerata vita. Stefano e Otto figliuoli di Lodovico,

e zii del giovinetto morto, udito l’orribile malificio, e compreso

l’imperversato e fiero animo della femmina, la quale per uccidere il

figliuolo non guardò all’innocenza de’ giovinetti che ballavano con

lui (il quale recato con lei in comparazione a Medea, che fu gentile,

e questa cristiana, non è da porre in dubbio che questa non fosse assai

più spietata e crudele, verificandosi in lei il verso di Giovenale, il

quale delle femmine dice: Fortem animum praestant rebus quas turpiter

audent, che in volgare suona; Forte animo danno alle cose le quali

sozzamente ardiscono, cioè presumono di fare) richiesono tutti i loro

vassalli e feudatari, e accolsono d’amistà quanta gente poterono fare,

e grande oste apparecchiarono contro alla contessa per vendicare la

morte del fratello e del nipote, la quale spaventata e impaurita,

perseguitandola la coscienza degli orribili peccati, stava in gran

tremore, e non sapeva che si fare. In questa confusione Ridolfo duca

d’Osterich, uomo sagace e astuto, e cupido di nuovo acquisto, inteso

della morte del giovane, e dell’apparecchio che facevano Stefano e

Otto di Baviera, sconosciuto di presente se n’andò a Tirolo, e fu

colla contessa, e le disse dell’apparecchio di quelli di Baviera,

e li mostrò ch’erano atti e sofficienti a disfarla, e s’ella avea

concetta paura nell’animo la raddoppiò. Appresso le disse, ch’avea

ritrovate scritture antiche che conteneano, come gli antichi duchi

d’Osterich s’erano patteggiati e convenzionati con gli antichi conti di

Tirolo, che quale casa o famiglia di loro faltasse d’ereda legittimo

l’altra dovesse succedere, con offerirsi alla difesa della donna; e

da lei posta in tanta confusione, e credula, ottenne ch’ella il fè

capitano del contado di Tirolo, e nelle sue mani fè giurare tutto il

paese. Proseguendo il proposito loro quelli di Baviera cominciarono

la guerra, e corsono il contado di Tirolo, e presono e rubarono una

terra che si chiama Sterburgh, e più in avanti non poterono passare

per l’asprezza de’ luoghi e de’ forti passi provveduti alla difesa.

Ciò non ostante il duca d’Osterich cominciò a mettere nel capo alla

femmina che nel paese non stava sicura, e ch’era il suo migliore se

n’andasse in Osterich, tanto che le cose pigliassono assetto, e tanto

le seppe dire ch’ella v’andò. Dopo non molto tempo il duca la mise in

un munistero, dove miseramente morì. Alcuni dissono fu fatta morire,

e questo comunemente s’accettò per vero. Morta la contessa, il duca

Ridolfo con gran quantità di gente d’arme corse per lo contado di

Tirolo, e prese quattro nobili e gentili uomini, i quali come baroni

aveano giurisdizione di per sè, i quali non erano stati pronti ad

ubbidire, perch’aveano giurato alla casa di Baviera, e come tiranno,

e contro alla natura e la costuma degli Alamanni, di presente li fè

decapitare, onde in infamia e odio ne venne di tutta lingua tedesca.

Per tema di questa impresa del duca d’Osterich non lasciò la casa di

Baviera di non volere riscattare sua giurisdizione, e di loro forza

e amistà ragunarono oltre a quattromila barbute di gente eletta, e

con molto ordine si mossono contro il duca d’Osterich, come contro

usurpatore delle loro ragioni. Il duca d’Osterich d’altra parte fè

adunata non di meno gente nè valorosa meno che quella degli avversari,

e amendue i detti eserciti assai vicini s’assembrarono insieme: e

per caso un giorno avvenne, che sopra il numero di duemila barbute

di quelle del duca d’Osterich dilungandosi dal campo casualmente si

scontrarono in altrettante o circa della gente del duca di Baviera, e

vennono alla battaglia, la quale fu fiera e pertinace, la quale durò

per spazio di più di sei ore, e nella fine quelli d’Osterich furono

sconfitti. I morti dall’una parte e d’altra in sul campo s’annumerarono

si trovarono più di cinquecento, e i feriti e magagnati furono assai,

e molti di quelli d’Osterich rimasono prigioni, e ciò avvenne nel 1364

d’ottobre, e qui l’ho posto per non rompere la storia. Il verno in

quelle parti duro e incorportabile a campeggiere l’una parte e l’altra

costrinse a tornarsi a sua magione, ma tutto che quietassono l’armi

non quitarono gli animi, perocchè l’una parte e l’altra eziandio con

spendio faceva sollecitamente ogni sforzo suo, e scritto e comandato

aveano a tutti i sudditi loro ch’erano in Italia al soldo che a loro

aiuto dovessono tornare, e tutti s’apparecchiarono a ubbidire, e così

grande apparecchio faceano per trovarsi in campo come prima potessero.

Carlo imperadore e Lodovico re d’Ungheria veggendo che ciò era di

grandissimo pericolo e guasto di tutta Alamagna s’intesono insieme, e

interposonsi per mezzani, e colla persona del savio e venerabile messer

Piero Corsini vescovo di Firenze, il quale per gravi faccende di santa

Chiesa allora era legato in Alamagna, il quale ricevendo sopra di sè il

peso di tanta faccenda, come ambasciadore di detti imperadore e re, e

mezzano e trattatore tra i detti signori cercò la concordia loro; e sì

saviamente seppe la cosa guidare, che di detto anno e mese di gennaio

pace si concluse tra loro, e per patto al duca d’Osterich rimase libera

la contea di Tirolo, e in compensarne di ciò il duca di Baviera ebbe

un’altra contea del duca d’Osterich, tutto che non a valore eguale

assai a quella di Tirolo. E così ebbe fine la diabolica vita e processo

dell’empia e spietata contessa di Tirolo, e la guerra che per le sue

prave operazioni era suta tra la nobiltà de’ baroni e signori della

Magna.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 187 / 217 题