_Della morte del giovane marchese di Brandisborgo, conte di Tirolo, e
quello ch’appresso ne seguì._
Ancora ne piace un poco passare per le pellegrine storie; e per
fondarne una che in questi tempi occorse assai abominevole, alquanto
ne conviene addietro tirare per dare meglio a intendere il gran male:
e venendo al proposito, la contea di Tirolo situata è negli estremi
di terra tedesca sopra il Lago di Garda, e nel paese di Trento, e
possente, nobile e famosa, la quale, morta tutta la progenia masculina,
per successione era caduta in una fanciulla nome contessa......., la
quale per la nobiltà della dota da tutti i signori e baroni della
Magna era in matrimonio sollecitata, per avere in dota il gioiello
della detta contea di Tirolo; in fine la contessa prese in isposo....
figliuolo del re Giovanni di Boemia, e fratello di Carlo che poi fu
imperadore de’ Romani; e chiamatolo al matrimonio, e alla contea di
Tirolo, dopo alquanto tempo la contessa cortesemente lo ne rimandò
in suo paese, affermando che all’uso del matrimonio era impotente,
e che la contea desiderava erede. Carlo fratello del detto.....
recandosi in dispetto i modi della contessa, prestamente fè grande
esercito, ed entrò nel contado di Tirolo, il quale è aspro e per sito
fortissimo, e fece gran danni d’arsioni e di preda, e infra d’altre
terre arse Buzzano, e ciò fatto si tornò in suo paese minacciando
di fare peggio a tempo. Il perchè la contessa impaurita e spaventata
cercò sollecitamente possente in Alamagna a cui si potesse appoggiare,
e in quei tempi v’era grande Lodovico duca di Baviera della progenia
del duca Namo, l’uno de’ dodici conti Paladini che seguitarono Carlo
Magno a cacciare i saracini della Spagna, e pertanto poi quelli di
sua schiatta hanno una boce de’ dodici peri alla boce dell’imperio;
il quale Lodovico essendo creato imperadore de’ Romani contro volontà
di santa Chiesa passò in Italia, e gran cose fece, come scrive
Giovanni Villani nostro zio, e senza acquistare si tornò in Alamagna
col titolo del Bavaro. Costui in questi dì avea quattro figliuoli,
Lodovico, Stefano, Otto, e Romeo: Lodovico primogenito era marchese di
Brandisborgo. Costui la contessa al padre segretamente fè domandare in
marito, e il Bavaro vi diè l’orecchie, e volendo che ’l figliuolo la
prendesse, egli con orrore d’animo la ricusava, dicendo al padre che
ella avea altro marito, come noto era a tutta la Magna, e che secondo
i decreti di santa Chiesa ella non potea avere altro marito: il padre
lo sgridò, e gli osò dire ch’egli era un ribaldo, e che ’l contado di
Tirolo non era boccone da rifiutare, il perchè per riverenza del padre
Lodovico la prese per donna, velando il matrimonio con colore che
il primo era impotente a generare. Della detta contessa assai tosto
Lodovico ebbe un figliuolo maschio; ma perseverando il matrimonio,
la contessa per soverchia lussuria trascorse in errore di disonesta
vita, e in singolarità con un messer...... di Fraunberghe, che in
latino suona, dal Colle delle donne, ed era sì venuto il giuoco in
palese, che ogni uomo si maravigliava come il marchese la comportasse,
stimando molti che per forza di malia lo facesse. Occorse, che partendo
il marchese con lei e con tutta sua corte da Monaco di Baviera per
andare a Tirolo, esso marchese sotto boce osò dire: Se noi torniamo a
Monaco mai, noi ci vendicheremo di chi ne fa vergogna; ciò venne agli
orrecchi alla contessa, e al cavaliere che usava con lei, il quale era
de’ maggiori della corte, e conoscendo amendue che il marchese era di
grande animo e vendicativo, e che già fatto aveva aspre e rilevate
vendette a chi l’avesse fallato, strettosi al consiglio la donna e
’l cavaliere, temendo che il marchese non attenesse loro la promessa,
nel cammino l’avvelenarono in una terra che si dice Rotimberga. Morto
il marchese, rimase al figliuolo il paese ch’a lui s’appartenea in
grande confusione, perchè molti voleano il governo del fanciullo,
e così stette il paese rotto per spazio di mesi diciotto. Alla fine
Stefano e Otto zii del garzone si recarono il governo alle mani, e
dirizzati i paesi, e passati cinque anni, il giovane era cresciuto
di bello aspetto, e facevasi valente, e per sua dibonarità e dolcezza
avea la grazia di tutti i sudditi suoi, ed essendo a Tirolo si volea
reggere e governare a suo piacere; e dispiacendoli assai i pochi onesti
costumi della madre, e un giorno venendo con lei in contesa, per sua
sciagura nell’irate parole uscì al giovane di bocca: Noi sapemo bene
quello che voi faceste a nostro padre. La crudel donna crudelmente
raccolse le semplici parlanze del giovane, e cominciò a pensare della
morte sua: il perchè un giorno il giovane avendo con gentili giovani
di sua età molto danzato, e per sè e per i compagni domandò da bere,
e fugliene dato, ma con veleno, del quale con quattro valenti giovani
suoi compagni si morì; gli altri che meno aveano bevuto si pelarono
tutti, e rimasono infermi. Il giovane marchese poco avventurato di
madre fu seppellito in Tirolo nel 1363 del mese di febbraio. Ciò si
dice che fè la dispietata madre per potere più liberamente lussuriare e
perseguire sua scellerata vita. Stefano e Otto figliuoli di Lodovico,
e zii del giovinetto morto, udito l’orribile malificio, e compreso
l’imperversato e fiero animo della femmina, la quale per uccidere il
figliuolo non guardò all’innocenza de’ giovinetti che ballavano con
lui (il quale recato con lei in comparazione a Medea, che fu gentile,
e questa cristiana, non è da porre in dubbio che questa non fosse assai
più spietata e crudele, verificandosi in lei il verso di Giovenale, il
quale delle femmine dice: Fortem animum praestant rebus quas turpiter
audent, che in volgare suona; Forte animo danno alle cose le quali
sozzamente ardiscono, cioè presumono di fare) richiesono tutti i loro
vassalli e feudatari, e accolsono d’amistà quanta gente poterono fare,
e grande oste apparecchiarono contro alla contessa per vendicare la
morte del fratello e del nipote, la quale spaventata e impaurita,
perseguitandola la coscienza degli orribili peccati, stava in gran
tremore, e non sapeva che si fare. In questa confusione Ridolfo duca
d’Osterich, uomo sagace e astuto, e cupido di nuovo acquisto, inteso
della morte del giovane, e dell’apparecchio che facevano Stefano e
Otto di Baviera, sconosciuto di presente se n’andò a Tirolo, e fu
colla contessa, e le disse dell’apparecchio di quelli di Baviera,
e li mostrò ch’erano atti e sofficienti a disfarla, e s’ella avea
concetta paura nell’animo la raddoppiò. Appresso le disse, ch’avea
ritrovate scritture antiche che conteneano, come gli antichi duchi
d’Osterich s’erano patteggiati e convenzionati con gli antichi conti di
Tirolo, che quale casa o famiglia di loro faltasse d’ereda legittimo
l’altra dovesse succedere, con offerirsi alla difesa della donna; e
da lei posta in tanta confusione, e credula, ottenne ch’ella il fè
capitano del contado di Tirolo, e nelle sue mani fè giurare tutto il
paese. Proseguendo il proposito loro quelli di Baviera cominciarono
la guerra, e corsono il contado di Tirolo, e presono e rubarono una
terra che si chiama Sterburgh, e più in avanti non poterono passare
per l’asprezza de’ luoghi e de’ forti passi provveduti alla difesa.
Ciò non ostante il duca d’Osterich cominciò a mettere nel capo alla
femmina che nel paese non stava sicura, e ch’era il suo migliore se
n’andasse in Osterich, tanto che le cose pigliassono assetto, e tanto
le seppe dire ch’ella v’andò. Dopo non molto tempo il duca la mise in
un munistero, dove miseramente morì. Alcuni dissono fu fatta morire,
e questo comunemente s’accettò per vero. Morta la contessa, il duca
Ridolfo con gran quantità di gente d’arme corse per lo contado di
Tirolo, e prese quattro nobili e gentili uomini, i quali come baroni
aveano giurisdizione di per sè, i quali non erano stati pronti ad
ubbidire, perch’aveano giurato alla casa di Baviera, e come tiranno,
e contro alla natura e la costuma degli Alamanni, di presente li fè
decapitare, onde in infamia e odio ne venne di tutta lingua tedesca.
Per tema di questa impresa del duca d’Osterich non lasciò la casa di
Baviera di non volere riscattare sua giurisdizione, e di loro forza
e amistà ragunarono oltre a quattromila barbute di gente eletta, e
con molto ordine si mossono contro il duca d’Osterich, come contro
usurpatore delle loro ragioni. Il duca d’Osterich d’altra parte fè
adunata non di meno gente nè valorosa meno che quella degli avversari,
e amendue i detti eserciti assai vicini s’assembrarono insieme: e
per caso un giorno avvenne, che sopra il numero di duemila barbute
di quelle del duca d’Osterich dilungandosi dal campo casualmente si
scontrarono in altrettante o circa della gente del duca di Baviera, e
vennono alla battaglia, la quale fu fiera e pertinace, la quale durò
per spazio di più di sei ore, e nella fine quelli d’Osterich furono
sconfitti. I morti dall’una parte e d’altra in sul campo s’annumerarono
si trovarono più di cinquecento, e i feriti e magagnati furono assai,
e molti di quelli d’Osterich rimasono prigioni, e ciò avvenne nel 1364
d’ottobre, e qui l’ho posto per non rompere la storia. Il verno in
quelle parti duro e incorportabile a campeggiere l’una parte e l’altra
costrinse a tornarsi a sua magione, ma tutto che quietassono l’armi
non quitarono gli animi, perocchè l’una parte e l’altra eziandio con
spendio faceva sollecitamente ogni sforzo suo, e scritto e comandato
aveano a tutti i sudditi loro ch’erano in Italia al soldo che a loro
aiuto dovessono tornare, e tutti s’apparecchiarono a ubbidire, e così
grande apparecchio faceano per trovarsi in campo come prima potessero.
Carlo imperadore e Lodovico re d’Ungheria veggendo che ciò era di
grandissimo pericolo e guasto di tutta Alamagna s’intesono insieme, e
interposonsi per mezzani, e colla persona del savio e venerabile messer
Piero Corsini vescovo di Firenze, il quale per gravi faccende di santa
Chiesa allora era legato in Alamagna, il quale ricevendo sopra di sè il
peso di tanta faccenda, come ambasciadore di detti imperadore e re, e
mezzano e trattatore tra i detti signori cercò la concordia loro; e sì
saviamente seppe la cosa guidare, che di detto anno e mese di gennaio
pace si concluse tra loro, e per patto al duca d’Osterich rimase libera
la contea di Tirolo, e in compensarne di ciò il duca di Baviera ebbe
un’altra contea del duca d’Osterich, tutto che non a valore eguale
assai a quella di Tirolo. E così ebbe fine la diabolica vita e processo
dell’empia e spietata contessa di Tirolo, e la guerra che per le sue
prave operazioni era suta tra la nobiltà de’ baroni e signori della
Magna.