CAP. LXIII.

_Come i Pisani cavalcarono i Fiorentini in sulle porte._

Nel detto anno a dì 25 di luglio, Ghisello degli Ubaldini capitano di

guerra de’ Pisani, con ottocento cavalieri di soldo, e con quattromila

pedoni tra di soldo e di volontà, e con molti gentili uomini e popolani

a cavallo che vogliosamente il seguirono, e messer Alberto Tedesco

capitano degl’Inghilesi, con duemila cinquecento uomini a cavallo e

duemila a piè si partirono di Pisa, e andarono a Lucca, e a dì 26 di

detto mese passarono per le montagne di Montaquilano, e scesono nel

piano di Pistoia nel dì di santo Iacopo; e a’ Pistoiesi non lasciarono

correre loro palio. Ben furono di tanto animo i Pistoiesi, che dissono,

in modo fu inteso dal capitano de’ Pisani, che mai il detto palio non

si correrebbe se non si corresse sulle porte di Pisa, e così addivenne,

come si troverà nella scrittura che per i tempi segue. Temettesi forte

non si strignessono alla terra, che senza dubbio a gran pericolo era,

sì per lo subito assalto, al quale niuna provvisione o riparo era

fatto, sì per la pestilenza dell’anguinaia, che assai cittadini tolti

avea, molti ne tenea in sul letto, e quelli ch’avea tocchi in vita

erano fieboli: la troppa voglia ch’ebbono d’impiccare gli asinini, e

fare le beffe muccerie, loro tolse il consiglio. Il seguente dì senza

prendere arresto se ne vennono a Campi e a Peretola, e quivi fermarono

il campo, poi colle schiere ordinate vennono insino al ponte a Rifredi;

e sentendo sonare le campane dal comune a stormo, gl’Inghilesi,

che secondo l’uso di loro paese pensarono che ’l popolo uscisse a

battaglia, temettono un poco, e rincularono, il perchè i Pisani feciono

correre il palio per traverso a Rifredi e tra le schiere. Più feciono

battere moneta, e al ponte a Rifredi impiccarono tre asini, e per

derisione loro puosono al collo il nome di tre cittadini, a ciascuno il

suo. Ecco in che i savi comuni di Firenze e di Pisa spendono i milioni

di fiorini, rinnovellando spesso queste villanie. Adunque impiccati

gli asini volsono le schiere, e tornaronsi a Campi e a Peretola. Ben

fece innanzi messer Alberto cavaliere Ghisello degli Ubaldini, messer

Giovanni de’ Guazzoni da Pescia con più altri, con grande gavazza di

gridare di stromenti, in parole altamente villaneggiando e dispettando

il comune di Firenze. Arsioni i Pisani che v’erano feciono assai,

ma non fuori di strada, lasciando le possessioni d’alcuno notabile

uomo popolare per far dire male di lui. Il seguente giorno, arso ciò

ch’aveano potuto fuori di Firenze e di Prato, passarono Arno, e arsono

il borgo alla Lastra, e per i monti di verso Valdipesa di notte si

partirono, e arrivarono nel piano d’Empoli, scorrendolo tutto con fare

quel male poterono, quindi per lo Valdarno con grande preda e copia di

prigioni senza essere loro a niente risposto si tornarono a Pisa. Da

indi a pochi giorni messer Ghisello passò di questa vita, e onorato fu

di sepoltura assai per i Pisani.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 172 / 217 题