_Come Bernabò Visconti fu dalla gente della lega sconfitto alla bastita
a Modena, e come la perdè._
A dì 16 d’aprile 1363, Bernabò eretico per sentenza del santo padre,
con duemilacinquecento cavalieri di sua gente eletta venne per
fornire la bastita che tenea sul Modanese, la quale era assediata
e forte stretta dalla gente della lega de’ Lombardi, e giugnendo la
mattina, preso in prima agio, rinfrescamento e ordine, colle schiere
fatte, anzi si strignesse alla bastita, ne fece subitamente rizzare
un’altra non molto di lungi dalla Negra; la bastita era dificata in
forma che non s’avea se non a conficcare: la gente de’ collegati bene
capitanata e in punto, con due forti campi intorno alla bastita con
due lati e profondi fossi, l’uno lungo il campo, e l’altro di fuori
alla tratta del balestro, sicchè bene si potea la gente della lega
tra’ due fossi schierare. Il tiranno colla forza di sue schiere passò
il primo fosso, onde convenne a quelli ch’erano tra le barre per
paura rifuggire ne’ due campi, e lasciarono fornire la bastita, dove
mise il tiranno trentasei carra di fornimento; e ciò fatto Bernabò
se n’andò a Crevalcuore per sollecitare il resto del fornimento,
e a’ suoi impose che attendessono la notte prima si partissono, ma
Anichino di Bongardo partito Bernabò disse, che poichè fatto avea il
servigio per che era venuto quivi non intendea albergare, e si mosse
con ottocento barbute. I capitani della lega imbaldanziti, veggendo i
modi che teneano i nemici in sconcio e male ordinati, essendo in punto
colle schiere fatte e bene capitanati, le brigate coraggiosamente
percossono a loro. La battaglia per la eletta gente di Bernabò fu
aspra, la quale durò infino all’ora di vespero, e allora, come fu il
piacere di Dio, la gente de’ collegati vinse; assai furono i morti, e
non de’ minori. Presivi furono messer Ambrogiuolo figliuolo naturale di
Bernabò, messer Lodovico dall’Occa da Pisa, messer Guglielmo de’ Pigli
da Modena, messer Sinibaldo degli Ordelaffi da Forlì, messer Guglielmo
Cavalcabò, messer Giovanni Penzoni da Cremona, messer Guido Savina,
messer Ghiberto da Correggio, Antonio da Santovito figliuolo di messer
Ghiberto da Fogliano, Beltramo de’ Rossi da Parma, Guglielmo Aldighieri
da Parma, messer Andrea de’ Peppoli, messer Niccolò Pallavicini,
messer Giovanni dalla Mirandola, messer Giovanni Bolzoni di Milano
ricco di quattrocentomila fiorini, Antonio d’Ungheria, Luchino de
Asalis da Milano, Piero da Correggio, Guido da Foiano, Mocolo dalli
Pelagri, Alessandro da Verona, Giovanni Scipioni, Paolo Zuppa da Parma,
Maffiuolo da Labro di Milano, Damulo Dusmago di Milano, Baroncio del
maestro Manno, e altri nomati infino nel numero di trentotto: a bottino
mille cavalli e molti prigioni. Quinci seguì, che quelli della bastita
non essendo forniti, Bernabò non avendo possanza di soccorrerli,
s’arrenderono salve le persone.