CAP. XLIV.

_Come Bernabò Visconti fu dalla gente della lega sconfitto alla bastita

a Modena, e come la perdè._

A dì 16 d’aprile 1363, Bernabò eretico per sentenza del santo padre,

con duemilacinquecento cavalieri di sua gente eletta venne per

fornire la bastita che tenea sul Modanese, la quale era assediata

e forte stretta dalla gente della lega de’ Lombardi, e giugnendo la

mattina, preso in prima agio, rinfrescamento e ordine, colle schiere

fatte, anzi si strignesse alla bastita, ne fece subitamente rizzare

un’altra non molto di lungi dalla Negra; la bastita era dificata in

forma che non s’avea se non a conficcare: la gente de’ collegati bene

capitanata e in punto, con due forti campi intorno alla bastita con

due lati e profondi fossi, l’uno lungo il campo, e l’altro di fuori

alla tratta del balestro, sicchè bene si potea la gente della lega

tra’ due fossi schierare. Il tiranno colla forza di sue schiere passò

il primo fosso, onde convenne a quelli ch’erano tra le barre per

paura rifuggire ne’ due campi, e lasciarono fornire la bastita, dove

mise il tiranno trentasei carra di fornimento; e ciò fatto Bernabò

se n’andò a Crevalcuore per sollecitare il resto del fornimento,

e a’ suoi impose che attendessono la notte prima si partissono, ma

Anichino di Bongardo partito Bernabò disse, che poichè fatto avea il

servigio per che era venuto quivi non intendea albergare, e si mosse

con ottocento barbute. I capitani della lega imbaldanziti, veggendo i

modi che teneano i nemici in sconcio e male ordinati, essendo in punto

colle schiere fatte e bene capitanati, le brigate coraggiosamente

percossono a loro. La battaglia per la eletta gente di Bernabò fu

aspra, la quale durò infino all’ora di vespero, e allora, come fu il

piacere di Dio, la gente de’ collegati vinse; assai furono i morti, e

non de’ minori. Presivi furono messer Ambrogiuolo figliuolo naturale di

Bernabò, messer Lodovico dall’Occa da Pisa, messer Guglielmo de’ Pigli

da Modena, messer Sinibaldo degli Ordelaffi da Forlì, messer Guglielmo

Cavalcabò, messer Giovanni Penzoni da Cremona, messer Guido Savina,

messer Ghiberto da Correggio, Antonio da Santovito figliuolo di messer

Ghiberto da Fogliano, Beltramo de’ Rossi da Parma, Guglielmo Aldighieri

da Parma, messer Andrea de’ Peppoli, messer Niccolò Pallavicini,

messer Giovanni dalla Mirandola, messer Giovanni Bolzoni di Milano

ricco di quattrocentomila fiorini, Antonio d’Ungheria, Luchino de

Asalis da Milano, Piero da Correggio, Guido da Foiano, Mocolo dalli

Pelagri, Alessandro da Verona, Giovanni Scipioni, Paolo Zuppa da Parma,

Maffiuolo da Labro di Milano, Damulo Dusmago di Milano, Baroncio del

maestro Manno, e altri nomati infino nel numero di trentotto: a bottino

mille cavalli e molti prigioni. Quinci seguì, che quelli della bastita

non essendo forniti, Bernabò non avendo possanza di soccorrerli,

s’arrenderono salve le persone.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 152 / 217 题