CAP. XXXV.

_Come morì Giovacchino degli Ubaldini e lasciò reda il comune di

Firenze._

Del mese di dicembre di detto anno, per uno fedele di Giovacchino di

Maghinardo degli Ubaldini rivelato gli fu, che Ottaviano suo fratello

l’avea richiesto, e tenea trattato di torli Castelpagano; Giovacchino

volle che il fedele seguisse il trattato, e procedendo a tanto venne

al fatto, che Giovacchino essendosi dentro fornito in modo che non

potea essere forzato, ordinò che il fedele al giorno dato mise i fedeli

e’ fanti di Ottaviano; Giovacchino fece serrare le porte, e mettere

al taglio delle spade quelli che dentro v’erano racchiusi. Occorse

ch’uno fedele di Ottaviano veggendosi in luogo da non potere campare,

disperando, come un verro accanato si dirizzò a Giovacchino, e lo

fedì nella gamba, della quale fedita di spasimo indi a pochi giorni

morì. Conoscendo Giovacchino il poco amore del fratello verso lui, e

ch’era cagione di sua morte, fè testamento, e lasciò erede il comune di

Firenze; il quale poi del mese di febbraio per suo sindaco, come giusto

e legittimo erede prese la tenuta di Castelpagano, e d’altre terre e

beni che s’apparteneano al detto Giovacchino.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 143 / 217 题