CAP. XX.

_Come il capitano de’ Fiorentini prese Montecchio, Laiatico e Toiano._

Tolta la terra di Peccioli, come di sopra è detto, il seguente dì 12

d’agosto il capitano pose assedio al castello di Montecchio, dove

erano ridotti dugento masnadieri per tenere a freno e guerreggiare

la gente del comune di Firenze, i quali assai danno aveano fatto

loro nell’assedio di Peccioli, e il detto castello di Montecchio

circondarono intorno intorno strettamente, dove stati più giorni,

alquante volte con battaglie gli tentarono; il perchè quelli d’entro

inviliti intorno di sessanta di loro di notte si gittarono per uno

dirupato d’altezza paurosa a vedere, e di loro ne morirono alquanti, e’

loro compagni al campare ebbono affanni assai. Quelli ch’aveano avuto

paura di rovinare per quelle coste renderono il castello e le persone

alla misericordia del comune di Firenze, e di loro centoquarantaquattro

ne vennono a Firenze, i quali messi in prigione, dagli uomini e

pietose donne fiorentine e di vivanda e di ciò che a loro bisognava

abbondantemente furono provveduti. Il seguente dì, tornando al processo

del capitano, cavalcò a Laiatico, e quello ebbe per battaglia; e il

dì medesimo si posono a Toiano, e da’ terrazzani ebbono il castello,

e pochi dì appresso la rocca, d’onde venne a Firenze la campana che è

posta in sul ballatoio del palagio de’ priori, la quale ai mercatanti

dà l’ora del mangiare. Dipoi il capitano cavalcò a Montefoscoli e

a Marti per porvi assedio: ciò vietò il non trovarvi acqua, onde si

tornò a Fabbrica; dove stando, il capitano cupido del guadagno mandò

quattrocento cavalieri e masnadieri assai nella Maremma dove sentì

esser fuggito molto bestiame. I mandati in pochi giorni, tornarono con

gran preda di bestiame, preso il vicario di Piombino, grande popolare

di Pisa il quale novellamente andava all’uficio, e per sua mala ventura

si scontrò co’ suddetti, e con tutta sua famiglia rimase preso. La

preda messer Ridolfo divise, non come fatto avea messer Bonifazio, ma

capo soldo, e più che parte ne volle, di che forte ne fu biasimato, e

dell’amore cadde di tutta gente d’arme ch’erano a sua ubbidienza.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 128 / 217 题