CAP. XIII.

_Cavalcate fatte per messer Bonifazio Lupo in su quello di Pisa._

Avendo messer Bonifazio Lupo preso Ghiazzano, e predata e arsa la

Valdera tutta fuori delle fortezze, volendo più in avanti cavalcare

per suo onore e del comune di Firenze, vietato gli fu da’ consiglieri

che dati gli erano per lo comune senza mostrarli il perchè. Il valente

capitano pregiando più suo onore che la grazia e amore de’ privati

cittadini, e non curando i volti turbati, si mise in viaggio con l’oste

ordinata per fornire sua intenzione. L’uno de’ consiglieri ito più là

nello stato che non portava il dovere scrisse al fratello, ch’era degli

otto della guerra, come il capitano nullo loro consiglio volea seguire,

e che era uomo di sua volontà, e di mettere il comune in pericolosi

luoghi, con dire procurasse fosse onorato com’egli onorava loro.

Il che ne seguì, che per operazione del detto degli otto fu eletto

per capitano messer Ridolfo da Camerino, e mandato per lui, e che

prestamente venisse, mostrando che per le stranezze di messer Bonifazio

il comune n’avesse gran bisogno: e tutto che di ciò ne sdegnasse messer

Bonifazio nol dimostrò, ma come magnanimo ne fece di meglio. Tornando

a nostro processo, messer Bonifazio spregiato il voglioso e poco savio

consiglio, e forse malizioso e venduto de’ suoi consiglieri, lasciato

Ghiazzano ben fornito e guarnito alla difesa, l’ultimo dì di giugno,

arsa e predata la Valdera, con molto ordine cavalcò a Padule, villa

ricca e fornita di belli abituri, e predata e arsa la villa prese

Castello san Piero, e il mercato a Forcole, e per tre dì soggiornò in

quei paesi correndo vicino a Pisa: e in quel tempo presono, arsono e

guastarono trentadue tra castella, e fortezze e villate, nelle quali

arsono oltre a seicento case, che fu danno quasi inestimabile; e intra

l’altre fortezze presono Contro, e dieronlo in guardia a’ Volterrani.

Ed essendo la gente grossa de’ Pisani a Castello del Fosso, i nostri

vi mandarono e richiesonli a battaglia, ed eglino non s’attentarono

d’uscirli a vedere: fu in animo del capitano di combatterlo, ma

fallandoli gli ingegni di combattere castella, e vittuaglia, si partì

quindi, e puosesi nel borgo di Petriolo, quivi aspettando il nuovo

capitano; dove stando, per non tenere la sua gente oziosa, e per

non dare respitto a’ nemici, quattrocento tra barbute e Ungari con

cinquecento masnadieri, sotto la guardia e condotta di Leoncino de’

Pannocchieschi de’ conti da Trivalle di Maremma soldato del comune

di Firenze, fece cavalcare nella Maremma, lunga dal luogo dov’era

cinquanta miglia, verso Montescudaio e per que’ paesi, dove trovarono

gran preda di bestiame e grosso e minuto, che per l’asprezza del luogo

ivi s’era ridotto. I nostri non trovando contasto, fatto gran danno e

arsione nel paese, a dì 9 di luglio menarono al campo dodici centinaia

di bufole e novecento vacche, vitelle assai, e oltre a mille porci,

e altro bestiame minuto assai, il quale sortito tra i predatori, solo

messer Bonifazio per sua cortesia fu senza parte di preda, lasciandola

a chi l’avea faticata.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 121 / 217 题