_Cavalcate fatte per messer Bonifazio Lupo in su quello di Pisa._
Avendo messer Bonifazio Lupo preso Ghiazzano, e predata e arsa la
Valdera tutta fuori delle fortezze, volendo più in avanti cavalcare
per suo onore e del comune di Firenze, vietato gli fu da’ consiglieri
che dati gli erano per lo comune senza mostrarli il perchè. Il valente
capitano pregiando più suo onore che la grazia e amore de’ privati
cittadini, e non curando i volti turbati, si mise in viaggio con l’oste
ordinata per fornire sua intenzione. L’uno de’ consiglieri ito più là
nello stato che non portava il dovere scrisse al fratello, ch’era degli
otto della guerra, come il capitano nullo loro consiglio volea seguire,
e che era uomo di sua volontà, e di mettere il comune in pericolosi
luoghi, con dire procurasse fosse onorato com’egli onorava loro.
Il che ne seguì, che per operazione del detto degli otto fu eletto
per capitano messer Ridolfo da Camerino, e mandato per lui, e che
prestamente venisse, mostrando che per le stranezze di messer Bonifazio
il comune n’avesse gran bisogno: e tutto che di ciò ne sdegnasse messer
Bonifazio nol dimostrò, ma come magnanimo ne fece di meglio. Tornando
a nostro processo, messer Bonifazio spregiato il voglioso e poco savio
consiglio, e forse malizioso e venduto de’ suoi consiglieri, lasciato
Ghiazzano ben fornito e guarnito alla difesa, l’ultimo dì di giugno,
arsa e predata la Valdera, con molto ordine cavalcò a Padule, villa
ricca e fornita di belli abituri, e predata e arsa la villa prese
Castello san Piero, e il mercato a Forcole, e per tre dì soggiornò in
quei paesi correndo vicino a Pisa: e in quel tempo presono, arsono e
guastarono trentadue tra castella, e fortezze e villate, nelle quali
arsono oltre a seicento case, che fu danno quasi inestimabile; e intra
l’altre fortezze presono Contro, e dieronlo in guardia a’ Volterrani.
Ed essendo la gente grossa de’ Pisani a Castello del Fosso, i nostri
vi mandarono e richiesonli a battaglia, ed eglino non s’attentarono
d’uscirli a vedere: fu in animo del capitano di combatterlo, ma
fallandoli gli ingegni di combattere castella, e vittuaglia, si partì
quindi, e puosesi nel borgo di Petriolo, quivi aspettando il nuovo
capitano; dove stando, per non tenere la sua gente oziosa, e per
non dare respitto a’ nemici, quattrocento tra barbute e Ungari con
cinquecento masnadieri, sotto la guardia e condotta di Leoncino de’
Pannocchieschi de’ conti da Trivalle di Maremma soldato del comune
di Firenze, fece cavalcare nella Maremma, lunga dal luogo dov’era
cinquanta miglia, verso Montescudaio e per que’ paesi, dove trovarono
gran preda di bestiame e grosso e minuto, che per l’asprezza del luogo
ivi s’era ridotto. I nostri non trovando contasto, fatto gran danno e
arsione nel paese, a dì 9 di luglio menarono al campo dodici centinaia
di bufole e novecento vacche, vitelle assai, e oltre a mille porci,
e altro bestiame minuto assai, il quale sortito tra i predatori, solo
messer Bonifazio per sua cortesia fu senza parte di preda, lasciandola
a chi l’avea faticata.