_Come il re di Castella con quello di Navarra ruppono pace a quello
d’Aragona, e lo cavalcaro._
Essendo legati insieme, come addietro è detto, lo re di Spagna, con
quello di Navarra, con quello di Portogallo, e con quello di Granata, e
col conte di Foscì, e con quello d’Armignacca contro il re d’Aragona,
del mese di giugno il re di Castella con quello di Navarra, amendue
in persona, con cinquemila cavalieri si misono sopra le terre di
quello d’Aragona, la quale è lontana a Sibilia per otto giornate,
e con sedici galee l’assalirono per mare, avendosi la pace lasciata
dopo spalle, facendo grandi e disonesti danni. E avendo il re Piero di
Spagna lungo tempo tenuta assediata la città di Calatau, e quelli della
città difendendosi coraggiosamente, e non volendosi arrendere loro,
lo re con giuramento promise, che se non si arrendessono, ed egli li
prendesse per forza, che tutti li farebbe morire: quelli poco pregiando
le sue minacce sollecitamente attendeano a loro difesa; infine del mese
d’agosto il re per battaglia prese la città e non ricordandosi che
i vinti fossono cristiani, incrudelito contro loro a guisa di fiera
salvaggia, oltre a seimila cittadini disarmati e vinti fè mettere al
taglio delle spade senza misericordia alcuna.