CAP. LXXXV.

_La cavalcata che Piero Gambacorti fè sopra i Pisani._

Essendo Piero Gambacorti in Firenze, e avendo da’ suoi amici di Pisa

sollecito conforto, che procacciasse d’appressarsi alla terra con

alcuna forza, dicendo, che dove i cittadini il sentissono farebbono

novità contro i reggenti, ch’erano comunemente mal voluti. Avvenendoli

per caso che all’uscita di gennaio a Firenze erano col conte Niccola

Unghero settecento Ungari usciti del Regno, i quali doveano andare in

Piemonte in servigio del re Luigi, ma non avendo loro paga ordinata

per lo re cercavano condotta, e i Fiorentini non li voleano, perchè non

n’aveano bisogno, e non voleano un capo con tanta gente d’una lingua;

in questo a Piero Gambacorti crebbe l’animo per lo conforto de’ suoi

amici, e condusse questo conte co’ suoi Ungari, ed ebbe alcuno aiuto

da certi usciti di Lucca, e seguito di più di dodici centinaia di

fanti, niente essendoli contradetto dal comune di Firenze, e a dì 27

di gennaio uscirono di Firenze, e a dì 28 furono in Valdera, e certe

terricciuole l’ubbidirono, e non volea far guasto nè lasciare fare

preda, di che gli Ungari e i briganti n’erano assai malcontenti. I

Pisani di presente mandarono a Firenze per sapere se il comune movea

questo, e fu risposto di no; e per abbondante mandarono bando l’avere

e la persona che niuno Fiorentino contadino o distrettuale non dovesse

andare contra i Pisani, e chi andato vi fosse, sotto la detta pena se

ne dovesse partire. I briganti non potendo guadagnare se ne partirono

per lo disagio più che per lo bando, e rimase Piero con gli Ungari e

con gli altri forestieri. Gli astuti e maliziosi Pisani vedendo che

altri che Piero non era a guidare questa gente, costrinsono per forza i

più intimi amici ch’avesse in Pisa, e fecionli scrivere da più parti a

un modo, che si dovesse guardare la persona, perocchè gli Ungari aveano

trattato di darlo preso a’ Pisani, e d’averne fiorini ventimila d’oro.

Egli era a Peccioli quando le lettere di più parti li vennono, cominciò

a dubitare, e a stare a riguardo, e vedendo l’adunanze degli Ungari

parlare insieme, e non intendendoli, pensò che eglino il dovessono

pigliare, e vedendosi presso a Volterra, senza congio con sua gente diè

degli sproni al cavallo, e partissi dagli Ungari. Fu detto che alcuni

il seguitarono, ma il vero fu poi certo che tutto fu fatto a mano per

l’astuzia de’ Pisani. Gli Ungari il primo dì di febbraio senza far

danno in alcuna parte si ritornarono a santa Gonda, e poi a Firenze.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 89 / 217 题