CAP. LXXXIII.

_Come i Pisani perderono Pietrabuona e vi puosono l’assedio, dove

stando vollono torre Sommacolonna per incitare i Fiorentini a guerra._

Fu di sopra a suo luogo narrato, come i Pisani per soperchio d’astuzia

aveano costretto i Fiorentini levare il porto da Pisa e recarlo

a Talamone, e tutto ch’a’ Fiorentini sconcio e spesa fosse, tutto

lietamente si comportava, mostrando a’ Pisani che poteano fare senza

loro. E del fatto a littera ne seguiva quello che Piero Gambacorti

detto n’avea a quelli mercatanti che al detto tempo si trovarono su il

Rialto in Vinegia, dove il detto Piero era confinato quando la novella

vi venne, che fu in questa maniera: Fiorentini, Fiorentini, se state

fermi in vostro proponimento, Pisa in piccolo tempo diventerà un bosco:

e veramente così ne seguia, perocchè essendo partiti i Fiorentini da

Pisa, tutti coloro che con loro mercatavano e trafficavano, con quelli

ch’a’ loro servigi rispondeano aveano fatto il simigliante, il perchè

le case, i fondachi, e la terra tutti rimaneano oltre a mezza vota, e

i mestieri degli artefici in gran dannaggio, onde il soprassenno de’

Pisani raccortosi di suo errore cercò per molte vie oneste e piacevoli,

e a’ Fiorentini vantaggiose e onorate, di ritornarli a Pisa, e ciò non

potendo ottenere, e seguendo del fatto, che quelli che teneano lo stato

e governo della città n’erano caduti nell’odio e mal volere del popolo

e de’ mercatanti, e stavano in paura del perderlo, avendo del continovo

alla coda gli aderenti, seguaci e amici de’ Gambacorti, i quali erano

di fuori e li sollecitavano; onde essi sottilmente pensarono di fare

disfare due chiovi a uno caldo col fuoco della guerra, l’uno, di

unire il popolo consueto nemico de’ Fiorentini e sopra modo parziale

con la guerra, l’altro, che seguendo pace della guerra, come suole,

patteggiare nella pace la tornata del porto: e per dette cagioni con le

loro vie coperte e sagaci, per non parere d’essere i motori al rompere

della pace, presono questa cautela, che una volta e più fittizziamente

e simulatamente bandeggiarono di loro cittadini, contadini e

distrettuali, uomini atti a cercare mutazioni e riotte, nominati e di

seguito, disposti a fare piuttosto il male che ’l bene, e questi in

diversi luoghi e tempi tolsono certe tenutelle del distretto del comune

di Firenze di poca importanza; onde il comune secondo i tempi più volte

ne mandò ambasciadori a’ Pisani, e quello ne rapportavano era: E’ ce

ne pesa, sono nostri forbannuti, e loro appresso di voi semo acconci a

perseguitare infino a morte e desolazione. Il comune di Firenze per non

essere abominato di corrompere la pace se la portava pazientemente, e

con infignere di non se n’avvedere; nè pertanto si rimaneano i Pisani

di seguire la mala regola presa, cercando al continovo per questa via

di torre delle terre a’ Fiorentini, e non delle peggiori, il perchè

a’ Fiorentini fu forza a prendere loro costume, e con un Giovanni da

Sasso famoso caporale e atto all’arme feciono tentare segreto trattato,

che togliesse a’ Pisani il castello di Pietrabuona, il quale è vicino

a Pescia, e così seguì, avendo prima per colorati misfatti ricevuto

bando a Firenze della persona. A’ Pisani parendo loro avere ottenuto

loro talento subitamente con grande ordine e sforzo assediarono il

castello per forma, che niuna forza d’arme glie ne arebbe potuti

levare, nè tor loro non lo racquistassono. Stando al detto assedio,

veggendo non bastavano l’occulte a incitare e muovere i Fiorentini alla

guerra, vennero alle aperte, e del mese di gennaio preso loro tempo si

credettono furare Sommacolonna, e cavalcaronvi sforzatamente, ma non

venne loro fatto. E per arrogere all’ingiuria, avendo i Fiorentini loro

gente alla guardia di Pescia e dell’altre terre della Valdinievole,

certi conestabili de’ loro a loro diletto usavano d’andare il dì

sul poggio della Romita sopra a Pietrabuona, il quale era terreno

de’ Fiorentini, e ivi si stavano a vedere badaluccare e gittare i

trabocchi; i Pisani posto loro aguati li assalirono e uccisonne sette,

e gli altri ne menarono a prigioni, e diedono palese e aperto principio

della guerra.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 87 / 217 题