_Come i Pisani perderono Pietrabuona e vi puosono l’assedio, dove
stando vollono torre Sommacolonna per incitare i Fiorentini a guerra._
Fu di sopra a suo luogo narrato, come i Pisani per soperchio d’astuzia
aveano costretto i Fiorentini levare il porto da Pisa e recarlo
a Talamone, e tutto ch’a’ Fiorentini sconcio e spesa fosse, tutto
lietamente si comportava, mostrando a’ Pisani che poteano fare senza
loro. E del fatto a littera ne seguiva quello che Piero Gambacorti
detto n’avea a quelli mercatanti che al detto tempo si trovarono su il
Rialto in Vinegia, dove il detto Piero era confinato quando la novella
vi venne, che fu in questa maniera: Fiorentini, Fiorentini, se state
fermi in vostro proponimento, Pisa in piccolo tempo diventerà un bosco:
e veramente così ne seguia, perocchè essendo partiti i Fiorentini da
Pisa, tutti coloro che con loro mercatavano e trafficavano, con quelli
ch’a’ loro servigi rispondeano aveano fatto il simigliante, il perchè
le case, i fondachi, e la terra tutti rimaneano oltre a mezza vota, e
i mestieri degli artefici in gran dannaggio, onde il soprassenno de’
Pisani raccortosi di suo errore cercò per molte vie oneste e piacevoli,
e a’ Fiorentini vantaggiose e onorate, di ritornarli a Pisa, e ciò non
potendo ottenere, e seguendo del fatto, che quelli che teneano lo stato
e governo della città n’erano caduti nell’odio e mal volere del popolo
e de’ mercatanti, e stavano in paura del perderlo, avendo del continovo
alla coda gli aderenti, seguaci e amici de’ Gambacorti, i quali erano
di fuori e li sollecitavano; onde essi sottilmente pensarono di fare
disfare due chiovi a uno caldo col fuoco della guerra, l’uno, di
unire il popolo consueto nemico de’ Fiorentini e sopra modo parziale
con la guerra, l’altro, che seguendo pace della guerra, come suole,
patteggiare nella pace la tornata del porto: e per dette cagioni con le
loro vie coperte e sagaci, per non parere d’essere i motori al rompere
della pace, presono questa cautela, che una volta e più fittizziamente
e simulatamente bandeggiarono di loro cittadini, contadini e
distrettuali, uomini atti a cercare mutazioni e riotte, nominati e di
seguito, disposti a fare piuttosto il male che ’l bene, e questi in
diversi luoghi e tempi tolsono certe tenutelle del distretto del comune
di Firenze di poca importanza; onde il comune secondo i tempi più volte
ne mandò ambasciadori a’ Pisani, e quello ne rapportavano era: E’ ce
ne pesa, sono nostri forbannuti, e loro appresso di voi semo acconci a
perseguitare infino a morte e desolazione. Il comune di Firenze per non
essere abominato di corrompere la pace se la portava pazientemente, e
con infignere di non se n’avvedere; nè pertanto si rimaneano i Pisani
di seguire la mala regola presa, cercando al continovo per questa via
di torre delle terre a’ Fiorentini, e non delle peggiori, il perchè
a’ Fiorentini fu forza a prendere loro costume, e con un Giovanni da
Sasso famoso caporale e atto all’arme feciono tentare segreto trattato,
che togliesse a’ Pisani il castello di Pietrabuona, il quale è vicino
a Pescia, e così seguì, avendo prima per colorati misfatti ricevuto
bando a Firenze della persona. A’ Pisani parendo loro avere ottenuto
loro talento subitamente con grande ordine e sforzo assediarono il
castello per forma, che niuna forza d’arme glie ne arebbe potuti
levare, nè tor loro non lo racquistassono. Stando al detto assedio,
veggendo non bastavano l’occulte a incitare e muovere i Fiorentini alla
guerra, vennero alle aperte, e del mese di gennaio preso loro tempo si
credettono furare Sommacolonna, e cavalcaronvi sforzatamente, ma non
venne loro fatto. E per arrogere all’ingiuria, avendo i Fiorentini loro
gente alla guardia di Pescia e dell’altre terre della Valdinievole,
certi conestabili de’ loro a loro diletto usavano d’andare il dì
sul poggio della Romita sopra a Pietrabuona, il quale era terreno
de’ Fiorentini, e ivi si stavano a vedere badaluccare e gittare i
trabocchi; i Pisani posto loro aguati li assalirono e uccisonne sette,
e gli altri ne menarono a prigioni, e diedono palese e aperto principio
della guerra.