CAP. LXXII.

_Come il re Buscialim della Bellamarina fu morto, e delle rivolture di

Granata._

Regnando Buscialim in Fessa, ed essendo tornato al regno con l’aiuto

del re di Castella, certi caporali cristiani e mori del detto re si

levarono senza cagione debita contro al re, e uccisonlo, dicendo,

che loro non dava loro soldi, ma il vero fu, che morire lo feciono

perchè egli era troppo amico del re di Castella, e la cagione si

prese, perocchè avendo il re di Castella guerra col re di Granata,

mosse Maomet cacciato dal detto re di Granata, che dovea essere re

egli, a ritornare nel paese, e il re Buscialim a petizione di quello

di Castella avea scritto a tutti i rettori delle sue terre ch’avea in

Ispagna, che ubbidissono il detto Maomet come la sua persona, della

qual cosa turbati i Mori uccisono il loro re Buscialim; e morto costui,

feciono re un Busciente, ch’era in prigione fratello del detto re,

ma non era di sana mente, e però altri governava il reame, e costoro

incontanente contramandarono a’ balii delle terre di Spagna, che non

lasciassono entrare Maomet in loro terre. E poco appresso, del mese

di novembre del detto anno, quelli di Fessa, vedendosi avere il re

smemoriato, mandarono ambasciadori a Sibilia a un giovane della casa

reale di Bellamarina, il quale si stava a Sibilia con un altro suo

fratello minore assai poveramente: gli ambasciadori lo addomandarono,

il re di Castella li fece armare una galea e menarlo a Setta, e di là

per terra il condussono a Fessa, e in ogni parte fu ricevuto per loro

re, e l’altro ch’era mentecatto fu rimesso in prigione: e allora il re

di Castella fece pace co’ Mori, e con il loro novello re ritenne grande

amistà, e da lui ricevette ricchi doni.

Cronica di Matteo Villani, vol. 5 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 76 / 217 题