_Come il re Buscialim della Bellamarina fu morto, e delle rivolture di
Granata._
Regnando Buscialim in Fessa, ed essendo tornato al regno con l’aiuto
del re di Castella, certi caporali cristiani e mori del detto re si
levarono senza cagione debita contro al re, e uccisonlo, dicendo,
che loro non dava loro soldi, ma il vero fu, che morire lo feciono
perchè egli era troppo amico del re di Castella, e la cagione si
prese, perocchè avendo il re di Castella guerra col re di Granata,
mosse Maomet cacciato dal detto re di Granata, che dovea essere re
egli, a ritornare nel paese, e il re Buscialim a petizione di quello
di Castella avea scritto a tutti i rettori delle sue terre ch’avea in
Ispagna, che ubbidissono il detto Maomet come la sua persona, della
qual cosa turbati i Mori uccisono il loro re Buscialim; e morto costui,
feciono re un Busciente, ch’era in prigione fratello del detto re,
ma non era di sana mente, e però altri governava il reame, e costoro
incontanente contramandarono a’ balii delle terre di Spagna, che non
lasciassono entrare Maomet in loro terre. E poco appresso, del mese
di novembre del detto anno, quelli di Fessa, vedendosi avere il re
smemoriato, mandarono ambasciadori a Sibilia a un giovane della casa
reale di Bellamarina, il quale si stava a Sibilia con un altro suo
fratello minore assai poveramente: gli ambasciadori lo addomandarono,
il re di Castella li fece armare una galea e menarlo a Setta, e di là
per terra il condussono a Fessa, e in ogni parte fu ricevuto per loro
re, e l’altro ch’era mentecatto fu rimesso in prigione: e allora il re
di Castella fece pace co’ Mori, e con il loro novello re ritenne grande
amistà, e da lui ricevette ricchi doni.