_Come papa Innocenzio riformò santa Chiesa de’ cardinali morti per la
morìa._
Erano morti in pochi dì nella corte di Roma il vicecancelliere di
Preneste, il cardinale Bianco, quello d’Ostia e di Velletri, quello
di Calamagna, messer Andrea da Todi detto il cardinale di Firenze,
il cardinale della Torre, e quello che fu generale de’ frati minori,
e un altro. Il papa volendo riformare santa Chiesa di cardinali, nel
tempo delle digiune del mese di settembre dello anno ne fece altri
otto: il cancelliere di Francia, l’arcivescovo di Ravenna assente, che
poi morì in cammino, ed era Caorsino, l’abate di Clugnì Borgognone,
il vescovo di Nemorsi Francesco, l’arcivescovo di Carcassone nipote
del papa, messer Guglielmo suo referendario ch’era di Limosi, il
figliuolo di messer Pietro da san Marcello, e l’arcivescovo d’Aques in
Guascogna, tutti oltramontani, e niuno ne fece Italiano, dimostrando
che di visitare la cattedra di san Piero a Roma era strano al tutto del
desiderio e appetito degl’Italiani.