_Delle compagnie d’oltramonti._
Appare che la penna non si possa passare senza fare memoria delle
compagnie, che maravigliosa cosa è il vederne e udirne tante creare
l’una appresso dell’altra in flagello de’ cristiani, poco osservatori
di loro legge o fede. La moglie che fu del siri di Ricorti accolse
da millecinquecento cavalieri di diverse lingue per volere fare
guerra in suo paese, poi fu tirata dalla compagnia, e in persona
con la sua gente venne in servigio della Chiesa e del marchese di
Monferrato in Piemonte, e quivi lasciò con gli altri la sua compagnia
a guerreggiare. E appresso a questa scese in Provenza un’altra gran
compagnia d’Inghilesi, Guasconi e Normandi, e un’altra se n’adunò in
questi tempi medesimi presso Avignone di Spagnuoli, Navarresi e altra
gente, e questa venne sopra la città d’Arli, e corse voce che venia
a petizione del Delfino, che si dicea che volea essere re d’Arli, ma
non fu vero, per loro procaccio venne la compagnia, e una seguiva il
Petetto Meschino Alvernazzo, che poi crebbe, e fece grave danno al re
di Francia. Il paese di Provenza di là da Rodano e di qua, e ’l Venisì
e la corte di Roma ne stava in continova tribolazione.