La buona Elisa gli aveva appoggiata sulla spalla la testa profumata.
Egli la guardò con uno sguardo lungo, tenerissimo, colmo d'amore e di
passione: Elisa aveva chiusi gli occhi e sorrideva a fior di labbro.
Come la sera innanzi egli allora la baciò sui capelli; poi,
d'improvviso, stringendosela al cuore con una stretta convulsa, la baciò
e la ribaciò sulla bocca, cosa che la sera innanzi non aveva avuto il
coraggio di fare.
Intanto i due uccelletti eran rimasti liberi e padroni del campo.
Volavano a capriccio, dalle aiuole fiorite alle frondi verdi della
siepe; poi battendo l'ali tornavan giù a bere l'acqua e a diguazzarsi
nel bagnatoio degli zimbelli.
Nessuno al mondo pensava più di fare ad essi alcun male.
Giacomo, appena li aveva notati, s'era levato lui, mezzo da sedere,
aspettando che dal casotto venisse data la tirata. Ma nel casotto
sembrava che tutti fossero morti o, per lo meno, addormentati. Allora il
villano die' in una grande sghignazzata, si strinse nelle spalle e si
buttò a svoltolarsi, come un puledro, fra l'erba umida della riva.
Dei soffi d'aria leggeri correano sfiorando la terra, piegando le
foglioline dell'erba, facendo stormire le fronde spesse delle siepi;
lunghe ondate di profumo vagavano nell'aria, e qua e là qualche
ranocchio che si godeva il sole sull'orlo del fossato univa di tratto in
tratto, il suo gracidare monotono, ai canti acuti, squillanti, stonati
che uscivano dall'uccelliera.
Giacomo, supino, stette là lungamente a beversi in un assopimento stanco
quella luce calda e snervante; ma poi quel grande barbaglio del sole lo
accecò e allora stirandosi e sbadigliando, si tirò giù, sulla faccia
rosolata, il cappellaccio nero, bisunto e sformato.
I fringuelli continuavano intanto a godersi lietamente tutta quella
pastura. Eran tornati a rivolare sulla siepe e dalla siepe al boschetto,
e dal boschetto alle aiuole, e adesso salterellavano tutti e due sul
tetto del casotto.
S'inseguivano, si sfuggivano, poi ritornavano ad accoppiarsi per scappar
via un'altra volta, ma sempre continuando a pigolare, con dei gorgheggi,
ch'erano le note più dolci del loro linguaggio.
Dal tetto, vispi, pettegoli, curiosi, scesero in cerca di becchime fra
le fronde secche delle pareti, poi, temerari, vennero a posar proprio,
bezzicandosi, sulla corda dello spauracchio ch'era là distesa,
abbandonata e, dopo, tutti e due vicini vicini, pigolando sempre,
s'inseguirono fino sull'assicella del finestrino: ma allora ci fu
qualche cosa che li impaurì all'improvviso, perchè d'un tratto volarono
via, spionciando spaventati e andarono dritti dritti, a cader giù
perdendosi nei campi lontani.