Sutera, 4 aprile 1860.
«La congiura è scoperta, m'è dunque forza fuggire. Ma lascio la mia
Sutera non per viltà, non per codarda e vigliacca paura; ritornerò in
giorni migliori, e allora grideremo a viso scoperto: Viva Italia!
Frattanto ti lego la salute di questo borgo; non faccio di esso un
Vigliena, eppure so di poter dire che molti patrioti l'onorano.
Distruggi le cifre e segreto.»
Questa lettera scriveva nella sera di quel dì Pardo di Sutera a Bino
di Mussomeli, e il giovane Fuoco a mezzanotte la recava. Pardo
accompagnollo sino al ponte sul Platani e là accommiatandolo gli
disse:
--Ricordati, o Fuoco, del povero esule. Domattina avrò lasciata la
valle, ma ora, e sempre, sta saldo alla fede giurata. Più presto che
tu non pensi mi rivedrai.
--Addio dunque, mio Pardo: ora e sempre sarò congiurato.
--Addio!
E mentre Fuoco scompariva entro la bruna callaia del monte, Pardo
ritornava a passi veloci a Sutera.