Nulla di più pittoresco di quel sagrato. A un'altezza considerevole
dalla campagna circostante, leggermente inclinato verso il villaggio,
quasi per invitarne gli abitanti a salire, era coperto per metà da
un'erba fitta ed uguale; l'altra metà era formata da una lunga
scalinata a gradini bassi e lunghi di marmo bianco, levigatissimo. Un
muricciuolo girava tutto all'intorno; in esso erano praticati de'
sedili, e vi pioveva ombrie profonde una fila di castagni piantati
all'infuori, a distanza ineguali.
Salii verso la chiesa, da cui uscivano, miste al brontolìo della folla
accalcata che giungeva fin quasi alla metà della scalinata, le
cantilene sacerdotali. Al mio giungere, tutti quei visi abbronzati,
tutte quelle nuche piatte e arruffate, fecero una evoluzione per la
quale mi vidi addosso cent'occhi che mi guardavano meravigliati come
all'aspetto di una bestia feroce.
Mi inoltrai con molta disinvoltura, urtando a destra e a manca,
finchè, giunto sotto il pronao, m'avvidi che il proseguire era impresa
impossibile. Mi alzai sulla punta dei piedi per vedere l'altare;
memore ancora delle messe udite in compagnia di mia madre, m'accorsi
di essere giunto in tempo, la messa era ancora _buona; il libro non
era ancora voltato_. Il curato che ravvisai alla sua corona di capelli
bianchi, era circondato da due preti, meno vecchi assai di lui, a
giudicarne dalle cuticagne, una fulva, l'altra nera ma che avevano un
punto di strana rassomiglianza nelle chieriche, di ampiezza
fenomenale; le avresti dette due ostie appiccicate alle chiome. La
turba era ginocchioni; gli uomini a destra, le donne a sinistra; il
solo Baccio era in piedi, aggirandosi a capo chino per veder dove
mettere il passo, in su ed in giù, scavalcando i fanciulli appiccicati
alle gonne e alle giubbe, scotendo sommessamente la borsa
dell'elemosina in cima ad una lunghissima canna che si piegava
mollemente ad ogni scrollo.
Egli faceva il suo mestiere di scaccino con uno zelo ammirabile; la
borsa compiva dei giri miracolosi; una grossa mano non aveva finito di
alzarsi da una parte e deporvi l'obolo, che ne vedevi un'altra
affrettarsi a far lo stesso dal lato opposto della chiesa. A volte,
invece di scendere fra le teste, la borsa vi cadeva su: allora, chi si
sentiva chiamato alla carità con così eloquente linguaggio, la faceva
con gesto men devoto, e la moneta, cadendo, dava un suono più
forte. Avvicinatosi alla porta, il campanaro s'accorse della mia
presenza, e, allargandosi a furia di gomiti la via, in un istante mi
fu vicino.
--Venga con me, mi disse, le ho preparato un posto in cantoria,
proprio accanto all'organista.
E, tirata fuori una chiave e aperta una porticina quasi invisibile, mi
precedette al buio su di una scala di legno che scricchiolava.
Nelle chiese di campagna il privilegio di assistere alle cerimonie
dalla cantoria stabilisce in chi lo gode una superiorità fra le più
invidiate. È una specie di titolo gentilizio; è il diritto
d'_immagini_ dei romani. Non sogni d'ambirlo chi lavora la terra, o
chi pascola il gregge, nelle arti lo ottengono, a volte, il fabbro ed
il falegname perchè membri quasi indispensabili della fabbriceria cui
somministrano _gratis_ pali e chiodi per l'apparato delle processioni;
nel commercio, l'alto soltanto: lo speziale ed il droghiere, che
formano una sola persona le nove volte su dieci.
Questa gente alla festa, fende con disinvolta alterezza la folla e
sale lassù come a una regia, i villani danno il passo, e poi guardano
i fortunati dal basso sgangherando la bocca al canto con compunta
umiltà.
Al mio arrivo l'organista intonava allegramente il _gloria in
excelsis_ menando le gambe e le braccia, e tenendo fissa la faccia
allo specchietto inclinato in cui si rifletteva l'altare.
Era un vecchierello sottile, con un collo enorme. Non immaginatevi che
io sia per descrivervi ciò che supposi esistesse disotto a quella
cravatta nera: il mio realismo non giunge sin là. Solo vi dirò che
quella cravatta, sciolta da quel collo, non avrebbe misurato meno
della lunghezza della cantoria.
Dalla formidabile fasciatura che somigliava un imbuto incatramato
sbucavano quasi paurosi un mento aguzzo ed un naso aquilino, tenuti
insieme da una pelle color di dattero maturo. La piccola testa sparuta
dondolava seguendo il ritmo musicale, coll'aria ingenuamente burlona
dei chinesi di porcellana.
Accanto all'organista sedevano due sole notabilità: una figura lunga
lunga, di faccia scura con un grosso libro di divozione a caratteri
cubitali appoggiato sulle ginocchia. La faccia dell'altro non aveva
nulla che si prestasse all'analisi. Una certa pretesa borghese
appariva nell'abito festivo del farmacista (giacchè non ho nessuna
ragione per indugiare a dirvi che il piccolo uomo rossiccio era il
farmacista); mentre l'altro vestiva un giubbone di stoffa grossolana
pulita, è vero, ma uguale nel resto a quelle degli umili montanari.
Poichè m'ebbero per bene investigato, susurrandosi non so che cosa
all'orecchio, si posero a parlare a voce men bassa. Mi pare che
riprendessero una conversazione troncata al mio arrivo.
--Vi dico che a me non la fanno, e che non occorre aver studiato il
latino per provar che due e due fanno quattro.
--Scusi, signor sindaco, rispondeva il farmacista, non ho mica detto
il contrario; benchè, quanto al latino, mi possa permettere di
osservare che è una gran bella cosa l'averlo studiato. Ma....
--Non ci son ma, signor Bazzetta carissimo; quel che è del comune è
del comune, e quel che è della chiesa è della chiesa,
--Mi permetta un esempio. Si ricorda del paretaio di Bernardino, alle
quattro croci? Ebbene, per qual ragione ne è il proprietario? Perchè
da oltre quarant'anni il proprietario vero, essendo lontano, lo
aveva lasciato senza volerlo e senza saperlo nel godimento di quella
terra; quando volle rivendicarla, si trovò che ne aveva perduto il
diritto.
--Uh, disse il sindaco, se Bernardino avesse avuto a fare con
me,--vorrei vederli adesso chi li mangerebbe i tordi del suo
paretaio.
--Eppure, signor sindaco, è la legge che parla, e contro la legge...
--Una delle due: o Don Luigi cede alle buone o sacram...
Il campanello dell'elevazione gli tappò la parola in bocca.
I due interlocutori s'inginocchiarono e si diedero a battersi il
petto. Il sindaco con colpi sonori, il farmacista accennandoli appena.
La musica che a questo punto della messa è fissato debba essere
malinconica era diventata, sotto le dita dell'organista che vi ho
descritto un trillo di due note che continuarono senza mutare, finchè
il curato ebbe spalancate le braccia.
Allora, dato un rapido mutamento agli indici, il patetico suonatore
s'incurvò sulla tastiera, alzò i ginocchi, alzò le braccia e trombe e
tromboni rimbombarono come uno scoppio di tuono.
Il sindaco che già si era rimesso a sedere, diè un balzo, e:
--Maledettissimo, disse, quando volete fare di queste cannonate,
almeno avvisatemi prima.
L'organista volse il capo, e, certo che alcuno gli aveva parlato, e
non avendo inteso a che soggetto rispose con un sorriso pieno di
ringraziamenti.
La conversazione riprese con questa domanda del sindaco:
--Oggi, m'imagino, sarete invitato a pranzo.
--Per l'appunto, signor sindaco, è d'abitudine tutte le solennità.
--Senza contar gli altri giorni, soggiunse il primo con accento
iroso. E seguitò:
--Ebbene ci sarò anch'io, non a pranzo, perchè sto bene a casa mia, e
poi..... perchè io non sono invitato; bisogna sapere il latino per
essere invitati. Ma fa lo stesso, ci sarò anch'io, vi dico, e mi
sentirete a parlare.
--Via, via, ve la prendete in un modo! che vi importa mai di quei
quattro palmi di prato?
--Faccio l'interesse del Comune, io. Sono o non sono il sindaco? È mio
dovere. Non ho mica paura dei preti! Eh, eh, mio padre, come mi
vedete, ai tempi di Napoleone, in Ispagna ne ha strozzato mezza
dozzina.
--Per amor del cielo, signor sindaco...... la prudenza è la prima
qualità che.....
--Mi sentirete a parlare. Sono contento che siate testimonio anche
voi. Domani siete in libertà? Venite a pranzo da me; alla buona,
ma.... almeno senza, latino.
--Non mancherò, signor sindaco.
--Sono figlio di un militare, e sacr.... fortezza ci vuole....
--Per l'appunto. _Fortiter et_.....
Troncò la citazione come l'altro aveva troncato a metà la bestemmia,
ripiegò dicendo: Fortezza, fortezza: è la prima qualità ch'io stimo
negli uomini.
La messa era arrivata al _Domine non sum dignus_. L'organista
infrenava i suoi tromboni e lasciava smorire la sua vena musicale in
un belato di voce umana.
Le ultime parole dello speziale risuonarono nei silenzioso
raccoglimento della Comunione e fecero rivoltare tutto l'uditorio.
--Silenzio, diss'egli stizzito al sindaco, mi fate parere ridicolo.
--To' è lui!..... borbottò l'altro,--poi ripigliando senz'altro il
filo del suo ragionamento che malgrado l'interruzione aveva
continuato a dipanarsi nel suo capo bernoccoluto:
--Eppoi sentite; la prescrizione non corre perchè il titolo è precario
e to', mi hanno detto, sono sicuro che, per essere latino, dovrà
persuadervi: _non currit præscriptio contra_.....
--_Non currit præscriptio contra non valentem agere_, suggerì
dolcemente l'organista che, ai suoi bei tempi, aveva fatto lo
scrivano di notaio.
Il Sindaco si volse brusco brusco e con uno sguardo bieco stereotipò
sul viso tondo dell'omacciolo il suo ebete sorriso.
--A momenti, brontolò, gli faccio perder io il latino col vizio di
orecchiare.
L'altro che s'era drizzato in fretta sul suo scannetto lasciò per
darsi contegno ruzzolare la mano sui tasti acuti facendone sprigionare
una gamma ascendente di squittii di quaglie innamorate.
--Ve l'ho detto io d'usar prudenza? ammonì il signor Bazzetta.
Suonava dall'altare l'ultimo _Dominus vobiscum_, E dalla porta
socchiusa dai più impazienti penetrava nella chiesa con un raggio di
sole, un respiro di ilarità, di vivace, di festoso risveglio.
--_Ite missa est_.
Le bianche pezzuole si rizzavano e qualche testolina si volgeva e
qualche occhietto saettava sguardi curiosi in mezzo alla folla degli
uomini assiepati sul limitare.
Poi tutti uscivano con grande scalpiccio.
E uscii anch'io e mi posi all'ombra delle querele per fare la mia
presentazione, per dirla in istile di pergamena «agli uomini,--ed
anche alle donne,--dell'_oppido_ di Sulzena».
Pare che la cosa seguisse con scambievole soddisfazione. Io fui
contento di alcune donnine che vidi,--esse di essere vedute: e gli
uomini nella loro ingenuità montanina guardavano amorosamente con aria
di benevola simpatia il corno portentoso che tenevo in mano e che
ostentavo con una certa vanità.