I libri del curato di Sulzena erano pochi ma eletti.

Fatta astrazione delle numerose edizioni della Bibbia, dei suoi

dizionarii e commenti, delle opere dei Santi Padri, e dei numerosi

volumi di giurisprudenza ecclesiastica, suppellettile indispensabile,

parecchie file di volumi legati più modernamente, e taluni con una tal

qual civetteria più da gabinetto di dama che da studio di prete,

annunciavano nel mio ospite una coltura elevata e gentile.

Ciò per la scelta così come pel numero. I classici da Omero a

Menandro, da Tucidide a Plutarco, rappresentati nei più profondi e nei

più fantasiosi; i nostri poeti, un bel Dante coi commenti del

Portirelli, legato in oro, e l'indice della _Divina Commedia_ del

Volpi; un Boccaccio,--ad edizione non purgata.--i poeti minori,

l'Ariosto. Notai l'assenza di messer Francesco e del Tasso.

Manzoni chiudeva l'augusta falange. In fatto d'arti figurative, il

curato non era nè troppo eclettico nè troppo avanzato. Alle pareti

pendevano dentro cornici che un giorno erano probabilmente dorate,

quattro larghe ed alte stampe rappresentanti _il giudizio di Salomone,

Giuseppe venduto dai suoi fratelli, Alessandro che taglia il nodo

Gordiano, _e_ il sacrificio di Abramo_. Insieme formavano come una

selva che tu avessi veduta attraverso alla nebbia, irta di braccia

ritorte, ad angoli acuti, retti, ed ottusi, di gambe ravvoltolate,

raggrinzate, incrocicchiate, di torsi scabri più della corteccia del

pino, di movenze in aperta congiura contro l'equilibrio, di

panneggiamenti più complicati e più indecifrabili che non siano per me

e forse anche per voi i logaritmi. Il barocco aveva detta l'ultima

parola in quelle quattro composizioni evidentemente uscite da un'unica

fantasia; e lì come incastrati nella parete umidiccia, sopra ampie

scranne a forme rettangolari, erano tale una stonatura da mettere i

brividi al più volgare dei beoti.

Sul camino, piccolo in confronto all'ampiezza della stanza, sorgeva

sotto il suo berrettone di vetro un pendolo tutto incrostato di

conchiglie marine d'ogni specie e d'ogni colore, che nell'insieme

formavano un disegno assai somigliante alla rosa dei venti. Ai lati

due vasi di ardesia, lunghi lunghi, di forma conica, ricolmi di carte

fuor d'uso, di vecchi astucci da occhiali, e di fuscelli di malva

appassita, pieni di polvere.

Evidentemente il curato non prodigava le sue affezioni domestiche al

di là della libreria.

La fantesca ritornò sull'uscio donde era uscita. Il cigolìo mi fe'

volgere la testa: ella pareva volermi dire alcun che e non averne il

coraggio. Dopo aver titubato alquanto:

--La scusi, balbettò, la scusi tanto; mi trovo colla credenza vuota

come la chiesa alla mezzanotte. Domani sì, ce ne sarà della grazia

di Dio... adesso....

--Oh! la mia cara donna, la interruppi, vi pare? Fatemi friggere due

ova, e datemi un boccone di cacio, oppure un tozzo di pane in una

scodella di latte; sono i cibi che preferisco e non voglio

assolutamente che vi diate altre brighe. Anzi, se mi permettete,

verrò in cucina ad aiutarvi.

--Oh! che buon signore! già l'ho detto subito dalla faccia. Venga pur

qui, se non vuol star solo finchè torni don Luigi; quanto ad

aiutarmi (e si diè a ridere fra i denti), non è mica caso... se ne

avessi bisogno, c'è Baccio.

--A proposito, sclamò il campanaro quando entravamo in cucina; mi

scordavo di dirvelo, o Mansueta; sapete dov'è il signor curato?

--Lo so io? stavo annaffiando quel po' di piselletti che sembra siano

stati cosputati dalle streghe, che Dio mi perdoni... che non

vogliono dar segno di vita...; sento il campanello, vengo dentro, e

don Luigi non c'era già più.

--È dalla Gina che muore.

Per poco la povera Mansueta non si lasciò cader di mano la scodella

che stava per collocar sui fornelli.

--Santa Caterina beatissima! Dite da senno? Ma come mai? non è

possibile... con quel povero bravo suo marito... che l'ho visto

nascere! e con quella povera creatura di bambina! lasciarli

soli... è impossibile, è impossibile. Baccio, vedrete che Don Luigi

non la lascierà morire così.

Il sagrestano parve star sopra pensiero alcun poco, e,

--Non so se farò bene o male, disse come parlando a sè stesso; è notte

alta. Ad ogni modo è giusto che tutti lo sappiano e preghino.

E uscì frettolosamente da una porticina che metteva all'aperto.

Io mi accovacciai sotto l'ampio camino della cucina ed attesi,

osservando la fantesca occupata intorno alla mia cena. Le sue labbra

avvizzite e cadenti cominciarono allora a muoversi con una velocità

che andava sempre crescendo. Il burro che bilbiva nella scodella

accompagnava col suo capriccioso scoppiettio gli _ora pro ea_, gli

_ave_ e gli _amen_ che di tanto in tanto sfuggivano alla preghiera

mentale della vecchierella. Tutto era silenzio nel resto. Io guardava

il tizzone ardente da cui spiccavansi le faville come anime liberate

dalla materia, e pensavo a quella della povera montanara che in quel

momento faceva forse lo stesso.

D'improvviso uno squillo, forte e nitido, cadde dall'alto, e rimbombò

nell'aria tragicamente.

--Che è questo?

--È Baccio che suona l'agonia per la Gina. E abbandonati i fornelli, e

accostatasi ad una scranna, la povera creatura cadde ginocchioni.

O memoria della mia giovinezza!.... Contemplai per un istante quella

testa grigia, e involontariamente piegai un ginocchio al suo

fianco. Fu in questa posizione che trovommi in casa sua il curato di

Sulzena.

Memorie del Presbiterio: Scene di Provincia · 第 14 / 46 题